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Addio maestro Vacca! Il nipote Giovanni: «C’è la sua firma sulla nostra vita»

Mariella Vitucci
Il maestro Marco Vacca
Si è spento oggi il maestro Marco, amatissimo dai bitontini. Domani i funerali nella basilica dei Santi Medici
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Bitonto non perde un maestro, perde “il maestro”. Se n’è andato oggi Marco Vacca, insegnante elementare alla scuola Cassano e poi alla don Milani. Figlio di falegname, aveva un’intelligenza così spiccata che fecero di tutto per farlo studiare. Diventò maestro e ne andava fiero, non voleva essere chiamato professore.

La sua salma è vegliata all’hospice Aurelio Marena, i funerali si terranno domani alle 16.30 nella basilica dei Santi Medici che è stata una delle sue seconde “case”, uno dei luoghi in cui ha seminato le sue parole.

Lo ricorda a BitontoLive il nipote Giovanni Vacca, direttore della Fondazione Opera Santi Medici. “Zio Marco” in famiglia, “maestro Marco” a scuola. «Ho avuto questa doppia grazia. Quando nacqui – racconta – fece i suoi calcoli e disse a mia madre che sarei stato suo alunno. Ne era felicissimo».

Per Giovanni è stato una stella polare, un educatore a tutto tondo sia sul versante laico sia su quello di fede. «Abbiamo condiviso l’esperienza comunitaria. Abitavamo nello stesso stabile – racconta – e, quando cambiammo casa, passammo dalla parrocchia Cristo Re al Santuario. Ma lui andava oltre i “confini” parrocchiali, aveva grande attenzione per le comunità del centro storico dove c’erano ragazzi a rischio. Lo ricordo da bambino anche come catechista: la domenica faceva l’animatore nella celebrazione della parola per i bambini più piccoli. Ho scoperto oggi che andava in “missione” anche nella parrocchia di Palombaio, negli anni 60».

Austerità e giovialità, eloquio e intercalare dialettale, rigore e premure: due facce di una personalità straordinaria. «Aveva attenzione per tutti, ricordo i suoi biscotti “premio” ma anche i rimproveri. I miei ricordi di famiglia – dice Giovanni Vacca – si sovrappongono a quelli della scuola. Ricordo anche il suo impegno in politica, come assessore e consigliere comunale, il suo amore per Bitonto e le sue tradizioni. Conservo gelosamente tutti i suoi fascicoli con dedica sulla storia della città, “Ogni giorno è storia di Bitonto”. Zio Marco è stato un custode del nostro dialetto, che utilizzava nei momenti opportuni, anche per farsi comprendere meglio e catturare l’attenzione. Era un grande comunicatore e aveva una presa eccezionale sui bambini. Ricordo quando nei primi anni 90 organizzava in parrocchia i campi scuola per i ragazzini delle case popolari del quartiere Gescal, a cui io partecipavo come animatore. Volle che in via Raffaele Gomez venissero piantati degli alberi e realizzato un giardino con l’immagine della Madonna, si preoccupò che ogni anno ci fossero due momenti mariani».

E poi i ricordi di scuola: le schede didattiche confezionate per gli alunni, la passione per gli acrostici. «Li uso ancora oggi – confessa Giovanni – quando devo fare auguri particolari. L’ho imparato da lui, così come l’amore per il cinema. Indimenticabili i suoi cineforum a San Leucio. Ripeteva sempre “Il film è qualcuno che vuole dire qualcosa in un certo modo”. Non vedo l’ora di entrare nel suo archivio e recuperare le sue schede…».

Il maestro Vacca si è spento oggi all’hospice, dov’era dal 7 febbraio scorso. «L’ho visto stamattina per l’ultima volta. L’abbiamo accompagnato nel suo percorso di fine vita, gli facevo ascoltare il Vangelo del giorno, e fino a tre-quattro giorni fa rispondeva “Lode a te, o Cristo”. Non parlava più ma si faceva capire e ci ha regalato anche qualche sorriso. Quel suo sorriso indimenticabile. Solo una volta l’ho visto davvero arrabbiato, con un compagno di scuola terribile che aveva l’abitudine di scappare», racconta Giovanni.

«Zio Marco – continua – è sempre stato nella nostra vita e continuerà a vivere come radici. Fa parte di noi, se siamo in un certo modo è grazie alla sua semina. C’è la sua firma sulla nostra vita. Viviamo un momento di grande gratitudine per la sua testimonianza. “Il mondo di oggi ha tanto bisogno di testimoni. Non tanto di maestri, ma di testimoni”: questa era una frase di Paolo VI che lui amava ripetere. E l’ha messa in pratica, perché è stato certo un maestro, ma prima ancora un testimone».

domenica 13 Marzo 2022

(modifica il 4 Luglio 2022, 16:52)

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