«Prima di tutto la pace»: oltre 5mila in marcia da Gravina ad Altamura. Il videoracconto

Le testimonianze, la cronaca e le immagini più significative della manifestazione che ha coinvolto migliaia di persone sotto il vessillo della pace

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Le bandiere si muovono lungo la strada, gli striscioni scandiscono le ragioni della protesta. Il corteo avanza, chilometro dopo chilometro, e la fila dei partecipanti si allunga fino a occupare un tratto consistente della carreggiata. Sono oltre 5mila le persone che sabato hanno preso parte alla marcia della pace da Gravina ad Altamura, una mobilitazione che ha riportato al centro dell’attenzione il futuro della Murgia e il rifiuto della guerra e del riarmo.

Quattordici chilometri per unire due città e raccogliere sotto lo stesso appello associazioni, organizzazioni sindacali, comunità religiose, amministratori e cittadini. Il corteo è partito alle 14 dalla Fiera San Giorgio di Gravina e ha raggiunto piazza Matteotti ad Altamura, accompagnato da bandiere e cartelli. A dare il senso della giornata, lo slogan scelto dagli organizzatori: «Prima di tutto la pace».

Il no alla guerra passa dalla difesa della Murgia

La partecipazione ha coinvolto oltre 150 sigle e sedici sindaci. Tra le realtà presenti Emergency, Pax Christi, Donne in nero e numerose associazioni impegnate nelle campagne per il disarmo e la difesa ambientale. Una mobilitazione che ha attraversato il territorio murgiano portando con sé questioni che vanno ben oltre i confini delle due città.

La richiesta di pace si è intrecciata con le preoccupazioni per il futuro del territorio. Nei messaggi portati in corteo, il rifiuto dei conflitti internazionali e della corsa agli armamenti si è accompagnato alla contrarietà verso la militarizzazione della Murgia, le servitù militari e l’utilizzo delle aree per poligoni ed esercitazioni.

La protesta ha riguardato anche l’ipotesi di realizzare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Tra i siti individuati come potenzialmente idonei figura infatti l’area Ba5, nel territorio di Gravina, nei pressi del Bosco Difesa Grande. Una prospettiva contestata da comitati e associazioni, che chiedono di salvaguardare il patrimonio naturalistico e di non lasciare fuori le comunità locali dalle decisioni che riguardano il loro futuro.

Il legame tra pace e ambiente è stato uno dei temi della giornata. A sottolinearlo anche monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, presente alla manifestazione: «Bisogna fare la pace non solo sulla terra ma anche con la terra». Un richiamo che ha unito il rifiuto della guerra alla difesa delle risorse naturali, del paesaggio e delle attività che caratterizzano l’economia della Murgia.

Dalle rivendicazioni dei movimenti pacifisti alle preoccupazioni delle comunità locali, il corteo ha riunito posizioni diverse attorno a una richiesta comune: un territorio da preservare, non da destinare a nuove servitù militari o a impianti contestati per il loro impatto ambientale.

Anche il nord barese in marcia

Alla mobilitazione ha aderito anche il Comune di Corato, che ha organizzato un servizio di trasporto gratuito per consentire ai cittadini di raggiungere Gravina e partecipare alla manifestazione. Una presenza che ha inserito la città in una mobilitazione più ampia, capace di coinvolgere realtà della Puglia e della Basilicata. Presente il sindaco Corrado De Benedittis, alcuni esponenti della giunta e del consiglio comunale. Presente anche il sindaco di Terlizzi, Michelangelo De Chirico, e alcune rappresentanze del Comune di Ruvo di Puglia.

La testimonianza

La marcia Gravina-Altamura ha una storia che risale al 1963, quando le proteste erano legate all’ipotesi di installazione di basi missilistiche. Da allora, le ragioni della mobilitazione si sono intrecciate con le battaglie per il disarmo e la tutela ambientale. L’appuntamento di sabato ha ripreso quel filo, riportando sulle strade della Murgia una protesta che tiene insieme le guerre combattute lontano e le scelte che possono cambiare il destino di questo territorio.

Al termine dei quattordici chilometri, il corteo è arrivato ad Altamura con le stesse parole che ne avevano accompagnato la partenza: «Prima di tutto la pace». Un messaggio rivolto alle istituzioni e alla politica, ma anche alle comunità chiamate a confrontarsi con decisioni che riguardano il paesaggio, le risorse e le prospettive delle generazioni future.

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