Da Bitonto ai grandi teatri del mondo: Marisa Sicolo racconta la sua vita in “Tutta colpa del pianoforte”

Il 26 ottobre arriva in libreria il primo libro della cantante lirica bitontina, che ripercorre una carriera al fianco di Pavarotti, Ricciarelli e Bocelli

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Tutto è cominciato con un pianoforte e con una passione che, almeno inizialmente, non era la sua. Quella del padre, che suonava fino a tarda sera e che un giorno decise di iscriverla al Conservatorio di Bari. Marisa Sicolo non immaginava allora che quella scelta, compiuta quasi controvoglia, avrebbe segnato il suo destino, portandola a esibirsi sui palcoscenici dei più prestigiosi teatri del mondo, accanto ad alcuni dei più grandi protagonisti della musica lirica.

Oggi, dopo una lunga carriera artistica, la cantante originaria della Puglia e residente a Bitonto ha deciso di affidare alla scrittura i ricordi di una vita straordinaria. Nasce così “Tutta colpa del pianoforte”, il suo esordio narrativo, pubblicato da Graphe.it edizioni e disponibile in libreria dal prossimo 26 ottobre.

Un racconto autobiografico che attraversa decenni di musica, incontri e spettacoli, ma che soprattutto svela il volto più umano di un mondo spesso conosciuto soltanto attraverso la solennità dei suoi palcoscenici.

Nata nel 1956, Sicolo ha costruito la propria carriera come mezzosoprano, entrando a far parte del coro del Maggio Musicale Fiorentino e condividendo la scena con artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Katia Ricciarelli e Andrea Bocelli. Ha lavorato sotto la direzione di Riccardo Muti, Zubin Mehta e Claudio Abbado, collaborando anche con registi come Franco Zeffirelli, Luca Ronconi e Ferzan Özpetek.

Eppure, all’origine di questo percorso, non c’era una vocazione precoce né il desiderio di diventare una cantante lirica. C’era piuttosto una certa insofferenza verso quello strumento che risuonava continuamente tra le mura domestiche.

«Credo che la mia avversione fosse dovuta al fatto che mio padre suonava il pianoforte fino a tarda sera, disturbando il sonno di una ragazzina che il mattino seguente doveva alzarsi per andare a scuola», ricorda l’autrice. Ma quella musica, ascoltata quasi involontariamente, aveva già cominciato a lasciare il segno. Tanto che, quando arrivò il momento di frequentare il conservatorio, non oppose resistenza.

Il libro accompagna il lettore soprattutto nella Firenze degli anni Ottanta e Novanta, tra prove, rappresentazioni, tournée e incontri che hanno segnato la storia del teatro musicale. Uno spazio importante è dedicato all’esperienza nel coro del Maggio Musicale Fiorentino, del quale Sicolo restituisce la complessità artistica, ma anche la dimensione quotidiana.

Per spiegare il ruolo dei coristi, spesso considerati semplici figure di accompagnamento, l’autrice ricorre a un paragone tanto insolito quanto efficace: quello delle patatine fritte servite accanto a una bistecca alla fiorentina. Un accompagnamento che contribuisce alla riuscita del piatto, ma che possiede anche un valore autonomo. Allo stesso modo, sostiene Sicolo, il coro ha una propria identità artistica e richiede competenze capaci di spaziare dalla polifonia alla musica contemporanea.

Tra le pagine emergono anche episodi curiosi, scherzi tra colleghi e situazioni imprevedibili, come un incontro ravvicinato con un pitone giallo. Ricordi che raccontano come, dietro il rigore delle esecuzioni e la disciplina delle prove, si nasconda una comunità fatta di relazioni, complicità e momenti di leggerezza.

Particolarmente significativi sono i ritratti dei grandi artisti incontrati durante la carriera. Di Luciano Pavarotti, Sicolo ricorda un gesto di generosità compiuto in occasione di uno sciopero che rischiava di compromettere la rappresentazione di Un ballo in maschera: il celebre tenore offrì un importante contributo economico per favorire un accordo tra l’orchestra e la direzione.

Di Riccardo Muti, invece, emerge la straordinaria capacità di trasformare le prove in occasioni di approfondimento culturale. Il direttore d’orchestra, racconta Sicolo, accompagnava il lavoro musicale con spiegazioni storiche e aneddoti che permettevano agli interpreti di comprendere più profondamente il significato delle opere.

Ne viene fuori un racconto che non si limita a ripercorrere una carriera, ma restituisce uno spaccato della vita teatrale attraverso lo sguardo di chi ne è stato protagonista per decenni, senza perdere la capacità di osservare persone e situazioni con ironia.

La scrittura è arrivata soltanto negli ultimi anni, quasi come una naturale prosecuzione dell’esperienza musicale. «Scrivere mi è sembrato, fin dall’inizio, un altro modo di fare musica: non più attraverso i tasti del pianoforte o la mia voce, ma con quelli della tastiera di un computer», spiega l’autrice.

Oggi Marisa Sicolo continua a esibirsi in concerto, si dedica ad arrangiamenti ed elaborazioni musicali e insegna recitazione presso l’Università dell’Anziano di Bitonto, mantenendo vivo il legame con la città in cui risiede.

“Tutta colpa del pianoforte”, arricchito da una nota di lettura di Susanna Trossero, è pubblicato nella collana Logia di Graphe.it edizioni. Il volume conta 228 pagine e sarà in vendita al prezzo di 17,50 euro.

Un libro destinato non soltanto agli appassionati di musica classica, ma anche a chi vuole scoprire cosa accade oltre il sipario. E che racconta, prima ancora del successo artistico, come una strada intrapresa senza particolare convinzione possa trasformarsi nel percorso di un’intera vita.

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