Operazione “Giulietta Bianca”, presa la banda dei furti e delle rapine con armi

Elicottero dei Carabinieri

In circa tre mesi avrebbero compiuto diversi colpi ai danni soprattutto di tabaccherie, gioiellerie, sale giochi e distributori di carburante

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Un gruppo organizzato nei minimi dettagli, con compiti precisi e una rete destinata a trasformare rapidamente la merce rubata in denaro. È questo il quadro delineato dall’operazione “Giulietta Bianca”, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Modugno, che ha portato all’esecuzione di dieci misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, tutti residenti a Bitonto. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, riguardano l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine ai danni di attività commerciali, oltre a ricettazione e riciclaggio, con l’aggravante della disponibilità di armi.

Cinque persone sono finite in carcere, per altri cinque indagati è stata invece disposta la misura degli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della Procura. Come previsto dalla legge, le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.

All’esecuzione delle misure hanno preso parte diversi reparti dell’Arma, tra cui il Nucleo Cinofili, lo Squadrone eliportato “Cacciatori di Puglia”, le Aliquote di primo intervento del Comando provinciale di Bari e il Nucleo elicotteri.

L’inchiesta, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe portato alla luce un gruppo criminale composto complessivamente da sedici persone – sei delle quali indagate a piede libero – attivo tra il 2022 e il 2023 e specializzato nei reati contro il patrimonio. In un periodo relativamente breve, circa tre mesi, sarebbero stati compiuti diversi colpi ai danni soprattutto di tabaccherie, gioiellerie, sale giochi e distributori di carburante. Gli episodi contestati comprendono furti, tentativi di furto e una rapina, oltre ad alcuni casi di rapina impropria. Il valore complessivo dei proventi illeciti, secondo le stime degli inquirenti, si aggirerebbe attorno ai 150 mila euro.

Le indagini sono partite dall’analisi di una serie di furti accomunati da modalità operative simili. Un elemento ricorrente ha attirato l’attenzione dei militari: la presenza di una stessa automobile, un’Alfa Romeo Giulietta di colore bianco, utilizzata più volte durante le azioni criminali. Da qui la denominazione attribuita all’operazione. Attraverso attività di osservazione, intercettazioni e sistemi di geolocalizzazione, i carabinieri sono riusciti a delineare l’organizzazione interna del gruppo e i compiti attribuiti ai singoli partecipanti.

Secondo gli investigatori, i colpi non erano improvvisati ma preparati con attenzione. Durante il giorno venivano effettuati sopralluoghi per studiare gli obiettivi, mentre le azioni venivano eseguite nelle ore notturne. Per gli spostamenti sarebbero state utilizzate vetture di provenienza illecita e nei veicoli venivano trasportati attrezzi da scasso e, in alcuni casi, cannelli a gas impiegati per forzare saracinesche e ingressi. Nei furti nelle tabaccherie sarebbero state utilizzate anche ceste da panettiere, utili per trasportare rapidamente grandi quantità di merce.

La struttura operativa prevedeva una netta divisione dei ruoli. Il cosiddetto “gruppo d’assalto” sarebbe stato formato da quattro persone travisate: un autista incaricato di restare a bordo dell’auto e garantire la fuga, un uomo addetto a neutralizzare o spostare eventuali telecamere, un altro impegnato ad aprire le saracinesche con attrezzi o cannelli e un quarto incaricato di entrare nel locale per prelevare la merce. A supporto agivano le vedette, incaricate di controllare il territorio e segnalare l’arrivo delle pattuglie. Per ogni singola azione, secondo quanto emerso, potevano essere coinvolte anche quindici o sedici persone.

Gli inquirenti parlano di una struttura che operava secondo una logica quasi “aziendale”, con la pianificazione dei colpi e la successiva distribuzione dei proventi. Accanto al gruppo operativo sarebbe stato individuato anche un livello successivo dell’organizzazione, ritenuto responsabile della reintroduzione sul mercato dei beni sottratti durante i furti, in particolare tabacchi lavorati e gratta e vinci.

In questa fase si è rivelato determinante anche il contributo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha consentito di seguire la traccia di parte dei tabacchi rubati. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno degli indagati li avrebbe acquistati per poi rivenderli sfruttando una regolare autorizzazione commerciale. In un episodio, a fronte di tabacchi sottratti per un valore stimato di circa 50 mila euro, la merce sarebbe stata ceduta per 15 mila euro, generando un margine rilevante per chi l’avrebbe rimessa in circolazione.

Nel corso delle perquisizioni eseguite durante le indagini sono stati inoltre sequestrati diversi oggetti ritenuti utili agli investigatori, tra cui una pistola clandestina, un giubbotto antiproiettile e dispositivi metallici a punte utilizzati per ostacolare eventuali inseguimenti. In alcune circostanze, secondo quanto riferito, gli indagati avrebbero adottato manovre particolarmente rischiose durante la fuga, arrivando anche a disperdere sulla strada chiodi per forare gli pneumatici delle pattuglie. In uno dei casi contestati, l’identificazione di uno degli indagati sarebbe stata possibile anche grazie agli accertamenti genetici effettuati su un’autovettura.

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