Michele Pice, ingegno bitontino all’Expo Osaka 2025

Michele Pice davanti all’ingresso del Padiglione Malta ad Expo Osaka 2025
L’architetto racconta a BitontoLive il progetto del Padiglione Malta, l’isola dove ha scelto di vivere, «lontano ma non troppo da casa»
Ingegno bitontino all’Expo Osaka 2025. Michele Pice, architetto 39enne, ha partecipato al grande progetto del Padiglione Malta che porta la firma dello studio EM Architects con Wevr (leader nella co-creazione di esperienze immersive e app spaziali, che ha curato la realizzazione dell’aspetto mediatico del progetto con il corto e le immagini proiettate sullo schermo all’ingresso), Bluedot e GlEvents (che si sono occupati di direzione lavori e impiantistica). Un incrocio di talenti e competenze per portare nella più internazionale delle vetrine – in Giappone dal 13 aprile al 13 ottobre – la realtà della piccola-grande isola di Malta. Con 316 chilometri quadrati di superficie (meno del doppio di Bitonto) e una popolazione di circa 564mila abitanti (dieci volte quelli di Bitonto), Malta è tra gli Stati più piccoli e densamente popolati al mondo, melting pot di culture, lingue e tradizioni. «L’ho scoperta e me ne sono innamorato al mio primo colloquio di lavoro, dieci anni fa, e ho scelto di viverci. È un luogo a misura d’uomo dove non serve l’auto per spostarsi, e dove mi sento a casa ma al centro del mondo», spiega Michele. È proprio questa doppia dimensione – isola e ponte, identità mediterranea e vocazione cosmopolita – la linea che ha dettato la progettazione del Padiglione all’Expo di Osaka: «È la prima volta che Malta partecipa all’Esposizione universale con uno spazio espositivo tutto suo. L’abbiamo concepito come celebrazione del patrimonio culturale e naturalistico ma anche come finestra sul mondo e sul futuro, per mostrare questa doppia identità dell’isola».
Un concetto rappresentato plasticamente nella facciata rivestita in pietra calcarea, in cui si apre l’ingresso spazio-temporale del padiglione. Slanciato e incorniciato da due specchi d’acqua, il portale evoca le feritoie delle grotte marine di Malta e, con un gioco di luci e ombre, introduce nella grande sala che mostra i tesori dell’isola, dove antichi riferimenti estetici si fondono a tecnologie all’avanguardia per regalare un’esperienza immersiva. E, all’uscita, uno spazio dove degustare la cucina maltese, mix di sapori mediterranei e internazionali.
«Il padiglione – racconta Michele Pice – rappresenta il punto di arrivo di un lungo viaggio durato quasi tre anni. La progettazione è iniziata a fine 2022, quando lo studio per cui lavoro, EM Architects di Gzira, ha partecipato a una gara con altri studi maltesi. Il nostro progetto è stato selezionato e poi è risultato vincitore. È entusiasmante poter mostrare il nostro lavoro all’Expo di Osaka, dove ci sono padiglioni progettati da architetti di fama mondiale». Nessuna ambizione di competere con le archistar, precisa: «Per attitudine caratteriale e per scelta professionale, pur apprezzando creazioni molto scenografiche e sicuramente interessanti, ho un’idea di architettura meno ego-riferita e meno concentrata sull’estetica. Il nostro progetto ne è un esempio: cerca una continuità formale e concettuale tra contenitore e organizzazione interna degli spazi e dei contenuti».
L’architetto bitontino lavora da quasi sette anni nello studio che prende il nome dalle iniziali del suo fondatore e titolare, Edwin Mintoff, e spazia dall’architettura all’ingegneria civile, dall’interior design alla progettazione urbana. Una quarantina di professionisti in tutto, dieci dei quali italiani, coordinati da Mintoff e da sua figlia Lesley Ann, ingegnera e manager. Al lavoro si parla soprattutto inglese e maltese, anche se la lingua dell’isola è ancora ostica per Michele. «Il Malti deriva dall’arabo ma mescola latino, italiano, siciliano e anche inglese. Non è per niente semplice, la capisco bene ma la parlo poco», confessa. E il bitontino, lo parla ancora? «Anche quello poco, non sono appassionato di dialetto come mio padre (il professor Nicola Pice, studioso ed esperto di lingue classiche ma anche di vernacolo bitontino, ndr)». Michele è un cittadino del mondo, perfettamente calato nella realtà internazionale in cui ha scelto di vivere, «lontano ma non troppo da casa», a un’ora di aereo da Bitonto, dalla famiglia e dagli amici. «All’inizio volevo andare in Germania – racconta – ma poi ho preferito una realtà più piccola e vicina alla mia, con Malta c’è meno choc culturale». Non vive nella capitale ma a Gzira, località turistica di 10mila abitanti nota per le sue spiagge, con tre siti Unesco e uno splendido lungomare con vista sulle mura della Valletta. «Il mare – dice – è vitale per me. Natura, bellezza, sostenibilità sono al centro della mia quotidianità e del mio lavoro, e anche al centro del progetto che abbiamo concepito per l’Expo di Osaka . Il tema “Catch the wave” (cogli l’attimo) l’abbiamo interpretato come innovazione radicata nella storia e proiezione nel futuro, con la scelta di materiali completamente riutilizzabili per la struttura prefabbricata in metallo che abbiamo configurato come volume rettangolare in parallelepipedo. C’è stato un grosso investimento da parte delle realtà locali e la struttura del padiglione resterà patrimonio di Malta Enterprise, l’ente governativo nostro committente. La partecipazione da protagonista all’Expo è un test importante per Malta, e i numeri della giornata inaugurale – tremila visitatori – rappresentano un vero successo».
La porta di accesso al padiglione è incastonata in un maxischermo di otto metri per cinque, curvato come i piazzali degli antichi templi megalitici di Malta. Di contro, le linee rette e nette delle fontane che fiancheggiano l’ingresso riprendono le rigorose forme geometriche dell’architettura militare maltese, in particolare i suoi iconici bastioni e forti. Le superfici riflettenti dell’acqua rispecchiano sia il display digitale che il Mar Mediterraneo, simboleggiando la profonda eredità marittima di Malta. Le facciate del padiglione sono rivestite da una membrana impermeabile con un motivo che richiama il design e i motivi tipici delle piastrelle maltesi che si trovano negli edifici più antichi dell’isola, nei colori della terra. All’ingresso i visitatori sono accolti da due armature: quella di un cavaliere francese dell’ordine dei cavalieri maltesi di San Giovanni del 1600, e quella da samurai del 1800 donata dal governo giapponese a Malta e recentemente restaurata. All’interno del padiglione, l’immersivo viaggio visivo continua attraverso mostre temporanee e permanenti con riproduzioni di manufatti di epoche diverse, da quella prestorica e fenicia, fino ai giorni nostri e un’installazione audiovisiva centrale che funge da cuore del padiglione, dove i visitatori sono circondati da uno schermo circolare e possono esplorare lo spazio al proprio ritmo.
«Il Padiglione Malta racchiude in sé tutto il bello che l’isola offre: l’atmosfera, il paesaggio, la vita semplice, i servizi efficienti, il clima mite… È un posto a misura d’uomo ma anche un crocevia di opportunità spalancato sul mondo. La partecipazione a Osaka Expo 2025 spero sia un trampolino di lancio verso una progettazione di respiro sempre più internazionale per lo studio in cui lavoro», sottolinea Michele Pice.
Sospeso fra radici e ali, proprio come la “sua” Malta.
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