Agricoltura, crollano consumi di broccoli ma prezzi alle stelle sui banchi

Frutta e verdura

I produttori, piuttosto che distruggerli, invitano i consumatori a coglierli direttamente in campagna

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Con il calo dei consumi delle verdure invernali anche a causa del persistente clima primaverile, non trovano mercato prodotti come i broccoli che stanno finendo sotto la fresa, interrati e macinati perché non conviene raccoglierli, con gli agricoltori che stanno invitando i cittadini a coglierli direttamente in campagna, mentre i prezzi sui banchi della grande distribuzione balzano inspiegabilmente. A darne notizia è Coldiretti Puglia, che denuncia l’aumento degli sprechi di cibo a causa dei prezzi bassi riconosciuti nei campi agli agricoltori che sono costretti a lasciare la frutta sugli alberi e gli ortaggi nei campi perché non è conveniente raccoglierli.

Quasi un terzo del cibo prodotto viene perso lungo la catena alimentare (13%) e nelle case (17%) per le distorsioni della filiera che sottopagano gli agricoltori i prodotti nei campi il cui prezzo poi moltiplica però sugli scaffali dei supermercati. Le clementine troppo piccole rimangono sugli alberi perché non è conveniente raccoglierle ma lo stesso problema ha riguardato anche la frutta estiva, con una enorme spreco di buon cibo. Le anomalie lungo la filiera sono evidenti nei prodotti freschi come l’ortofrutta in cui il prezzo aumenta da tre a cinque volte dai campi agli scaffali, nonostante non debbano subire trasformazioni sostanziali dal campo alla tavola.

Se i prezzi pagati ai contadini sono diminuiti, nel 2024 è cresciuta l’inflazione alimentare con un incremento che è stato del 2,3% secondo l’Istat. Su 100 euro spesi dal consumatore per l’acquisto di prodotti agricoli freschi, meno di 20 euro remunerano il valore aggiunto degli agricoltori, ai quali, sottratti gli ammortamenti e i salari, resta un utile di 7 euro, contro i circa 19 euro del macro-settore del commercio e trasporto. Per i prodotti alimentari trasformati la situazione è ancora peggiore con l’utile dell’agricoltore che si riduce a 1,5 euro, solo di poco inferiore a quello dell’industria, pari a 1,6 euro, contro i 13,1 euro del commercio e trasporto che fanno la parte del leone.

L’aumento dei prezzi ha comportato che a tavola la famiglia pugliese spende in media 464 euro al mese per il solo acquisto di generi alimentari e bevande, uno dei valori più bassi d’Italia. L’inflazione che ha ridotto il potere di acquisto delle famiglie pugliesi ha comportato un aumentata sensibilità verso il cibo locale del territorio, con oltre sei consumatori su dieci (64%) che hanno fatto almeno un acquisto nel 2024 in un mercato contadino, con i farmers’ market diventati ormai un appuntamento fisso per la spesa dei cittadini accanto a supermercati e negozi di vicinato.

A spingere gli acquisti dal produttore è soprattutto la garanzia della salubrità e della trasparenza di quanto portano a tavola. Il 73% degli intervistati ritiene, infatti, che comperare direttamente dall’agricoltore sia la via più sicura tra tutte le forme di distribuzione, dal supermercato al web. Al secondo posto si piazzano i mercati contadini rionali che garantiscono la sicurezza del cibo per il 69% degli intervistati e precedono i negozi di vicinato (56%) e i supermercati e ipermercati (48%). Fanalino di coda, il web, con appena il 19% degli italiani che si fida del cibo acquistato su internet.

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