Domani il teatro comunale “Tommaso Traetta” di Bitonto ospiterà il debutto della compagnia attoREmatto con la tragedia di Euripide “Le Baccanti“. Un’opera che, pur essendo un caposaldo della tragedia greca, conserva una straordinaria attualità, capace di toccare temi universali ancora oggi estremamente rilevanti.
In questa nuova versione della tragedia, la compagnia attoREmatto punta a dare voce a quelle donne che, nel rito bacchico, rivendicano la loro autonomia e un distacco da un ordine sociale che fatica a riconoscerle come pari.
Con un’accurata scelta registica, la regista Cecilia Maggio mette in evidenza non solo la potenza divina di Dioniso, ma anche il suo desiderio di vendetta contro il destino che ha portato alla morte sua madre, Semele, folgorata da un dio geloso.
La tragedia si snoda attraverso l’intenso contrasto tra un figlio che perde la madre e rivendica il suo sacrificio, rovesciando così l’ordine delle cose: Agave, madre, perde il figlio uccidendolo. Un gioco di specchi, che invita alla riflessione sull’inesorabilità del destino e sull’amore incondizionato.
Il cast vede interpretare i ruoli principali da attori di grande talento: Francesco Mitolo è il carismatico Dioniso, Savino Coviello è il re Penteo, Letizia Acquafredda veste i panni di Agave, Alessandro Cela è Tiresia e Antonio Palmieri interpreta il saggio Cadmo. La regia di Cecilia Maggio, accompagnata da un adattamento che porta la tragedia a risuonare con le sfide e le tensioni del nostro tempo, rende questa messa in scena una vera e propria riflessione sul rapporto tra divinità e umanità, tra il potere maschile e il riscatto femminile.
La produzione dell’evento è curata da attoREmatto APS, in collaborazione con la FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), il Comune di Bitonto e la Cooperativa ReArtù. Un particolare accento è posto sull’importante collaborazione con il Liceo Classico Sylos, con gli studenti della 4A coinvolti nel progetto PCTO, offrendo loro un’esperienza diretta nel mondo del teatro.
«Le Baccanti” di Euripide, scritta tra il 408 e il 406 a.C. e rappresentata postuma nel 403 a.C. – spiega il professor Nicola Pice – racconta l’arrivo di Dioniso a Tebe per punire le donne che hanno negato la sua natura divina. Solo il re Penteo si oppone, ma viene travolto dal dio e, travestito da donna, viene smembrato dalla madre e dalle baccanti in preda al delirio. La tragedia esplora il conflitto tra umano e divino, razionalità e istinto, mostrando Dioniso e Penteo come figure speculari. Al centro vi è la ricerca d’identità e la consapevolezza dei limiti umani. Non è una tragedia religiosa, ma avverte contro il fanatismo e il rifiuto del “diverso”. L’opposizione tra ordine e caos, repressione e libertà si riflette nel ruolo delle donne, che, escluse dalla polis, trovano emancipazione nel culto dionisiaco. L’opera suggerisce che la resistenza al cambiamento porta alla rovina e invita ad accettare il mistero della vita e la natura inconscia dell’uomo».
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