Zona artigianale, Brandi: «Per attuare l’APPEA servono progetti innovativi e Comitato di gestione»

Zona artigianale
Riconversione dell’ex PIP ancora sulla carta. I motivi, nell’analisi dell’assessore comunale alla Pianificazione urbana strategica e periferie
“Qui nella zona artigianale non si muove nulla”. In questo messaggio, inviato alla nostra redazione, c’è il malessere di molti residenti della zona artigianale di Bitonto, che lamentano soprattutto strade dissestate, isolamento, abbandono rifiuti e mancanza di spazi verdi, e chiedono interventi concreti come “creare un parco giochi o qualcosa che ravvivi la zona”.
Abbiamo portato queste istanze sul tavolo dell’assessore comunale alla Pianificazione urbana strategica e periferie, Francesco Brandi.
«Partiamo dalla riconversione della zona artigianale da PIP (piano d’insediamenti produttivi) ad APPEA (area produttiva paesaggisticamente ed ecologicamente attrezzabile) approvata dalla Regione tre anni fa – esordisce – che ha richiesto una variante urbanistica in linea con le direttive del PPTR (il Piano paesaggistico del territorio regionale, ndr). Grazie a questa pianificazione, noi abbiamo un piano particolareggiato con un livello di pianificazione di dettaglio che regolamenta tutta la destinazione di quell’area».
Cosa cambia, concretamente, con il passaggio da PIP ad APPEA?
«C’è un significativo ampliamento delle attività produttive: accanto a quelle artigianali e della piccola industria, possono insediarsi attività di beni e servizi nei settori artigianato, industria, commercio, ma anche turistico ricettivo e ricreativo. Per fare degli esempi potrei insediarci un teatro, un’area verde attrezzata o una farmacia, che nella zona artigianale mancano. Questo non può essere ignorato da chi ha a cuore lo sviluppo di quell’area. Anche se temo si fatichi ad accettare l’idea della vocazione produttiva e non residenziale della ex PIP».
Ma ci sono progetti concreti?
«Se ci riferiamo a progetti di insediamento dei privati, sì. Ci sono diversi progetti all’esame del Nucleo di valutazione APPEA, nominato da poco. Mi auguro che presto siano autorizzati. Fino ad oggi non si è perso tempo, ma lo si è impiegato nell’approfondire i contenuti del Piano. Approfondire e far comprendere meglio anche all’utenza, committenti e tecnici. Se ci riferiamo a progetti del pubblico, idem. Alla prima occasione di finanziamento vorremmo dotare di alberature tutti i larghi viali della zona, seguendo il modello di via Lazzati. Non dimenticherei nemmeno le recenti iniziative di animazione territoriale a regia comunale che hanno riscosso notevole successo di pubblico, come gli eventi del Natale 2023».
Da quando è stata istituita l’APPEA tre anni fa, sono stati presentati progetti?
«Qualcuno sì, ma prima dell’insediamento del Nucleo di Valutazione. Ora bisogna recuperare un po’ del tempo perduto».
E invece, sull’esistente, che cosa cambia con l’APPEA?
«Di fatto nulla, se chi ha vecchi insediamenti non intende cogliere le occasioni di un ampliamento del campo della propria impresa in direzione dell’innovazione tecnologica, che è uno dei due temi principali dell’APPEA. L’altro è quello paesaggistico-ecologico. Il dinamismo e la maggiore sicurezza passano per l’attività d’impresa. Come per via Lazzati dove le attività già insediate fungono da attrattori e hanno movimentato quella zona. L’auspicio è che portino dietro di sé altre piccole e medie imprese nuove, perché la vitalità vuol dire sviluppo, ma anche sicurezza».
Cosa è mancato, finora, per dare concreta attuazione all’APPEA in zona artigianale?
«Manca un Comitato di gestione che abbia la regia sullo sviluppo dell’APPEA per concertare le priorità della zona e dialogare col pubblico, partecipare a bandi, realizzare opere… Ho invece l’impressione, e la domanda del vostro lettore, da cui scaturisce questa nostra conversazione, lo conferma, che ci si adagi sul solito modello statalista, che tanto ispira la cultura del lamento, ma non produce abbastanza reazioni e proposte».
Per migliorare lo stato materiale della zona artigianale, strade e infrastrutture, ci sono progetti dell’amministrazione comunale?
«Tutto sommato il reticolo delle strade, che è anche abbastanza corposo, è in buono stato. Al momento non ci sono fondi specifici destinati al rifacimento del manto stradale in zona APPEA. Avendo Bitonto un territorio di 172 chilometri quadrati, dobbiamo intervenire su tutte le periferie, sulle frazioni, sulle strade di campagna, sul centro abitato, ma a disposizione, per la manutenzione delle strade, riusciamo a mettere un milione e mezzo, due milioni l’anno. E un milione basta a rifare quattro strade da un chilometro l’una. Anche per questo invocavo il Comitato di Gestione, che avrebbe una forza propositiva diversa».
Gli imprenditori lamentano collegamenti carenti che rendono complicato raggiungere la zona artigianale…
«C’è il collegamento con l’autostrada ma, finché non si realizza il sovrappasso sulla provinciale 231, manca la chiusura del cerchio che sicuramente sarà una svolta per la zona. Fondamentale per l’intera città sarebbe, poi, il superamento del muro rappresentato dal passaggio a livello della stazione centrale Bari Nord. Via Ancona e via Senatore Angelini hanno costruzioni troppo a ridosso dei binari, che non permetterebbero la realizzazione di un sovrappasso o di un sottopasso. Ma abbiamo un tavolo aperto con Ferrotramviaria per la chiusura di tutti i passaggi a livello: vediamo cosa viene fuori. Scontiamo un errore di pianificazione con abitazioni private troppo a ridosso della ferrovia. La città cambia, si espande, e bisogna avere una visione prospettica di lungo periodo».
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