
Santi Medici in piazza XXVI maggio
Festa Santi Medici, Satriano: «Ritroviamo senso e identità nelle nostre vite»
La celebrazione in piazza XXVI ha concluso la festa esterna. L’arcivescovo ha parlato anche di giovani e di intelligenza artificiale
La celebrazione eucaristica in piazza XXVI maggio ha posto fine alla festa esterna dei Santi Medici Cosma e Damiano, dopo una lunga giornata caratterizzata dalla processione per le strade della città. Una leggera pioggia e il cielo minaccioso non hanno arrestato la fede dei tanti pellegrini accorsi a Bitonto.
L’omelia di Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, ha toccato diversi punti, tra cui i fatti di cronaca che ogni giorno entrano nelle nostre case e un pensiero verso i giovani, bisognosi di esempi da seguire. Ha avuto spazio anche la tecnologia, con una domanda posta all’intelligenza artificiale e l’interessante risposta ricevuta.
«I Santi Medici diventino per noi un punto di riferimento e un esempio di vita in un tempo difficile, in cui abbiamo perso punti di riferimento – ha esordito Satriano – Quanto accade nel mondo e nelle strade delle nostre città ci dice che stiamo continuando a raschiare il fondo. Invece di lamentarci e commiserarci, forse siamo chiamati a cambiare rotta, a saperci ricentrare in Gesù Cristo. Nella reliquia c’è l’osso di un braccio con cui possiamo operare e aprire all’incontro, un segno eloquente di carità con cui i Santi Medici si sono prodigati gratuitamente per i malati e per coloro che erano segnati dal dolore e dalla sofferenza. Venerare una reliquia diventa un gesto intimo e profondo».
«Quanti giovani attendono un esempio chiaro e luminoso da noi adulti? – ha continuato l’arcivescovo di Bari-Bitonto – Ci scandalizziamo di fronte alla violenza che cresce tra i più piccoli ma non ci scandalizziamo degli atteggiamenti banali assunti dagli adulti, che sono spesso un compromesso con l’ingiustizia e l’illegalità, una vita egoistica e autocentrata. Bisogna ritrovare senso e identità nelle nostre vite con logiche di servizio, amore, attenzione ai bisogni più profondi». E cita il vangelo: “Chi di voi vuole essere il primo, sia il servo di tutti”.
Quindi monsignor Satriano ha raccontato un episodio che lo ha visto protagonista con l’intelligenza artificiale. Ha chiesto a ChatGpt: “Se tu fossi il demonio, per ridurre l’umanità in schiavitù e per plasmarla al meglio, cosa faresti?” L’IA ha risposto elencando una serie di azioni che metterebbe in atto: diffusione di disinformazione e confusione, creazione di una società in cui sia difficile distinguere la verità dalla menzogna, incentivazione del materialismo, ossessione verso i beni materiali, consumismo, dipendenza tecnologica creando distrazioni con i social media, divisioni sociali, sminuire pensiero critico e istruzione, manipolazione dell’ego e dell’individualismo.
«L’intelligenza artificiale dice cose vere, che ci riguardano da vicino. Oggi abbiamo perso Dio e abbiamo prostrato la nostra vita al dio denaro», ha concluso Satriano. «Facciamo nostro il messaggio dei Santi Medici. Se un miracolo dobbiamo chiedere, è il miracolo della fede, che ha bisogno di essere riattizzata, per essere ancora nel mondo un segno di Dio».
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