Progettare ottaedri con impasto di terra e paglia, giornata formativa per animatori Anspi

I ragazzi della parrocchia di Palombaio hanno sperimentato al Fablab come ricreare un impasto che in diverse zone del globo viene utilizzato per costruire abitazioni

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Apprendere il progetto, faticare e sporcarsi le mani per realizzare l’obiettivo finale.

Sono esattamente queste le fasi seguite e messe in atto da una quindicina di animatori dell’oratorio San Gaspare Bertoni Anspi di Palombaio che, nei giorni scorsi hanno vissuto, nell’ambito del percorso formativo su Cittadinanza Globale previsto dal progetto GenerAzioni, una giornata di apprendimento pratico presso il Fablab di Bitonto. Un luogo – forse conosciuto ancora da pochi – che può essere considerato un grande laboratorio di fabbricazione digitale e manuale, oltre che un contenitore culturale a trecentosessanta gradi. Basta poco infatti per perdersi in decine di stampanti in 3D che ipnotizzano il visitatore mentre stampano ciò che sembrano modellini ma che invece sono negativi di un progetto ben definito. I locali del Fablab ospitano anche una stanza con computer dedicati a disegni grafici e un capannone con una serie di braccia meccaniche di diverse dimensioni che, opportunamente impostate, sono in grado di replicare forme complesse.

I giovani animatori dell’oratorio dedicato a San Gaspare però non si sono cimentati in ciò bensì nella realizzazione di qualcosa di più semplice ma al tempo stesso ingegnoso ed efficace: un ottaedro di terra cruda costituito da un impasto di acqua, terra e paglia. Come hanno avuto modo di spiegare gli esperti del Fablab, Federica Fiorio, Daniele Colapinto e Vincenzo Berardi, in diverse zone del globo c’è la consuetudine di costruire abitazioni con questa modalità, che spesso si adatta alla conformazione morfologica del territorio ma ha anche la peculiarità di andare incontro ad esigenze di carattere economico per popolazioni che vivono in condizioni sicuramente poco agiate.

La mattinata è trascorsa velocemente con due gruppi impegnati a setacciare la terra e la paglia, ripulendo da impurità e sporcizia questi due elementi fondamentali per il progetto. Nel pomeriggio invece, aggiungendo a piccoli passi l’acqua e la sabbia, i ragazzi hanno proceduto a riempire degli ottaedri di plastica vuoti al loro interno. Un’operazione non facile perché, complice il caldo, l’impasto tendeva a solidificarsi velocemente, con la duplice impellente necessità di riempire gli interstizi vuoti e aggiungere un po’ d’acqua per rendere la struttura ancora malleabile. La fine dei lavori ha restituito degli ottaedri che rasentano la perfezione, frutto di un importante gioco di squadra e di attenzione nei momenti di spiegazione.

Non è stata una giornata fine a se stessa. Quasi come se fosse un esperimento sociale, in un mondo dove la tecnologia impera, si è constatato che se i ragazzi vengono stimolati e adeguatamente motivati, dimenticano di avere con sé gli smartphone, anzi li lasciano in disparte e riescono ad impegnarsi in qualcosa di costruttivo sfruttando manualità ed ingegno.

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