L’autonomia differenziata «si basa sul cannibalismo tra livelli istituzionali»

L’autonomia differenziata «si basa sul cannibalismo tra livelli istituzionali»
Se n’è discusso nel circolo bitontino del Partito democratico con i parlamentari Lacarra e Pagano, il segretario regionale Pd De Santis e Tarsitano
Si è parlato di autonomia differenziata nel circolo bitontino del Partito democratico e dei risvolti negativi che questa riforma della Costituzione, bandierina del governo di centrodestra, potrebbe portare tra le regioni italiane. Insieme al segretario Francesco Brandi, ne hanno discusso i parlamentari Marco Lacarra e Ubaldo Pagano, il segretario regionale Pd Domenico De Santis ed Elvira Tarsitano, presidente dell’assemblea regionale Pd.
«Stiamo andando verso la frammentazione del Paese in tanti rivoli che rischia di dare ai nostri figli un’Italia divisa senza una crescita economica ed industriale – è il commento di Marco Lacarra – La riforma del titolo V della Costituzione aveva sì previsto una maggiore autonomia alle regioni ma non con questo obbrobrio. Dobbiamo comprendere l’importanza di creare un movimento di dibattito per far capire al centrodestra che il Paese non è con loro. Non c’è una corrispondenza per quanto riguarda le politiche fiscali o migliorie a favore delle fasce più deboli».
Per Domenico De Santis «il referendum potrebbe essere l’unica strada per ostacolare la riforma», anche perché «il parlamento è stato esautorato dalla discussione e sarà sempre peggio. Nella domanda e offerta all’interno del lavoro sia pubblico che privato rischiamo di essere scippati ad esempio di medici, a causa dei differenti contratti collettivi regionali che si andranno a stipulare. Stessa identica casistica nel settore privato. La salvaguardia dell’unità nazionale non dobbiamo regalarla al centrodestra ma dev’essere il luogo della redistribuzione delle ricchezze e della solidarietà nazionale. C’è bisogno di ricostruire l’orgoglio di essere italiani riformando l’unione europea».
Ancora più preciso è Ubaldo Pagano, che snocciola numeri di una futura Italia spaccata tra nord e sud. «Non riusciranno ad approvare la riforma dell’autonomia differenziata prima delle elezioni europee del prossimo giugno perché non c’è una grande fiducia tra i tre partiti di governo. L’unica soluzione è arrivare al referendum abrogativo perché il Ddl Calderoli nella sostanza non riguarda la materia di bilancio (unica condizione che non pone in essere un referendum) e la Corte costituzionale non potrà rigettare le 500 mila che verranno sicuramente presentate. La riforma si basa sulla logica del cannibalismo tra livelli istituzionali, che oggi si ferma a contrasti tra le regioni ma domani arriverà ad essere intraregionale. Invece il residuo fiscale – ossia la differenza tra quanto un territorio versa sotto forma di tasse e quanto riceve sotto forma di servizi – è un concetto che non esiste perché le tasse si pagano dove insiste la sede legale di un’azienda e non dove compie la sua opera. In sostanza, puntano a regionalizzare funzioni e servizi. Per esempio, se Lombardia e Veneto dovessero chiedere l’autonomia, a loro andrebbero il 76% delle tasse italiane, con un importo che rimarrà invariato per dieci anni. Bisogna quindi organizzare una resistenza con orgoglio patriottico e partigiano, gridando tutta la nostra insofferenza».
Infine Elvira Tarsitano prospetta uno scenario a livello europeo. «Siamo di fronte ad una deriva leaderistica e ad un sempre più marginale ruolo del parlamento, concedendo diverse politiche alle regioni: energia e beni culturali in primis. In questo modo, si andrebbe in completo contrasto con le normative nazionali ed europee».
Commenti
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Meno male che il PD abbia cambiato idea. Sino a poco tempo fa c’era l’onorevole Boccia in Puglia a proporre l’Autonomia differenziata.
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la foto è alquanto strana…il relatore si rivolge al tavolo dei “non so chi” e il componente centrale invece di ascoltare anche con lo sguarda è tutto intento al suo cell…è in un’altra (video)conferenza?
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Come si cambia per non morire!!!
Chi è causa del suo mal pianga se stesso
L’autonomia voluta da D’Alema sta causando i suoi danni e il PD non ha nulla da dire.
Anzi D’Alema potremmo trovarcelo ancora tra i piedi







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