Il presepe vivente di Palombaio ancora tra i 10 più belli d’Italia

Presepe vivente di Palombaio
A stilare la classifica è Sky Tg24, che elenca i presepi da visitare. Padre Fulvio Procino: “Arte capace di avvicinare tutti”
Per il secondo anno consecutivo, il presepe vivente di Palombaio è considerato tra i dieci presepi più belli di tutta Italia. A stilare questa particolare classifica è ancora una volta Sky Tg24, che consiglia le natività da visitare.
La citazione di Palombaio conferma il villaggio presepiale della frazione bitontina nella top ten della penisola, se si pensa che nella speciale classifica figurano presepi più blasonati e antichi come quello di Greccio, in provincia di Rieti, proprio la diocesi il cui vescovo è da pochi mesi il palmarista don Vito Piccinonna. La tradizione infatti vuole che sia stato san Francesco d’Assisi, addirittura nel 1223, ad allestire il primo presepe della storia. È presente anche il suggestivo presepe incastonato tra i sassi di Matera. Oppure il presepe allestito fra i trulli di Alberobello o ancora Tricase, in provincia di Lecce, tra i più grandi d’Italia.
La presenza del presepe vivente di Palombaio, giunto alla 37esima edizione, è motivo di orgoglio per i volontari della parrocchia Maria Santissima Immacolata e dell’oratorio San Gaspare Bertoni Anspi, che ogni anno impiegano parte del loro tempo libero per allestire un villaggio della natività sempre nuovo ma caratteristico, all’insegna della rievocazione storica e della riscoperta di mestieri e tradizioni.
BitontoLive ha intervistato padre Fulvio Procino, parroco di Palombaio e presidente dell’associazione Anspi per meglio comprendere cosa rappresenta il presepe vivente per i palmaristi
Quanto è faticoso allestire un villaggio presepiale come quello presente a Palombaio?
Allestire il presepe è molto faticoso per tanti motivi. Innanzitutto si deve progettare l’intero villaggio, facendo i conti con le disponibilità di tempo ed economiche. Poi bisogna passare al controllo delle strutture già in essere e valutarne il loro stato di conservazione. Quest’anno per esempio abbiamo eliminato parte delle strutture esistenti perché non rispondenti al nostro progetto, nello stesso tempo abbiamo faticato tanto per realizzare gli scavi che ospitano gli specchi d’acqua, uno di oltre quindi metri di lunghezza e sei metri di larghezza. Progettare e realizzare la nuova cascata ha richiesto molto impegno. Abbiamo rifatto anche l’intero impianto elettrico per rispondere alle norme vigenti. Insomma, realizzare il presepe non è opera semplice!
Qual è il messaggio che si vuol dare quest’anno?
Ogni anno il nostro presepe è caratterizzato da un tema, un filo conduttore. Quest’anno, ottavo centenario del presepe di San Francesco, abbiamo voluto attingere all’essenza di quel presepe: Francesco, in quella notte santissima del 1223 ebbe in visione il bambino di Betlemme, così amava chiamarlo leccandosi le labbra per quanto dolce sentisse quel nome santissimo, adagiato nella mangiatoia, come morto e lo risvegliò nella visione e nel cuore di chi quella notte volle e seppe ascoltare il Vangelo predicato da Francesco. Motivo per cui, cuore del presepe, prima ancora della stalla della natività, c’è la sinagoga dalla quale si alza l’invito all’ascolto, per mezzo delle parole della Sacra Scrittura “Ascolta Israele, il Signore è nostro Dio. Il Signore è uno.” I “sacerdoti” che abitano la piccola postazione distribuiscono una preghiera per la riflessione e invitano a lasciare una preghiera o una richiesta di preghiera nei pressi della natività.
Molti ricordano quando il presepe veniva costruito in piazza: era meglio costruirlo lì o nel parco Vacca?
Gli anni passano e le leggi pure. Certamente il presepe in piazza aveva il suo fascino ma il luogo in cui viene realizzato adesso risponde certamente molto di più alle necessità temporali e di indipendenza che la piccola piazza del paese non permette.
In un momento in cui sembra che la fede religiosa sia poco considerata, cosa spinge la gente a visitare ancora i presepi?
Il bisogno di religiosità non credo si sia affievolito, ciò che cambia è l’approccio alla fede. Il presepe è capace, nella sua semplicità e informalità, di avvicinare tutti, anche perché ripropone la “furbizia”, mi si passi il termine, tutta divina di Dio di farsi vicino all’uomo, non nella sua potenza ma nella piccolezza inerme e nello stesso tempo affascinante di un bambino che chiede di essere accolto, amato e nello stesso tempo capace di darsi come cibo per l’uomo in una mangiatoia, quasi strappandoci dalla nostra “bestialità” per farci riscoprire suoi fratelli ed amici. Uomini, figli nel Figlio.
Quest’anno il presepe di Palombaio, realizzato con il patrocinio del Comune di Bitonto nel parco “Gaetano Vacca”, ha già visto due serate di apertura. Le altre date per visitarlo saranno 23, 25, 26 e 30 dicembre dicembre, 5 e 6 gennaio.
Commenti
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etnicamente Maria o Myriam di Nazareth avrebbe un volto medio orientale quindi olivastro e capelli neri.







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