Olio, a ruba l’extravergine pugliese: -75% di sfuso nei frantoi

Olio evo

Calano i raccolti dei Paesi competitor dell’Italia e aumentano del 49,3% i prezzi del nostro evo

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A ruba l’olio d’oliva pugliese, con i quantitativi di extravergine made in Italy nei magazzini che segna una diminuzione del 75% rispetto allo scorso anno, mentre crolla la produzione mondiale, esponendo il mercato alle fluttuazioni delle produzioni estere e alle speculazioni dei mercati internazionali. È quanto afferma Coldiretti Puglia, sulla base dell’analisi di Frantoio Italia dell’ICQRF del Masaf sui quantitativi di olio sfuso detenuto nei magazzini, secondo cui il quantitativo di olio extravergine nei magazzini in Puglia è sceso di oltre 30mila tonnellate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

 

CALO NEL RACCOLTO MONDIALE E PREZZI IN RIALZO

Con il raccolto mondiale che crolla sono schizzati i prezzi dell’olio extravergine a livello nazionale del +49,3%. Sull’aumento dei prezzi pesano i risultati della scarsa raccolta all’estero, in particolare nella penisola iberica che è il primo produttore ed esportatore mondiale, in una situazione in cui sono straniere 3 bottiglie su 4 consumate in Italia. Le importazioni italiane di olio d’oliva dall’estero hanno segnato il record del secolo per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro nel 2022 con un incremento di quasi il 20% nei primi sei mesi del 2023 secondo l’elaborazione Coldiretti su dati Istat.

Quest’anno la Spagna dovrebbe attestarsi a circa 765mila tonnellate, del 34% inferiore alla media degli ultimi quattro anni. Mentre in Turchia la produzione di olio dovrebbe scendere a circa 280mila tonnellate, 100mila in meno rispetto alla scorsa campagna. Crolla anche la Grecia, con 200mila tonnellate previste rispetto alle 350mila dello scorso anno. Solo la Tunisia sembra in recupero, con una produzione che può superare le 200mila tonnellate rispetto alle 180mila della precedente stagione, avvicinandosi alla media degli ultimi cinque anni che è di 228mila tonnellate. Per questa situazione internazionale, con le scorte che si stanno esaurendo, il prezzo medio dell’olio extravergine d’oliva, arrivato a livelli record, sembra destinato a salire ancora.

Intanto, a circa trenta giorni dall’inizio della campagna olivicola 2023/2024 si registrano i primi risultati concreti della collaborazione tra la cooperativa Puglia Qualità e l’organizzazione di produttori Pugliaolive, con l’erogazione degli acconti dei conferimenti del mese di novembre a 7,40 €/kg olio extra (media 110 € per quintale di olive) e 8 €/kg olio bio (media 115 € per quintale di olive).

 

I NUMERI DELL’OLIVICOLTURA PUGLIESE

L’ulivo è presente su oltre 370mila ettari di terreno coltivato in Puglia, dove si producono anche cinque oli extravergine Dop e un Igp Olio di Puglia. L’olivicoltura pugliese è la più grande fabbrica green del Mezzogiorno d’Italia con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie del Sud, quasi il 32% nazionale e l’8% comunitaria e un valore di un miliardo di euro di produzione lorda vendibile di extravergine di oliva.

 

OCCHIO ALL’ETICHETTA

Anche per sostenere l’economia e il lavoro, il consiglio di Coldiretti è di scegliere le produzioni made in Italy verificando attentamente l’etichetta. Infatti, sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati, non sempre è messo in evidenzia e ben leggibile che si tratta di “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”, voci obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva per garantire ai consumatori una maggior consapevolezza su quello che acquistano.

È importante, quindi, guardare con attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane, o acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi.

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Commenti

  • Annalisa (utente non verificato)

    A ruba l”olio, ma pure le olive..