Invasione di pappagalli nelle campagne di Bitonto e del barese, si cercano soluzioni

Pappagalli parrocchetti

Si riproducono rapidamente e sono molto voraci. L’assessore regionale Stea annuncia interventi non cruenti e contributi per i sistemi di protezione

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L’agro di Bitonto è uno fra i più colpiti dal problema. Parliamo dell’invasione dei pappagalli parrocchetti, che danneggiano le coltivazioni.

“Negli ultimi anni, la presenza di colonie di pappagalli della specie Parrocchetto dal Collare, in natura aliena alle nostre latitudini, si è notevolmente diffusa in Puglia e in particolare nel nord barese, causando danni significativi all’agricoltura, colpendo in particolar modo le coltivazioni di mandorle e melograni”. Così l’assessore al personale della Regione Puglia Gianni Stea che, di concerto con i rappresentanti delle organizzazioni e della aziende agricole del nord barese, ha acceso un faro sulla questione, convocando in accordo con l’assessore all’agricoltura Donato Pentassuglia una rappresentanza degli stessi imprenditori, guidata da Francesco Lovino, per “trovare risposte concrete alle rilevanti perdite economiche causate dai volatili originari dell’Africa centro-settentrionale e di alcune aree dell’Asia, ma ormai comuni – e con una straordinaria capacità riproduttive – nelle nostre campagne”.

“Le nostre campagne e i centri abitati – aggiunge Stea – sono diventati oramai il luogo ideale per questi pappagalli che sembrano essersi adattati perfettamente al nostro microclima, formando colonie di centinaia di esemplari con un impatto negativo sull’originalità dell’ambiente rurale e con la minaccia ad altre specie autoctone”.

“Secondo alcune ricerche – prosegue l’assessore – i comuni maggiormente interessati dal fenomeno siano Terlizzi, Bitonto, Ruvo, Molfetta e Giovinazzo. Ma ormai i Parrocchetti hanno colonizzato anche le campagne alle porte di Bari e tanto rende non più differibile una strategia efficace che possa contenere la proliferazione della specie e proteggere il settore agricolo dalla sua vorace presenza. Spero inoltre che si possano studiare e mettere in atto metodi non cruenti per gli animali, prevedendo nel caso anche ristori e contributi per i sistemi di protezione”.

 

 

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