Chiese Aperte: un’occasione per scoprire tesori di arte e cultura sconosciuti o dimenticati

Marco Lovero
Chiese Aperte a Bitonto

Bilancio dell’iniziativa che ieri sera ha portato nel centro antico visitatori bitontini e non. Grandi assenti, i più giovani

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In città si respira cultura con “Vivere Bitonto” grazie a Chiese Aperte, l’iniziativa a cura di Confartigianato, Confcommercio e Avis Bitonto con il patrocinio del Comune, organizzata ieri sera dalle 18 a mezzanotte. Un’occasione per riscoprire ed esplorare luoghi del centro antico poco noti (specialmente ai più giovani) ritrovando quelle autentiche gemme, quegli scrigni colmi di arte e bellezza che sono le chiese di Bitonto.

Tre i percorsi proposti: il primo dedicato a chiese e corti medievali, il secondo riservato al legame fra spiritualità e ricchezza, rappresentato al meglio dal monastero delle Vergini, e l’ultimo incentrato sulle tracce del barocco. Anche le piazze non sono state trascurate, accogliendo visitatori e curiosi con mercatini artigianali e stand enogastronomici in piazza Cavour e con l’esposizione di auto e moto d’epoca e una mostra di pittura in piazza Cattedrale. Due le mostre fotografiche allestite: “Scatti dell’artista Joseph Di Lello” al Museo diocesano e “Scatti della Bitonto d’altri tempi” al Torrione angioino, dove fino a settembre sarà possibile provare la realtà virtuale grazie a “Cross the gap”, il progetto che rende accessibili luoghi d’interesse anche alle persone con disabilità.

«La manifestazione – racconta il sindaco Ricci sui social – valorizza l’immenso patrimonio storico e artistico che la città possiede, la partecipazione di tanti cittadini e turisti che non conoscevano le chiese davvero ci gratifica moltissimo». E in effetti Bitonto riesce ad incantare tutti, bitontini e forestieri, che si perdono per le strade del centro storico. Si passa dall’osservare i piccoli dettagli delle facciate delle chiese all’ammirare l’opera di Carlo Rosa nella volta di San Gaetano e il trionfo barocco a San Domenico. «È una chiesa nella chiesa», dice qualcuno stupito. Ogni strada, ogni piazza nasconde un racconto, piccolo o grande che sia, come la scomunica dell’imperatore Federico II il 29 settembre del 1227, avvenuta proprio nella nostra Cattedrale. E mentre si prosegue visitando l’interno del gioiello romanico pugliese, si sente qualcuno, perso nell’osservare il pulpito, mormorare «Qui trabocca la storia». Come dargli torto.

Ma c’è una nota dolente: i “sepolcri aperti”, come qualcuno scherzosamente definiva l’iniziativa sui social alimentando la calda estate della politica bitontina. Tutti i visitatori incontrati erano soddisfatti e stupiti di quanto visto e scoperto, ma qualcuno manifestava perplessità sul periodo scelto. «Perché ad agosto? Sarebbe meglio riproporre l’evento con un clima più mite, magari insieme a Cortili Aperti o ad una delle festività religiose della città».

Ma il dato più preoccupante emerso durante la visita era l’assenza dei più giovani. In un’occasione in cui Bitonto mette in mostra le sue meraviglie (ricordiamolo, gratuitamente) i giovani interessati sono davvero troppo, troppo pochi, per non parlare di quelli coinvolti. È un’emorragia culturale: in futuro come potremmo valorizzare il nostro patrimonio se nessuno ne conosce il valore o, peggio, l’esistenza? Certo, non è un problema solo di Bitonto ma è un problema anche di Bitonto.

Ieri sera sono stati soprattutto i visori per la realtà virtuale ad attrarre i pochi giovani interessati all’iniziativa. È un segnale importante, capiamolo, non ignoriamolo. La tecnologia VR può abbattere non solo le barriere della disabilità ma anche quelle del generation gap, facendo finalmente riavvicinare i più giovani alla storia e all’arte. Bitonto può diventare l’esempio per un nuovo modo di divulgare, non lasciamo il nostro patrimonio all’oblio.

 

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