Settimo anniversario terremoto Amatrice, parole di speranza da monsignor Piccinonna

Monsignor Vito Piccinonna celebra la messa in ricordo delle vittime del terremoto di Amatrice

Ieri la messa celebrata dal vescovo bitontino di Rieti. «L’amicizia col Signore – ha detto – sarà portatrice di una promessa che può far aprire il cielo»

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Monsignor Vito Piccinonna, ex parroco rettore della Basilica dei Santi Medici di Bitonto, ora vescovo di Rieti, ha celebrato ieri ad Amatrice la messa in ricordo delle vittime del terremoto che sette anni fa (il 24 agosto 2016) colpì il centro Italia, provocando oltre 300 morti e danni enormi in numerosi comuni di Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.

«Come pastore di questa terra martoriata e ferita – ha detto – sento di esortarci reciprocamente anzitutto ad essere e a fare comunità e a tendere molto a questo. Abbiamo bisogno di essere salvati dalla solitudine e dalla dispersione, dalla tristezza e dallo sconforto che ci portiamo tutti dentro. È solo Gesù, la Speranza fatta carne, a salvarci, a farci ripartire continuamente, talvolta anche rivedendo i nostri modi, le nostre prospettive, le nostre certezze».

Nella cavea dell’Auditorium dei Monti della Laga, alla presenza dei familiari e delle autorità locali, regionali e nazionali (per il Governo il ministro dello sport Andrea Abodi, e quello della protezione civile Nello Musumeci) monsignor Piccinonna ha ricordato la figura di Bartolomeo‐Natanaele, l’apostolo di cui ieri la Chiesa ha fatto memoria, ed ha esortato a coltivare «l’amicizia col Signore» che, ha sottolineato, «sarà portatrice di una promessa che può far aprire il cielo, quel cielo che dal 24 agosto di sette anni fa anche a noi sembra essere chiuso».

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Commenti

  • Annalisa (utente non verificato)

    Occupiamoci piuttosto delle chiese sempre più vuote e che dopo il Covid hanno perso gran parte dei fedeli. Lo ha certificato l’Istat e il crollo è drammatico, peggio di un terremoto.