L’eredità di Anna Balliana, pilastro della cultura classica

La professoressa Anna Balliana in una foto di gruppo sulla scalinata del liceo Sylos
Icona del liceo Carmine Sylos, “ha abbracciato la funzione educativa quale missione totalizzante”
Per tutti, la professoressa del ginnasio.
Per il Sylos di Bitonto, un pilastro della cultura classica.
La professoressa Anna Balliana, recentemente scomparsa, di fatto rimane icona del liceo classico di Bitonto, protagonista di quella gloriosa fase storica in cui il percorso classico si articolava in due segmenti formativi: il biennio ginnasiale e il triennio liceale.
Figura esemplare di docente dalle impareggiabili competenze professionali e dalla spiccata ironia, ha abbracciato la funzione educativa quale missione totalizzante, quotidianamente consumata prima sulla cattedra, nel faticoso ma gratificante rapporto con i suoi discenti, poi in un instancabile esercizio di lettura che ha continuato a privilegiare, anche nel tempo della quiescenza, i classici latini e greci.
Le fabbriche conventuali del Sylos che ieri risuonavano del “religioso silenzio” (come spesso amava ricordare ai suoi discenti!), non possono non rievocare oggi, attraverso il ricordo della professoressa Balliana, i tempi della lavagna di ardesia imbiancata di gesso, i tempi del docente unico di discipline umanistiche, i tempi della scuola saldamente ancorata ai fasti del passato, ma pionieristicamente proiettata in una prospettiva metamorfica che aveva in nuce i germi di una agenzia educativa nuova ed attuale.
I contenuti disciplinari. Il patrimonio valoriale. Lo spirito agonale. Questi i capisaldi su cui si è incentrato il percorso formativo di chi, favorito dal caso, prima, e sopravvissuto, poi, ad una sorta di selezione darwiniana che favoriva i più resistenti alle “sudate carte”, ha incrociato la professoressa Balliana nel suo iter scolastico. Su questi pilastri “LA” Balliana (che in quell’articolo evocava un concentrato di rispetto, di timore reverenziale, di inespresso affetto) ha saputo forgiare il passato, il presente, il futuro di non poche generazioni di alunni, in venticinque anni di servizio al classico di Bitonto.
I contenuti disciplinari (ovvero le radici del passato). Le sue lezioni ginnasiali sono state esperienze di “palestra”, vissute nel quotidiano ed indefesso esercizio flessivo, traduttivo ed interpretativo, in una overdose martellante di accenti e di spiriti, di tabelle verbali e di famiglie lessicali, il tutto snocciolato con il supporto costante di una grammatica storica consolidata sulla scia di grandi maestri dell’Università degli Studi di Bari. Un’esperienza didattica tutt’altro che passatista, basata piuttosto sull’incrollabile convinzione che il “sapere” e il “saper essere” passano attraverso i contenuti disciplinari.
A seguire, il patrimonio valoriale (ossia il presente vissuto come consapevolezza). I versi epici, i frammenti lirici, i passi dei tragici greci e degli storici latini deponevano qualsiasi patina opaca di vecchiume per brillare con lo smalto di una attualità ritrovata nella cronaca, nel vissuto personale, nelle esperienze di relazione. E qui la docente di rara competenza sapeva cedere il posto all’educatrice di insuperata ed insperata humanitas, capace di fornire ad adolescenti sprovveduti, ancora digiuni di motori di ricerca, di social e di metaverso (eppure con lei abbiamo frequentato il primo corso di alfabetizzazione all’uso del PC!!!), gli strumenti di un approccio critico al più complesso meccanismo dell’universo: l’uomo.
Infine lo spirito agonale (ossia lo stile della proiezione nel futuro). Per Lei, con Lei, grazie a Lei, ogni fase del processo di insegnamento-apprendimento è stata una gara evocativa dello spirito agonale vissuto dai Greci nelle palestre e nelle gare sportive. E tutti i suoi alunni, inconsapevoli ‘Filippidi’ di nuova generazione, hanno vissuto le loro “maratone” nella consapevolezza che la vita è competizione e la competizione non indossa il guanto della sfida, né veste i colori foschi del conflitto, ma è una “sana” gara che chiama ogni uomo ed ogni donna al miglioramento di sé.
E poi c’era LA Balliana delle gite e delle rappresentazioni teatrali a Siracusa, dei mercoledì letterari al teatro Piccinni e delle presentazioni di libri e monografie al Margherita, delle visite al museo e in galleria, dei concerti e delle manifestazioni culturali, pronta a salire sul primo torpedone (mai chiamarlo autobus!) con i suoi discenti per promuovere la cultura del turismo e la valorizzazione del territorio in una scuola ancora completamente ignara di PCTO, ma già pronta a costruire solidi ponti con l’università e con il mondo del lavoro. Al culmine del suo magistero – in coincidenza con una fase delicata di ripensamento della classicità e del liceo classico – la professoressa Balliana ha affidato i “segni” tangibili (come dovrebbe chi è chiamato ad “in-segnare”) di una riqualificazione della cultura classica, assunta non come professionismo, ma come prospettiva di edificazione di un futuro a misura di una humanitas fortemente incardinata nella tradizione e aperta alla re-invenzione delle prospettive educative.
Da ultimo, c’era LA Balliana delle assemblee di classe “mai svolte”, puntualmente convertite in una escursione sul campo archeologico o magari immolate per una giusta causa, come quello scatto fotografico destinato a finire in fondo al cassetto dei ricordi e ripescato in una tarda serata del 23 luglio 2023.
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