Nasce “Visioni periferiche”, il festival del cinema per rigenerare le periferie

Marco Lovero

Nicolò Ventafridda, direttore artistico: “Questo festival nasce pensando a quei ragazzi che vivono in contesti di abbandono, precarietà e lontananza dl centro urbano”

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Rigenerare le periferie urbane attraverso proiezioni cinematografiche: nasce così “Visioni Periferiche”. Con quattro incontri organizzati dall’associazione U-Lab grazie a Galattica, iniziativa della regione Puglia a cura della sezione Politiche Giovanili e di ARTI e con il patrocinio del comune, “Visioni periferiche” vedrà momenti di confronto con artisti emergenti e cineasti affermati e momenti di musica live. Tema di questa prima edizione, presentato nella serata di ieri al teatro Traetta, è la precarietà in tutte le sue forme.

«Visioni Periferiche nasce dall’ostinazione di far vivere le periferie della nostra città di momenti di convivialità e scambio culturale attraverso la proiezione di Film – racconta il direttore artistico Nicolò Ventafridda – Sentivamo l’esigenza di organizzare un festival in cui soprattutto i ragazzi possano sentirsi a loro agio e vivere a pieno Bitonto raccontando quelle altre visioni che di solito non notiamo per conoscere persone e luoghi che non pensavamo di incontrare. Questo festival nasce anche pensando a quei ragazzi che vivono in contesti di abbandono, precarietà e lontananza dl centro urbano, quei ragazzi che come tutti noi, improvvisandosi registi, mettono avanti le mani per inquadrare tutto ciò che li circonda. “Visioni Periferiche” è il diritto, la libertà di vivere e immaginare la propria realtà nonostante le condizioni in cui vivono».

A portare i saluti istituzionali l’assessore Christian Farella: «Progetti come questo mirano a sostenere l’aggregazione e il protagonismo giovanile; i giovani non devono essere semplicemente beneficiari dei servizi messi a disposizione dai vari enti ma i protagonisti degli stessi. La mission di U-Lab in un contesto che riguarda anche il nodo Galattica e le politiche giovanili è di rigenerare, abitare gli spazi urbani anche attraverso l’attivazione di reti sociali e con questo festival stiamo mostrando molta attenzione».

Presente all’inaugurazione anche il professor Nicola Pice: «Dai giovani c’è sempre da imparare. Quando noi utilizziamo il termine periferie subito ci viene da pensare a qualcosa di lontano, diverso da noi… è una sorta di “non luogo”. Eppure, il termine deriva da periphereia che per Fibonacci, grande matematico, significa circonferenza. La periferia non è qualcosa di lontano ma è parte di me, è sbagliata l’idea di qualcosa di estraneo alla città. Quando Marco Polo ne “Le città invisibili” di Italo Calvino descrive un ponte, pietra per pietra, a Kublai Khan questo gli chiede qual è la pietra più importante che sostiene il ponte. Marco Polo risponde “l’arco” perché è l’arco che mantiene le pietre e non una pietra che determina l’arco. L’idea della periferia è esattamente quella del ponte di Calvino. Vivere una città significa anche vedere la risposta che è capace di dare alle mille domande».

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Commenti

  • Periferico (utente non verificato)

    Ma scusate Mariotto e Palombaio non sono periferie? O sono state ultimamente elevate al rango di capoluogo? Boh! Qui ci si sciacqua la bocca con i proclami, ma la vera integrazione delle periferie, sotto questa amministrazione, è pari a zero; salvo i soldi buttati per feste e festicciole senza senso