Terzo memorial “Michele Perrini”, l’amore che vince su tutto

Terzo memorial “Michele Perrini” ©Anna Verriello
Grande la commozione e la partecipazione sabato scorso
L’elio lo muovo solo l’amore. Sì, sono sicuro che lo avete pensato, magari abbracciati o magari vicini nella stessa fetta di cielo, mentre quei cuori di elio, lacrime, amore e commozione, prendevano il decollo dalla pista terra e segnalavano, come meta d’arrivo, quel posto che non sappiamo ancora se abbia pareti ovattate o meno, fino a raggiungere le vostre braccia spalancate, pronti ad accoglierli ed a tenerne più di uno a testa, pronti a far festa anche solo per una notte.
Perché le avete viste tutte dal vostro posto speciale, ciascuno col proprio modo diverso ma unico di guardare, tutte le persone che sabato hanno azzerato i propri impegni pur di essere lì per voi.
Li avete visti stringersi, abbracciarsi, farsi forza a vicenda e poi francobollare fra le labbra ed il cielo il proprio personale bacio affinché arrivasse forte ed in tempo per stamparsi sul cuore e non staccarsi mai più.
Avete ammirato il loro coraggio, la loro voglia di ripartire nonostante il dramma che in ogni singolo e maledetto secondo lascia cadere il proprio insopportabile velo di dolore davanti agli occhi che si perdono in un vuoto da cui è difficile venirne fuori, e da cui bisogna avere il tempo, il rispetto e la pazienza di non disturbare mai chi in quel vuoto sa di aver perso qualcuno e spera di ritrovare se stesso.
Ve li siete passati sulla pelle quei cuori di elio, vi ci siete accarezzati le guance e guardandovi negli occhi, uno dalle proprie pupille color mare e l’altro dalle proprie lenti dalla montatura rossa, avete capito che sì, è un infame e viscido gioco di qualche grande, prendersi sempre i più piccoli senza nemmeno chiedere scusa e senza nemmeno dare spiegazioni.
Vi è toccato solo accettarla come verità perché è tutto quello che resta.
Lo avete fatto in una sera di piena estate, consapevoli di non essere stati soli, perché quel mare d’amore che ondeggiava a due passi da un rettangolo verde, ha creato una sorta di maremoto nel vostro cielo, lasciandovi fare surf sulle onde della passione e del ricordo.
E poi via, siete corsi sulle vostre nuvole d’oro, avete indossato gli scarpini e avete volteggiato come giocatori di un cartone animato giapponese su un campo infinito per un tempo indefinito, assieme a tutti quelli che hanno giocato per voi.
Avete atteso che terminassero, che l’ultimo goal fosse messo a segno e poi con la stessa gelosia infantile e adolescenziale, vi siete ripresi i palloncini e prima di prendere sonno ci avete guardato all’interno, trovandoci ancora le pupille colme di lacrime di una madre, un padre, un fratello e due sorelle.
E vi si è stretto il cuore lo so, perché la sensazione è sempre la stessa ed il tempo non la cancellerà mai.
Vi si è talmente stretto che in quello spazio infinito è diventato un sentiero.
Quel sentiero che avete percorso di fretta, a perdifiato, a petto in fuori, fino a raggiungere l’anima di chi è stato lì per voi, sussurrargli un grazie sotto forma di vento ad un sospiro dalla pelle, e poi tornare su, che era nuovamente venuto il tempo di dormire.
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