Quella mattina del 29 giugno 2009 a tu per tu con Pelé

Nicola Lavacca accanto a Pelé
Il giornalista bitontino Nicola Lavacca racconta a BitontoLive il suo incontro con l’immenso campione brasiliano
Quella mattina del 29 giugno 2009 mi ritrovai improvvisamente a seguire un evento importante tra calcio e turismo dov’era annunciata la presenza del mitico Pelé, leggendario quanto inarrivabile. Sulle prime sembrava quasi impossibile che il celeberrimo campione brasiliano potesse approdare a Bari. Tuttavia, l’occasione era di quelle storiche e irripetibili. Eravamo una quindicina i giornalisti (per certi versi privilegiati) ammessi e alla manifestazione, peraltro molto riservata. Avrei dovuto realizzare un articolo ad hoc, cercando di cogliere qualche dichiarazione dell’asso carioca. Un momento di grande suggestione non solo sul piano professionale.
Dopo alcuni minuti di attesa, ecco apparire Pelé, serafico e sorridente. Una visione quasi celestiale, soprattutto per me che da ragazzino lo avevo visto all’opera soltanto negli inconfondibili filmati in bianco e nero, salvo ricordarmi il famoso gol segnato di testa all’Italia nella finale dei Mondiali a Messico 70. Lì, davanti a “O Rey”, l’essenza purissima del calcio, si fecero strada sentimenti di ammirazione, emozione e stupore. Qualche palleggio dei suoi e alcuni colpi di testa sensazionali, prima dell’intervista, scatenarono applausi a scena aperta.
Quello che mi sorprese di Pelé, fu la sua enorme carica di simpatia ma anche una insospettabile pacatezza nel parlare e dialogare con noi giornalisti. Una incredibile umanità e disponibilità d’animo, senza lasciar trasparire per un solo attimo la sua “grandezza”. Insomma, una sorta di antidivo, quasi passassero in secondo piano i suoi successi, i trofei vinti, le prodezze in serie, i 1281 gol segnati e i 3 Mondiali conquistati con la Nazionale verdeoro. Uomo di calcio e non solo, rispose a tutte le domande di noi cronisti, anche a quelle del sottoscritto, spaziando in lungo e in largo, e mostrando tanta sapienza e sagacia.
Di quella giornata incantevole, mi è rimasta impressa una sua frase particolarmente significativa: “Il calcio è una delle meraviglie del mondo, per bellezza e spontaneità, dove bisogna sempre dare il massimo con coraggio, lealtà e determinazione”. Alla fine dell’intervista, mai avrei immaginato che Pelè, oltre a firmare un autografo, mi avrebbe dato una stretta di mano inaspettata facendosi immortalare in una foto al mio fianco che per me resta una sorta di cimelio, ancora di più oggi che il fantastico fuoriclasse brasiliano ci ha lasciati dopo aver disegnato preziosi e spettacolari affreschi di tecnica sopraffina, genialità e infinita classe. Un’icona senza tempo, indimenticabile, che per sempre rimarrà nel cuore di chi ama il calcio e non solo. Il mio dolce ricordo resta scolpito nell’animo, perché di quella affascinante mattinata e di quella foto in cui io e Pelé siamo sorridenti, riecheggiano sensazioni uniche e irripetibili che mai potranno essere cancellate.
Nicola Lavacca è giornalista professionista. Scrive per Avvenire, Famiglia Cristiana, La Gazzetta dello Sport, il Corriere del Mezzogiorno.
Commenti
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“…manifestazione, peraltro molto riservata.” allora non è un personaggio pubblico…la sua notorietà è emersa sì dalle sue capacità ma anche dal folto pubblico che lo ha sostenuto. Dov’è la “purezza” quando egli stesso (pelè) avrebbe dovuto spalancare le porte a tutti e non a pochi “privilegiati” (di che poi?). Nessun mortale sulla terra finchè respira fa niente per niente. conclusioni: pelè ha vinto 2 mondiali sul campo (1962 infortunio e non ha disputato la finale) e aveva gente del calibro di altafini, DIDI VAVA GARRINCHA, Maradona è il vero inarrivabile, DA SOLO HA STERMINATO SUL CAMPO UNA NAZIONALE QUELLA INGLESE. MARADONA ERA L’UOMO-SQUADRA, A PELè ERA NECESSARIA LA SQUADRA. BUON ANNO
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Due grandi Pele’ con la palla e Lavacca con la penna







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