Consiglio comunale/2, il saluto a don Vito Piccinonna: «Vado via ma non strappo le radici»

Don Vito Piccinonna
Dopo il commiato dei componenti della massime assise cittadina, il neo vescovo di Rieti si rivolge agli amministratori: «Ridate alla politica il senso di arte nobile»
La seconda parte del consiglio comunale tenutosi ieri ha visto il saluto dell’assise cittadina a don Vito Piccinonna, nominato vescovo della diocesi di Rieti lo scorso 18 novembre e che quindi a breve lascerà il santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano, dov’era parroco.
Per la maggioranza è intervenuto Emanuele Avellis (Strada in comune), peraltro delegato sindaco di Palombaio, terra natìa di don Vito Piccinonna: «Hai dimostrato alto profilo spirituale in favore dei giovani ma non dimenticando gli ultimi e i deboli, siamo certi questa azione sia stata una delle considerazioni che abbia contributo al conseguimento del prestigioso incarico. Sicuramente continuerai da distante ad adoperarti per la crescita morale e spirituale dei tuoi concittadini».
Molteplici invece gli interventi, brevi ma concisi, prodotti dagli esponenti della minoranza: da Francesco Toscano a Ivan Lorusso, da Carmela Rossiello ad Arcangelo Putignano, poi Onofrio Altamura, Franco Natilla, Francesco Scauro e infine Domenico Damascelli. Tutti parlano di motivo d’orgoglio, di una nomina meritata per il lavoro pastorale e spirituale svolto da don Vito Piccinonna per la comunità bitontina. E augurano al neo vescovo di Rieti un cammino di serenità per il nuovo prestigioso incarico.
Ha preso la parola per ultimo il sindaco Francesco Paolo Ricci, ringraziando don Vito Piccinonna per l’operato svolto e ricordando l’importante eredità che lascia alla città: «I cittadini hanno accolto con gioia e sorpresa questo annuncio. Come sacerdote, vieni a dare un saluto a noi che svogliamo un ruolo chiamato a svolgere per i cittadini. Vogliamo testimoniare la grande vicinanza nei tuoi confronti e dirti grazie per ciò che hai fatto e che farai. Abbiamo la fortuna di avere due vescovi bitontini. Rieti è la terra del francescanesimo e quando parliamo di pace ricordiamo il nostro stemma: l’ulivo e il motto per la pace. C’è un comune denominatore, un legame che ci rafforza ulteriormente. L’amministrazione non può essere indifferente al terzo settore, proseguiremo il tuo impegno nei confronti delle persone più in difficoltà. Abbiamo apprezzato il tuo non girarti dall’altra parte. Ci hai confermato che prima di pensare alle pietre occorre pensare agli uomini di questa città, non ci può essere programma migliore se quei progetti non partono dall’attenzione verso gli ultimi. Sono certo farai sentire la tua presenza alla nostra comunità perché ne avremo bisogno».
Ha raccontato il motivo del suo stessa episcopale, don Vito, scegliendo subito l’albero d’ulivo, rappresentativo delle sue origini, di pace e di sollievo. E poi il motto: gaudium et spes. «Voglio ricordare Accumuli ed Amatrici, poco distanti da Rieti, colpite dal sisma e dove andrò a celebrare messa – sono state le parole del neo vescovo –. Ho accettato perché mi hanno insegnato che quando il Papa chiede, bisogna dire di sì. Vado via ma non strappo le radici, rivolgo un pensiero agli agricoltori che custodiscono la terra. Sono stati importanti sette anni e mezzo a Bitonto, non ho camminato da solo ma con tanti collaboratori. E lasciatemi dire che molte volte la fondazione non viene vista di buon occhio soprattutto dai bitontini ma serve per servire i poveri, la fondazione è di questa città e spero ne siate un po’ più fieri, conoscendola dal di dentro per quella che davvero è». Poi monsignor Piccinonna si è rivolto direttamente ai componenti della massima assise cittadina, con parole che non lasciano spazio a fraintendimenti: «Bitonto ha tante eccellenze da tanti punti di vista ma a volte una certa chiusura favorisce delle implosioni e tanto bene si disperde, la città ha il compito di custodire l’amicizia tra i cittadini. Abbiate un occhio di riguardo per i giovani, ai quali non deve essere impedito il futuro. Bitonto ha un sistema di welfare encomiabile, che non deve essere visto come un costo ma come investimento. Ridate alla politica il senso di arte nobile e sarà un bel messaggio per le nuove generazioni».
Commenti
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mah! gli interventi sono soltanto motivo di orgoglio personale per lasciare ai posteri frasi lapidarei e indelebili. ritengo che ci sia anche un narcisismo intellettuale







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