Il presepe con le conchiglie: da 90 anni in una teca in un palazzo in via Marsala

Il presepe in via Marsala

Una natività in legno di fine 800, in origine custodita sotto una campana di vetro, è diventato un simbolo del Natale

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Il presepe in via Marsala
Il presepe in via Marsala

C’è un presepe custodito da novant’anni in una teca, in un palazzo in via Marsala al civico 35. Una lastra di vetro lo protegge dalla polvere e dal tempo, è esposto tutto l’anno ma nel periodo di Natale s’illumina per mostrarsi in tutta la sua bellezza. Durante la novena a Gesù Bambino è tappa fissa per lo zampognaro Enzo che arriva ogni anno a Bitonto da San Paolo Matese, col suo mantello nero e la sua musica antica.

Le statue in legno di fine 800 riproducono san Giuseppe, la Madonna, il bambino, il bue e l’asinello. In origine erano sotto una campana votiva di vetro andata in frantumi, e furono collocate in un luogo più sicuro dal proprietario, Gaetano Tiene. A raccontarcelo è una delle sue nipoti, Angela Maggio: «Mia madre racconta che il nonno creò una capanna e la decorò con tante conchiglie, la sistemò in quella nicchia e da allora è sempre rimasta lì. Fa parte della storia della nostra famiglia. Nonna Maria Rosaria, che era molto legata a quella natività ereditata da sua madre Filomena, si raccoglieva in preghiera davanti al tabernacolo insieme ai quattro figli – Vito Antonio, Maria, Filomena e Francesco – durante le festività natalizie».

Gaetano, muratore, fu arruolato in guerra e ne tornò gravemente malato. L’asma bronchiale lo uccise a soli 54 anni. Aveva grande fantasia e manualità: dai bossoli creava accendini, sapeva inventare nuovi usi per ogni oggetto. Amante della musica, suonava il contrabbasso e con il figlio Vito Antonio, violoncellista, si esibiva al teatro comunale allora intitolato ad Umberto I, distante solo qualche centinaio di metri dalla casa in via Marsala ma troppo faticoso da raggiungere per Gaetano, fiaccato dall’insufficienza respiratoria. La figlia Filomena racconta di quando, ragazza, accompagnava il padre al teatro bitontino o anche in tram a Santo Spirito dove teneva concerti, alleggerendolo volentieri del peso del contrabbasso.

«Ogni volta che, salendo e scendendo le scale della vecchia casa di famiglia, passiamo davanti a quel presepe fatto di conchiglie – confessa Angela Maggio – non possiamo fare a meno di rivolgergli il nostro sguardo e una preghiera. È un ricordo prezioso, un legame indissolubile con il nonno che ci è stato strappato troppo presto».

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