«Orgoglioso di essere bitontino»: la storia di Mario, in America dal 1970

Mario Acqafredda mentre dipinge scorci di Bitonto

Il 65enne, interior designer, è rimasto legatissimo alla sua città d’origine, che ritrae continuamente nei suoi dipinti

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Mario Acquafredda, nel 1970 e oggi
Mario Acquafredda, nel 1970 e oggi

Il Torrione Angioino, gli archi della Galleria Devanna, il ponte sul Tiflis: luoghi del cuore che si sono trasformati in ricordi e poi ancora in opere d’arte. Quelle che Mario Acquafredda, 65enne bitontino emigrato in America 52 anni fa, continua a dipingere anche a migliaia di chilometri di distanza.

Una carriera e una famiglia costruita in un altro continente, ma il cuore è rimasto legato alla sua Bitonto e continua a vagare tra i vicoli del centro antico, a ricercare suoni e odori di una volta e a rivivere quella vita che, ancora ragazzino, ha dovuto lasciare per seguire la famiglia negli Stati Uniti.

«Vivo in America dall’8 novembre del 1970, avevo 13 anni quando ho lasciato Bitonto. Ma credetemi, ogni volta che torno sento di far ancora parte di questa bellissima città»: esordisce così Mario, in una lunga intervista per BitontoLive. E così scopriamo che, nato a Bitonto il 23 aprile del 1957, all’inizio della sua adolescenza ha dovuto seguire i genitori in America, assecondando il sogno del padre, Antonio, di dare ai figli un futuro più prospero.

«Mio padre era di Bitonto, mia madre invece era nata a New York ma a 7 anni fu riportata dai genitori, entrambi bitontini, in Italia dove fu costretta a restare a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. A Bitonto lei ebbe modo di rifarsi una vita e di conoscere mio padre. Poi, dopo 40 anni di servizio nella Polizia di Stato, insieme decisero di tornare in America, portando con loro i figli», racconta Mario.

Di Bitonto, ricorda tutto nei minimi dettagli. «Ho frequentato la scuola Rutigliano fino alla seconda media e poi di sera, grazie all’incoraggiamento di mio padre, seguivo le lezioni di disegno alla scuola Francesco Spinelli. Da lì – continua – ho scoperto che l’arte scorre nelle mie vene e continua a farlo ancora oggi, ecco perché negli Stati Uniti, dopo le medie e il liceo artistico, ho frequentato la New York School of Interior Design dove mi sono laureato. Ho iniziato a lavorare come interior  designer qui a New York e oggi sono general manager di una grande compagnia di arredamento».

A Bitonto è stato di recente, e sempre con il cuore di chi è innamorato della propria città, nonostante la distanza e gli anni. «A luglio sono tornato in Italia e ho preso contatti con Fiorella Carbone per partecipare a maggio del 2023 alla manifestazione Cortili Aperti, desidererei tanto esporre i miei dipinti di Bitonto in una mostra», confessa. E conclude: «So che la città è cambiata, non è più quella che ho lasciato 50 anni fa, ma Bitonto per me è la mia Bitonto e, anche se ha i suoi difetti, resterà sempre nel mio cuore.  E anche nel mio futuro, perché con mia moglie – ovviamente bitontina – abbiamo deciso che ci organizzeremo per trascorrere, ogni anno, qualche mese a Bitonto. È il mio sogno!».

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