Modifiche al decreto sull’olio, no di CIA e Assoproli

Olio d’oliva ©Pixabay
Il parametro per il calcolo del valore della produzione commercializzata sarebbe riferito all’anno solare 2022, anziché al 2021
CIA Agricoltori Italiani di Puglia e il mondo olivicolo pugliese sono fortemente preoccupati per le modifiche introdotte al decreto “Disposizioni nazionali sui programmi operativi delle OP e AOP del settore dell’olio d’oliva e delle olive da tavola”. Le modifiche sono state introdotte nel corso della seduta del 14 settembre della Conferenza Stato-Regioni. Per il calcolo del valore della produzione commercializzata di olio, considerare il 2022 anziché quanto maturato nel 2021, introduce un elemento assolutamente aleatorio nella definizione dei futuri programmi operativi che andranno presentati già dal prossimo 10 ottobre.
“Le forti attese del settore olivicolo italiano, anch’esso sotto l’incudine di una crisi feroce, rischiano così di naufragare”, dichiara il bitontino Gennaro Sicolo, presidente di CIA Puglia e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani. “Le modifiche apportate – aggiunge – penalizzano il comparto e, inspiegabilmente, gettano alle ortiche mesi e mesi di lavoro e confronto serrato tra le organizzazioni sindacali degli agricoltori come la nostra, il Ministero e le altre istituzioni coinvolte”.
“È una posizione, la nostra, condivisa anche dalla Regione Puglia, che si è espressa chiaramente attraverso l’assessore all’agricoltura Donato Pentassuglia. Riteniamo che quella disposizione sia inapplicabile, perché richiede alle imprese di programmare in corso d’anno, con dati non ancora certi e controllati, cosa che può mettere a rischio una gestione prudente ed efficace delle risorse pubbliche. È un meccanismo che ingenera confusione, anche nell’immediato futuro, in vista della quasi certa rimodulazione di risorse a posteriori con conseguente probabile contenzioso che ne deriverebbe”, conclude Sicolo.
Sulle stesse posizioni anche Assoproli, fra le più importanti organizzazioni di produttori italiane, che esprime profonda preoccupazione per le modifiche proposte al decreto, che individuano il parametro per il calcolo del valore della produzione commercializzata (vpc) di olio maturato nell’anno solare 2022, anziché nell’anno 2021.
“Una scelta – spiega il presidente Giuseppe De Mastri – che penalizza l’attività di programmazione delle op. Il rischio grave, infatti, è quello di definire futuri programmi operativi sulla base di dati non definitivi che potrebbero far predisporre i futuri Programmi operativi non adeguati alle reali condizioni delle imprese e alle loro esigenze. Programmi operativi che vanno presentati già dal prossimo 10 ottobre”.
Difficoltà che si acuiscono “considerando anche che il Piano Strategico Nazionale prevede l’avvio delle attività di programmazione a partire dal 1° gennaio 2023 e, pertanto, i programmi delle organizzazioni di produttori dovranno essere approvati entro il 31 dicembre 2022”.
“Il calcolo riferito al 2022 costringerebbe le nostre op a programmare le attività entro l’anno sulla base di dati la cui certificazione avverrà solamente in seguito. Elevato è il rischio di approvare programmi operativi inattendibili e suscettibili di notevoli oscillazioni. In questo modo – denuncia De Mastri – si annullano mesi di duro lavoro e confronto tra organizzazioni di rappresentanza, Ministero e altre istituzioni coinvolte”.
“È un danno per la Puglia, che da sola rappresenta la metà dell’olio italiano, di diverse decine di milioni di euro perché si elimina infatti dal sistema di calcolo del contributo l’esercizio del 2021 che è stato un anno molto positivo rispetto ad annate come la prossima, in cui la produzione olivicola regionale – e quindi il relativo fatturato che sarà realizzato dal comparto – si prospetta notevolmente inferiore”, conclude il presidente di Assoproli.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare