“Offesa e perdono”: Michele Giorgio racconta una storia di menzogna e riscatto

Michele Giorgio

Intervista al professore ed ex preside sul suo ultimo romanzo, pubblicato da grausedizioni

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«Perdonare non sette, ma settanta volte sette»: rispondendo a Pietro (Mt 18,21-22), Gesù contrappone alla logica umana della vendetta l’evangelico perdono senza limiti. È questo il tema centrale dell’ultimo libro del professor Michele Giorgio – “Offesa e perdono” (grausedizioni, collana Tracce) – che racconta di vite segnate dalla menzogna e dall’inganno, dalla sete di verità e dal riscatto.
«L’ispirazione – spiega l’autore a BitontoLive – nasce da un fatto di cronaca: la storia di una ragazza in cerca della propria identità perché si era resa conto di non essere figlia naturale dei propri genitori».
La protagonista è Clelia, una giovane adottata a sua insaputa. Nella prima parte del romanzo è assorbita dallo sforzo psicologico di spiegare a se stessa chi è davvero. Non riscontrando somiglianze con i propri genitori, chiede aiuto alla madre ma le viene risposto che la natura a volte tradisce il dna. Clelia è nell’età critica dell’adolescenza, si guarda allo specchio e non riconosce i tratti somatici della sua famiglia. Il tarlo del dubbio s’insinua in lei fino a divorarla. Da qui la crisi. Via via, entrano in scena personaggi “complici” di questo grande segreto che ad un certo punto verrà svelato e, come una valanga, trascinerà con sé vicende del passato, tutte segnate dalla scelta fra verità e bugia, perdono e condanna. Unico faro, la fede. Perduta, ritrovata, conquistata, nell’eterno interrogativo filosofico e teologico sull’esistenza di Dio. Le risposte, alla fine, giungeranno attraverso l’esempio della piccola grande suora divenuta santa, madre Teresa di Calcutta.
“Offesa e perdono” è un romanzo che sollecita una profonda riflessione sul senso cristiano della vita. Una speculazione costante per Michele Giorgio, classe 1940, professore di storia e filosofia e poi preside in diversi licei fino al 2007. Cultore della materia in Filosofia del diritto all’Università di Bari, è stato assessore alla cultura del Comune di Bitonto, direttore dell’Ufficio pastorale della cultura della diocesi di Bari Bitonto. Non ha mai smesso di approfondire gli studi storici, filosofici, letterari, pedagogici e sociali.
«Il bisogno della scrittura – confessa – nasce dal mio carattere: sono un riflessivo, parlo poco e scrivo molto, amo mettere per iscritto il frutto delle mie riflessioni. I vari libri che ho pubblicato sono il risultato di questa ricerca e dei miei ragionamenti, sulla storia in particolare. Ho anche scritto e pubblicato raccolte di poesie».
Figura di spicco della cultura bitontina, Michele Giorgio è conosciuto da tutti come “il preside” per i suoi ventun anni, dal 1986 al 2007, alla guida del liceo Galileo Galilei.
«La lunga esperienza come preside – dice – mi ha dato tanta umanità. Ho sempre contestato la nuova impostazione manageriale della scuola, mi rifiuto di pensare al preside come dirigente. In lui devono sommarsi la missione pedagogico didattica e la capacità amministrativa, non può ridursi a firmacarte ma deve dare calore e organizzazione alla didattica. Non ho mai dimenticato di essere professore prima che preside, e sostituivo volentieri i docenti assenti facendo lezione nelle classi, non parlando a vanvera ma prendendo in esame un argomento di filosofia e sviluppandolo insieme ai ragazzi. Ricordo un referendum fatto tra gli alunni delle prime e seconde classi sul senso della vita. Invitati i ragazzi a riflettere e vennero fuori pensieri bellissimi, sorprendenti e profondi… ».
La fede, insieme alla cultura, è l’altro binario su cui scorre la vita di Michele Giorgio. «È una fede che nasce da una ricerca interiore senza sosta – spiega – una conquista continua che alimento e rafforzo con le letture, le meditazioni e la frequenza dei sacramenti».
Una fede praticata anche con la solidarietà. «Mi sono dedicato per tredici anni alla casa di riposo Villa Giovanni XXIII, contribuendo durante la mia presidenza a costruire il padiglione Alzheimer che è un fiore all’occhiello di questa istituzione. L’impegno solidaristico è nutrimento per la mia fede», confessa. Proprio nel salone del centro Alzheimer, il prossimo 21 settembre, sarà presentato il romanzo “Offesa e perdono” che porta in copertina uno scatto di Sabina Giorgio Consiglio, figlia dell’ex preside, che ritrae un mazzo di tulipani rosso arancio.
«La fede – dice l’autore – vacilla sempre perché è il dialogo con l’Ignoto. Nel libro si dà molto spazio all’Ignoto, all’avventura che viviamo continuamente fino alla fine dei giorni terreni. Gli interrogativi che mi pongo da sempre sono gli stessi che emergono nel libro. Il mio non è un andare senza meta, anche se fatico per arrivarci. Continuo a ramingare nel dubbio ma la fede è il porto sicuro a cui approdare. Sono molto legato a sant’Agostino perché la sua filosofia è il ponte fra quella greca e il pensiero moderno: il dubbio di sant’Agostino è il dubbio di Cartesio».
Ma in fondo al buio, una luce costante: «Bugia chiama bugia. La verità è una strada scomoda, ma è la sola via d’uscita».

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