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Nicola Muschitiello “eroe” per un giorno alla Hero Südtirol Dolomites

Mariella Vitucci
Nicola Muschitiello
L'ingegnere-ciclista bitontino ha realizzato il sogno di tagliare il traguardo della maratona di mountain bike più dura e spettacolare al mondo
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“We can be heroes, just for one day”.

“Possiamo essere eroi, solo per un  giorno”, cantava David Bowie. Quel giorno, per Nicola Muschitiello, è arrivato lo scorso 18 giugno, quando ha tagliato il traguardo della Hero Südtirol Dolomites, la maratona di mountain bike più dura e spettacolare al mondo. Esattamente due mesi dopo il suo 45esimo compleanno, il ciclista bitontino ha realizzato il sogno di essere proclamato “hero”, al termine di un percorso estenuante e insieme esaltante: 86 chilometri per il 70% sterrati, con 4500 metri di dislivello e quattro salite oltre i 2300 metri. Quest’anno più di tremila atleti hanno sfidato se stessi e i leggendari tracciati di gara disegnati sulle Dolomiti. Professionisti e amatori insieme, provenienti da 41 Paesi, con partenza in griglie differenti ma con l’obiettivo comune di arrivare al traguardo.

Ingegnere meccanico, sposato e padre di due bambine, Nicola Muschitiello coltiva la passione per la bicicletta da 25 anni. «Preferisco il fuoristrada – racconta – per la maggiore libertà e per il contatto con la natura». Sotto gara si allena tre-quattro volte a settimana, puntando la sveglia alle 5.30 del mattino. In tempi “normali” il training è riservato al fine settimana. La “palestra” è il Bosco di Bitonto. «È casa mia – dice – lo conosco e lo curo. Tutti i ciclisti e i podisti che lo frequentano, che sono sempre più numerosi, ne sono diventati le sentinelle, insieme agli uomini dell’Arif e alle guardie forestali. In passato veniva maltrattato con spietramenti, sentieri eliminati con le arature, incendi e sversamento di rifiuti, ma negli ultimi anni c’è molta più cura e attenzione. Ho anche imparato a familiarizzare con volpi, serpenti, uccelli, persino cinghiali».

La bicicletta è anche un modo per tenersi in forma: 70 chili per 1,75 metri di altezza. «Mi permette di mangiare anche la pasta al forno – scherza Nicola – e di non dover lottare con la bilancia. La forma fisica è una conseguenza dell’allenamento. Sotto gara non puoi permetterti di stare sovrappeso, perché anche un chilo di troppo, in bici, pesa come un macigno».

«Con i miei impegni non riuscirei mai a seguire una tabella preimpostata. La Hero era il mio sogno – confida – e sono super felice che si sia avverato. Ho affrontato la gara con rispetto, perché sapevo quanto fosse dura. Sono partito da Venosa insieme ad otto amici, su un furgone carico di biciclette e bagagli. Abbiamo condiviso dodici ore di viaggio e tutte le emozioni di quest’avventura».

Muschitiello ha gareggiato nella categoria uomini Master M4, dai 45 ai 50 anni. «La Hero è molto complessa – spiega – e non puoi permetterti di andare oltre i tuoi limiti, se vuoi portarla a termine. Devi dosare le energie tra salite e discese. Il fisico ad un certo punto cede, ed entra in gioco la forza mentale».

La bici celeste con cui ha gareggiato l’ha assemblata lui stesso, “cucendo” su misura telaio, ruote e freni e curandone la manutenzione.

«La bicicletta – confessa – è il mio psicologo e antidepressivo, la mia valvola di sfogo. Fin dai tempi dell’università, quand’ero sotto pressione per lo studio, mi aiuta a trovare l’equilibrio e la forza per andare avanti. Il vento in faccia, il senso di libertà, il divertimento sono le stesse sensazioni provate da bambino, quando tolsi per la prima volta le rotelle. In molti mi hanno chiesto come facessi a ridere al traguardo della Hero, nonostante i dolori e i crampi dopo la sofferenza della salita. La risposta è una sola: ero felice. Andare in mountain bike mi rende felice. Certo, ci vorrebbe la preparazione in palestra ma non sono un professionista e non me lo posso permettere. La bici non è un lavoro, per me, ma una passione, e credo che lo sport non debba produrre stress ma gioia. Ho visto gente avvicinarsi alla bici e “scoppiare”. Quando si inizia a fare sport è una specie di droga naturale che produce endorfine e dipendenza. Bisogna essere bravi a trovare un punto di equilibrio».

Quella sulle Dolomiti – racconta l’ingegnere-ciclista – è stata la gara in cui ha messo più volte i piedi a terra, anche per quaranta minuti di seguito. Ci sono tratti impercorribili in sella perché troppo ripidi, e allora bisogna camminare, nonostante il dolore alla pianta dei piedi perché le scarpe da bici sono molto rigide e inadatte alla marcia. «Ma quando ti mettono la medaglia al collo – dice – tutti i dolori sono dimenticati. L’ultimo chilometro è stato emozionante più che tagliare il traguardo. Il mio obiettivo era arrivare alla fine perché molti si ritirano. Ho evitato i fuorigiri, sono andato cauto tenendo sotto controllo il cuore, dosando le forze e la velocità, alimentandomi e integrandomi per non rischiare crisi di fame. Quando ero al limite scendevo e spingevo la bici a piedi».

Nicola Muschitiello racconta la gioa immensa dell’arrivo al traguardo, quando lo speaker l’ha proclamato “hero” e gli ha messo in mano un bel bicchierone di birra. La prima cosa che ha fatto è stato prendere il cellulare e chiamare casa. «Questa volta non è stato possibile portare con me mia moglie Lia e le mie bambine, Valentina e Vittoria, e approfittare della gara per una vacanza. Ma le ho sentite vicine più che mai. E c’è stata un’altra persona che mi ha supportato per tutto il percorso: mio fratello Valentino, con cui condivido la passione per la bici, gli allenamenti, le gare e i trail. Il prossimo viaggio in sella, con le borse caricate sulle bici (bikepacking), lo faremo a luglio in Abruzzo: ci aspettano 290 chilometri e 7500 metri di dislivello. Valentino mi ha seguito da casa durante la Hero, chilometro dopo chilometro, mandandomi messaggi d’incoraggiamento che visualizzavo sul mio computerino. È stato come pedalare in due…».

Il momento della gara che gli resterà scolpito nel cuore – confessa poi – è il passaggio del valico Pordoi, la “terrazza” delle Dolomiti, passo leggendario per i ciclisti: «C’era tantissima gente e la sentivo scandire il mio numero,1584, e il mio nome, Nicola, stampati sul mio pettorale. È stato meraviglioso sentire il calore di una folla sconosciuta, che allungava le mani per battermi il cinque».

La prossima gara? La Capoliveri Legend all’Isola d’Elba. Un altro traguardo da tagliare.

lunedì 27 Giugno 2022

(modifica il 4 Luglio 2022, 16:21)

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