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Russia blocca export concimi, altro colpo per gli agricoltori

La Redazione
Concime
Da oggi ulteriori ritocchi ai prezzi dei listini dei mangimifici
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Il Ministero del commercio e dell'industria russo ha raccomandato ai produttori di fertilizzanti del Paese di interrompere temporaneamente le esportazioni a causa delle sanzioni scattate dopo l’invasione dell’Ucraina. Un ulteriore colpo alla nostra agricoltura, mentre il blocco dei porti sul Mar Nero fa crollare le scorte di mais e soia per l’alimentazione degli animali nelle stalle. Lo rende noto la Coldiretti Puglia, sottolineando che i principali gruppi internazionali, comprese le linee di container, hanno sospeso quasi tutte le spedizioni di merci da e verso la Russia per conformarsi alle sanzioni occidentali. Il Ministero – riferisce la Coldiretti – ha raccomandato ai produttori russi di sospendere temporaneamente le esportazioni di fertilizzanti fino a quando i vettori non torneranno alla normalità.  

Si tratta evidentemente di una ritorsione nei confronti delle sanzioni adottate contro la Russia, che produce più di 50 milioni di tonnellate all'anno di fertilizzanti, il 13% del totale mondiale, e il 19% del mais e circa l’80% dell’olio di girasole impiegato per  la produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell’industria alimentare, oltre che per le fritture.

Già da oggi i mangimifici comunicheranno ulteriori “ritocchi” al rialzo dei listini, con aumenti medi di 20/25 euro a tonnellata, annunciando che l’incertezza degli approvvigionamenti mette a rischio la reale evasione degli ordini, con la volatilità dei prezzi che porterà ad ulteriori rialzi. L’aumento dei prezzi di mais e soia sta mettendo in ginocchio gli allevatori pugliesi, che devono affrontare aumenti vertiginosi dei costi per l’alimentazione del bestiame (+40%) e dell’energia (+70%) a fronte di compensi fermi su valori insostenibili. Il costo medio di produzione del latte, fra energia e spese fisse – sottolinea la Coldiretti Puglia – ha raggiunto i 46 centesimi al litro secondo l’ultima indagine Ismea, un costo molto superiore rispetto al prezzo riconosciuto a una larga fascia di allevatori.

All’aumento dei costi di produzione non corrisponde la giusta remunerazione del latte alla stalla, quando per poter pagare un caffè al bar gli allevatori pugliesi devono mungere tre litri di latte pagati solo qualche decina di centesimi alla stalla, ben al di sotto dei costi di produzione in forte aumento per i rincari di mangimi ed energia, scattati già prima della guerra in Ucraina.

L’effetto drammatico è stato la chiusura di oltre 120 stalle in Puglia in 1 anno con le imprese di allevamento da latte allo stremo, per cui Coldiretti Puglia chiede alla Regione Puglia un intervento concreto per sostenere le aziende zootecniche schiacciate da questa tempesta perfetta.

In 7 anni – dal 2014 ad oggi – hanno già chiuso in Puglia 440 stalle, con gli allevatori ormai costretti a chiudere i battenti e a vendere gli animali.

L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori, che sono stati costretti a ridurre di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi dieci anni, durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché molte industrie per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti dalla Coldiretti. E quest’anno sono praticamente raddoppiati in Italia i costi delle semine per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare.

 

lunedì 7 Marzo 2022

(modifica il 4 Luglio 2022, 16:54)

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