Philippe Kratz in scena con due creazioni al Traetta

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Domenica 20 febbraio il corografo e danzatore tedesco sarà protagonista di un atteso appuntamento della rassegna “L’Arte dello spettatore”
Domenica 20 febbraio, alle 19, il teatro Traetta ospiterà il coreografo e danzatore tedesco Philippe Kratz per un appuntamento attesissimo nella programmazione della rassegna L’arte dello spettatore organizzata nell’ambito dell’ottava edizione del Network Internazionale Danza Puglia e sostenuta da Comune di Bitonto e Teatro Pubblico Pugliese.
Kratz, eccellenza nel panorama coreografico internazionale, noto in Italia per la sua lunga collaborazione con l’Aterballetto e per il successo della coreografia “Solitude Sometimes” firmata lo scorso anno per il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, porta a Bitonto due creazioni: O e Open Drift.
PHILIPPE KRATZ
Nato a Leverkusen in Germania nel 1985, dopo le prime esperienze sul palco per il progetto di teatrodanza “Bühnenkunst” (direzione Suheyla Ferwer), nel 2002 inizia a studiare danza classica e contemporanea alla École supérieure de danse du Québec, Montréal, sotto la direzione di Didier Chirpaz. Da quell’anno prosegue gli studi alla Scuola Statale di Balletto di Berlino, sotto la direzione di Gregor Seyffert, dove ottiene il diploma di maturità e il diploma di ballerino professionista. Dal 2006 al 2008 danza come solista per il Ballett Dortmund sotto la direzione di Xin Pen Wang.
Dall’agosto 2008 entra a far parte di Aterballetto. Per la compagnia crea Lettres d’amour (2012), SPRING (2013), SENTieri (2014) e nel 2015 “L’eco dell’acqua” e il passo a due “#hybrid”. Nel 2017 crea “Phoenix” e nel 2018 Purple Usurper per “In/Finito”, progetto di danza e fotografia per spazi urbani, naturali o storici. Nel 2016 è invitato da Manuel Legris, direttore del corpo di ballo dell’Opera di Vienna, a rimontare un trio da SENTieri per il Gala Nureyev.
Nel 2018 vince il primo premio al 32° International Choreographic Competition Hannover 2018 con il passo due “O”. Nel 2019 crea per Aterballetto cloud|materia all’interno del trittico Dreamers.
Philippe Kratz è Member of the stARTacademy of the Bayer Arts & Culture. Ha firmato, lo scorso anno, la creazione Solitude Sometime per il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano.
È stato nominato “Hoffnungsträger” (faro di speranza) dalla rivista TANZ nel 2014 e nel 2019 ha vinto il Premio Danza&Danza come Miglior Coreografo.
GLI SPETTACOLI
“O” è un piccolo capolavoro dal ritmo inarrestabile, che cattura lo spettatore in modo ipnotico, un duo intepretato dallo stesso coreografo Philippe Kratz e Casia Vengoechea, danzatrice e coreografa statunitense che, dopo il diploma alla Juilliard School di New York, ha danzato tra gli altri con il Nederlands Dans Theatre.
L’idea alla base della creazione è l’eternità e come il suo raggiungimento sia l’obiettivo finale dell’umanità. Come accaduto ad esempio nell’estate del 2017 ad Hong Kong, quando per la prima volta due robot umanoidi hanno interagito l’uno con l’altro. In quell’occasione è diventato chiaro a tutti che un futuro in cui l’intera conoscenza umana viene trasmessa da materiale inorganico comunicante, è a portata di mano.
“O” può essere visto come due esseri umani o due robot che celebrano questo avvenimento in uno stato di trascendenza e realizzazione emotiva, in cui entrambi si muovono insieme al ritmo infinito dei loro cuori inarrestabili. Oppure, come il computer dell’astronave Hal nel film di Stanley Kubrick “2001: Odissea nello spazio” quando dice in modo illusorio: “So di aver preso alcune decisioni molto scarse di recente, ma posso darti la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà alla normalità. Ho ancora il massimo entusiasmo e fiducia nella missione. E voglio aiutarti”.
Allo spettacolo seguirà una seconda creazione firmata da Philippe Kratz e commissionata dal Festival Operaestate di Bassano del Grappa, dal titolo “Open Drift”. In scena Antonio Tafuni e Nagga Baldina, accompagnati dalle musiche originali di Borderline Order.
“Se potessi immaginare un modo per rimanere perennemente in transizione, nello sconnesso e nell’ignoto, potrei rimanere in uno stato di perenne libertà”, afferma Philippe Kratz citando David Wojnarowicz. Nella sua rilettura del cigno Kratz, parte dal concetto di transizione come elemento connaturato al fluire dell’esistenza. Questo transitare prende forma in due corpi che si incontrano per caso nel flusso delle loro esistenze, prima di ripartire e vagare ciascuno verso direzioni ignote, dopo aver migliorato ciascuno la vita dell’altro. Come cigni che sull’acqua vagano, si incontrano e si separano.
A BORDO PALCO
A chiudere la serata del 20 febbraio al Traetta, il consueto appuntamento A bordo palco: in dialogo Ezio Schiavulli con il coreografo Philippe Kratz e gli interpreti delle creazioni, per raccontare esperienze e vissuti che appartengono al progetto artistico e incontrare il pubblico in un dialogo aperto sull’arte coreografica.
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