“Flowers”, elogio dell’imperfezione negli scatti di Antonella Aresta

Mariella Vitucci
Antonella Aresta e "Tributo a Gastel"

La mostra della fotografa bitontina sarà aperta al pubblico questa sera a Bitonto, nello Studio Cannarozzi in piazza Marconi

1 commenta

Elogio dell’imperfezione. Negli scatti di Antonella Aresta la donna è un fiore, da cogliere nella sua bellezza unica e imperfetta. Quelle ritratte non sono modelle ma donne incontrate per caso dalla fotografa bitontina. L’elemento floreale impreziosisce ogni foto ma non toglie centralità alla donna: petali che si confondono fra le ciglia, cappelli fatti di fiori a celare il volto, margherite al posto degli occhi… Nei ritratti – 15 in tutto, stampati su tela – visi e corpi non hanno subito modifiche in post produzione, tranne tocchi di arancio e fucsia in alcuni scatti realizzati in stile pop art «per comunicare gioia dopo questo periodo così buio», spiega l’artista. Ma la maggior parte delle foto sono in bianco e nero, per lei «emblema di eleganza».

La collezione Flowers – tributo a Giovanni Gastel, l’immenso fotografo e scrittore scomparso a marzo scorso – presenta un’immagine femminile curata ma libera dalla gabbia della moda e dei social network. «Sono modelli finti e inarrivabili, che distorcono la percezione che molte donne, soprattutto le adolescenti, hanno di sé e del proprio corpo. Il mio messaggio è accettarsi per quelle che si è, migliorandosi ma senza fare del proprio aspetto una malattia», dice Antonella.

Flowers – spiega – è il titolo di una raccolta inedita di foto di Gastel dedicata al rapporto donna-natura. Nella serie omonima, invece, Antonella Aresta sposta l’obiettivo sulla bellezza femminile che sboccia libera dai canoni estetici imperanti. «Ho incontrato Gastel a Milano – racconta – e ne sono rimasta affascinata: una persona di grande stile come le sue foto, incantevole e umile. Ha sempre omaggiato la donna senza mai renderla volgare. Il suo Flowers è un messaggio pro natura, il mio è contro il perfezionismo e il ritocco. Mi è capitato di lavorare a Londra per alcune campagne pubblicitarie, e quando ho proposto modelle perfette mi hanno risposto che sono superate. Loro non usano il ritocco, e se lo fanno lo mettono per iscritto. È una sorta di alert per chi guarda le foto: attenzione, c’è il trucco! Ed è un alert che serve per aprire gli occhi alle ragazze “malate” di perfezione, insicure e smaniose di sottoporsi al bisturi già a quindici anni. Non basta aver “sdoganato” le modelle curvy in passerella, perché restano una riserva indiana. Serve un repulisti dall’inquinamento visivo».

«Il messaggio della mia collezione Flowers – aggiunge – è che le donne sono belle tutte, è accettarsi. Il fotografo è un critico sociale, nella moda si vedono foto mosse che sono un monito alla vita frenetica. Anche sulle passerelle sfilano modelle e modelli accelerati, come nella vita reale che ci vuole sempre in affanno, sempre alla rincorsa di un appuntamento da rispettare, di un impegno da incastrare nel tetris della vita quotidiana. Vedo questa società malata e propongo la mia “soluzione”: guardiamoci meno allo specchio e accettiamo tutto il pacchetto, curve e rughe incluse».

La collezione Flowers è stata presentata al pubblico sabato scorso a Villa La Siracusa a Palombaio, con un vernissage curato da Vito Caldaro della Galleria Formaquattro. Questa sera sarà in mostra a Bitonto, dalle 17 alle 20, nello Studio Cannarozzi in piazza Marconi 28.

Per Antonella Aresta, questa non è la prima personale. Cinque anni fa ha raccolto in una mostra di grande successo, Music Life, 77 scatti di star della musica italiana e internazionale, incontrate fra il 2014 e il 2015: U2, Brian Eno, Lenny Kravitz, Sergio Cammariere, Nina Zilli, Fabio Concato, Giuliano Palma e molti altri, catturati nei momenti più intensi dei concerti live o nei ritratti realizzati per le copertine di album. La foto simbolo della mostra è il ritratto di profilo, al tramonto, del trombettista jazz Fabrizio Bosso, dedicata al nonno materno Filippo Valerio, salvo in guerra perché suonava la tromba. «I russi formarono un’orchestra con i prigionieri, tra cui mio nonno, che si esibiva quasi ogni sera per intrattenere i soldati. I musicisti erano ripagati con del misero pane che mio nonno divideva con gli altri prigionieri. Una storia davvero incredibile, degna di un film», racconta Antonella.

La sua passione per la fotografia nasce da bambina, quando le regalarono una macchina fotografica con rullino per la sua prima Comunione. «Praticamente feci un servizio fotografico della mia festa. Solo che nelle foto io non ci sono quasi mai…», ricorda. Poi il liceo artistico a Bari, l’incontro con Fabio Giuliano Stella, fotografo milanese molto noto nel mondo della moda, che tenne un corso biennale nella sua scuola e la scelse tra i suoi due studenti collaboratori. «Da lui ho imparato moltissimo, siamo ancora in contatto e ci confrontiamo sulla nostra professione». Da lì, la scelta di studiare fotografia. Dopo aver lavorato per anni a Firenze con alcuni piloti come fotografa aerea («Non c’erano ancora i droni, che come tutti i progressi sono causa dell’infelicità dell’uomo», commenta) viene rapita dal mondo della fotografia di scena e musicale, iniziando a curare l’immagine di band emergenti.

Oggi è titolare di uno studio fotografico a Bitonto, in via Giuseppe Laudisi, e cura l’immagine di molte aziende e le campagne social di marchi, negozi e personaggi pubblici. Dopo essere stata per anni a Milano, «la città delle opportunità», è tornata a casa e ha messo su famiglia. Ha un bambino di quattro anni, Samuele, e da poco anche un cane, Bruno. «Per questo faccio una mostra ogni cinque anni – scherza Antonella Aresta – perché per creare ho bisogno di isolarmi e questo spazio non ce l’ho più. Ma quello che ricevo in cambio come mamma è impagabile: Samuele è incontenibile, ricciolino come me e molto impegnativo e curioso, già gli piace fotografare, gli do le mie vecchie macchine e lo lascio scattare. Di recente siamo stati nel negozio di una mia cliente e si è messo a fotografare le commesse… è un personaggio, e cerco di fargli fare tutte le esperienze creative possibili».

«Flowers è il mio omaggio alla donna. Dopo essere diventata madre – spiega – ho capito la vera forza delle donne, e ho voluto riscattarle da un’immagine di plastica. Sono felice che il mio messaggio sia arrivato al pubblico. I commenti di chi ha partecipato al vernissage sono stati molto positivi, hanno apprezzato la donna genuina».

Quella a Villa La Siracusa è stata una serata di arte, musica e parole, con la performance di una ballerina su un testo molto toccante di Fabio Volo dedicato alla donna. E poi la dichiarazione, ripetuta a loop, di Vanessa Incontrada, diventata bersaglio di body shaming per le sue forme morbide: “La perfezione non esiste. Ho scelto di essere come sono”.

«Proprio questo – sottolinea la fotografa bitontina – è il messaggio di Flowers: andare oltre la bellezza esteriore che per forza appassisce, coltivare la testa e il fascino. Mi è capitato di fotografare ragazze stupende ma inespressive, e ragazze meno belle che invece sprigionavano una forza e una bellezza che veniva da dentro. Non è il filtro che va corretto, bisogna lavorare su stesse».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!