#comefossiacasatua, per riappropriarsi del centro antico

Marco Lovero
#comefossiacasatua

In piazza Cavour e piazza Cattedrale scendono in campo gli operatori sociali della cooperativa CAPS, per sensibilizzare contro l’abuso di alcol e stupefacenti

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Sensibilizzare i giovani sull’abuso di alcol e sostanze stupefacenti: è l’obiettivo del progetto pilota “Le nostre Strade, la nostra Casa”, presentato ieri nella Sala degli Specchi del Palazzo di Città dalla cooperativa sociale Caps e dall’amministrazione comunale.

In apertura, una riflessione del sindaco Michele Abbaticchio sulla movida e sull’impatto che questa ha sui centri storici delle nostre città, dove i giovani (ma non solo) diventano tristemente noti per i comportamenti spiacevoli e poco civili per se stessi e per gli altri a causa del consumo di alcol e stupefacenti. Un fenomeno ancor più accentuato negli ultimi mesi a causa del coprifuoco, dove famiglie e giovani hanno dovuto condividere il centro antico nella stessa fascia oraria .

Il progetto, finanziato con 40mila euro dall’Assessorato comunale al Welfare, come ha spiegato l’assessore Gaetano De Palma ha una triplice finalità: conservare e tutelare il patrimonio pubblico artistico e architettonico, garantire la piena vivibilità degli spazi del centro antico e favorire la partecipazione delle famiglie bitontine e non.

In piazza Cavour e piazza Cattedrale, punti cruciali della movida bitontina, saranno presenti gazebo informativi (con quattro operatori sociali per piazza, coinvolgendo anche figure professionali come gli psicologi) nelle ore più “calde” del weekend (dalle 21 alle 24) a partire da oggi fino alla penultima settimana di settembre. Presenza che sarà estesa anche in occasione di eventi durante altri giorni della settimana, provando nel difficile compito di monitorare la vasta area bitontina senza ovviamente sostituirsi alle forze dell’ordine.

Sabrina Signorile della cooperativa sociale Caps si è detta molto contenta dell’iniziativa e soddisfatta del buon lavoro di rete che ha dato vita al progetto, in un contesto storico molto particolare e difficile che vede come target più penalizzato dalla pandemia proprio adolescenti e giovani, desiderosi di riappropriarsi dei luoghi a loro più cari. Bisogna quindi spiegare loro come divertirsi in maniera più controllata e sana, provando a far comprendere le conseguenze di una birra di troppo, creando una mediazione culturale basata anche sul rispetto dell’ambiente (ricordiamo infatti che nel fine settimana è attivo un doppio turno di pulizia del centro antico) e puntando all’informazione corretta e all’aspetto emotivo dei ragazzi, attraverso i social e la presenza di un simulatore con occhiali speciali che riproducono l’effetto di ubriachezza.

Il progetto non rappresenta la soluzione al problema (che degenera anche in risse, talune provocate per esibizionismo, per vedere le proprie bravate pubblicate su social e giornali locali) che dev’essere affrontato in un lungo cammino, coinvolgendo scuole, strutture specifiche e studio del fenomeno. Ma “Le nostre Strade, la nostra Casa” punta ad evitare l’allontanamento delle fasce d’età più mature dal centro antico, cercando di sensibilizzare più persone possibili su un fenomeno trasversale e preoccupante.

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Commenti

  • Michele pugliese (utente non verificato)

    Pura caricatura, lo sa benissimo il sindaco cosa succede tutti i giorni nel centro antico e sarà sempre cosi!!