Decreti Ristori, le categorie “dimenticate”

La Redazione
La sede della direzione nazionale

Sono cinque: agenti di commercio, partite Iva “generiche”, fioristi, alcuni lavoratori agricoli e collaboratori domestici

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Siamo a quota tre, ma potrebbero essere quattro a gennaio. I Decreti Ristori sono i pacchetti di provvedimenti che interessano milioni di imprese e lavoratori colpiti dall’emergenza Covid.

A “fare le pulci” ai tre decreti sono gli esperti dell’Unsic (Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori), organizzazione datoriale con oltre tremila uffici in tutta Italia, tra Caf, Patronati e Caa.

SINTESI DEI TRE DECRETI

Il primo (n. 137 del 28 ottobre) prevede bonus una tantum da mille euro per i lavoratori autonomi e intermittenti dello spettacolo e indennità da 800 euro per i lavoratori del settore sportivo; due nuove mensilità di Reddito di emergenza; proroghe di 6 settimane per Cigo, Cigd e Ao alle imprese colpite da limitazioni di attività e che abbiano esaurito le settimane di cassa integrazione, proroga di cassa integrazione e indennità speciali per il turismo, cassa integrazione gratuita alla riduzione del fatturato del 20%, aliquota contributiva differenziata per imprese con calo del fatturato inferiore al 20%; esonero contributivo al 50% per imprese con riduzione del fatturato inferiore al 20% e totale per imprese con perdita di fatturato pari o superiore al 20% (la decontribuzione è per un quadrimestre entro il 31 maggio 2021).

Infine contributi a fondo perduto e fondi di sostegno ad imprese colpite dalle restrizioni, erogati in automatico a chi avesse fatto domanda per aiuti precedenti, o su nuova domanda. Tra le altre categorie sostenute: agenzie di viaggio, fiere e congressi, editoria, alberghi e terme. Altre misure: credito d’imposta sugli affetti, cancellazione seconda rata Imu, semplificazione procedure di deposito atti, collegamento da remoto alle udienze;

Il secondo decreto (n. 149 del 9 novembre) prevede bonus per le spese di baby sitter<i>; indennizzo per congedi straordinari in casi di impossibilità di smart working<i>; ampliamento dei contributi a fondo perduto e delle decontribuzioni per settori non previsti dal decreto precedente (tipo agricoltura, pesca, terzo settore). Tra le misure fiscali, rinvio del secondo acconto Ires e Irap, sospensione versamenti Iva, secondo una grande varietà di casi;

Il terzo (n. 154 del 23 novembre) aumenta le disponibilità finanziarie dei diversi fondi, integrando anche i negozi di calzature.

Il quarto, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe estendere gli indennizzi già previsti a favore delle attività colpite a tutte le aziende e le partite Iva che hanno subito perdite di fatturato consistenti.

LE CATEGORIE DIMENTICATE

L’Unsic, pur valutando positivamente gli interventi, rileva tra i beneficiari l’inspiegabile dimenticanza di cinque categorie: agenti di commercio (inquadramento Enasarco), ignorati forse per un equivoco con i venditori a domicilio, invece coperti; partite Iva iscritte alla gestione separata e “generiche”, quasi sempre non coperte; fioristi</strong>; alcuni settori dell’agricoltura</strong>; collaboratori domestici.

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Commenti

  • Franco (utente non verificato)

    È da folli pensare che si chiude tutto o quasi, si ammazza l'economia reale e poi possano bastare dei ristori.

  • Maria P. (utente non verificato)

    Più che ristorare i danneggiati qui si vuol fare un Grande Reset dell'economia ai danni dei piccoli.