«Se vieni disteso in chiesa, tua moglie non potrà dire che è stato Cristo»

Tommaso Cataldi
Don Vito Piccinonna

Diventa virale la risposta graffiante di don Vito Piccinonna, in dialetto bitontino, ad un anziano che si ostina a non indossare la mascherina

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Considerato che ancora tanta gente non riesce a comprendere la gravità del momento che stiamo vivendo, forse spiegato in dialetto il concetto diventa più chiaro.

Avrà evidentemente pensato così don Vito Piccinonna, parroco rettore della basilica dei Santi Medici Cosma e Damiano di Bitonto che, parlando di Covid durante gli avvisi a conclusione della messa di domenica scorsa, ha raccontato un episodio capitatogli qualche giorno prima. Ma non lo ha fatto in italiano bensì in vernacolo.

«Vedo ancora persone che vanno in giro a qualunque orario e senza mascherina, e mi sono permesso di fare una battuta ad un anziano signore – racconta don Vito dal presbiterio della basilica – dicendogli “Mettiti la mascherina”. “No”, è stata la sua risposta».

E qui parte la replica in bitontino: «Gli ho detto: “Se vieni disteso in chiesa, tua moglie non potrà dire che è stato Cristo e le farò vedere la fotografia di quello scemo di suo marito».

La battuta aveva provocato ilarità già durante la celebrazione ma questo estratto video della diretta Facebook ha ben presto fatto il giro dei social e del web., diventando virale.

In effetti, quello di don Vito è un richiamo alla responsabilità individuale: dobbiamo incolpare anche noi stessi se i numeri dei positivi al coronavirus crescono giorno dopo giorno, raggiungendo picchi mai toccati nemmeno durante il lockdown. I comportamenti scorretti non mettono a rischio soltanto noi, ma tutti.

il post di don Vito

Stupito dall’eco social e mediatica del suo racconto, don Vito Piccinonna ha chiarito il suo pensiero in un post Facebook, che pubblichiamo.

“Diversi amici mi mandano, divertiti, parte del video che riporta una battuta fatta al termine degli avvisi domenicali (non dell’omelia) del 1 novembre.

Magari qualcuno si sarà anche scandalizzato del dialetto e i più esperti diranno che non è la celebrazione il contesto più giusto. Chi mi conosce ha capito il perché.

“da dove ti è uscita?” mi chiede più di qualcuno.

Chi mi conosce non si meraviglia.

Dico da dove mi è uscita.

Pochi minuti prima della celebrazione era venuto come suo solito una mamma anziana a portarmi la sua 10 euro mensile per i più poveri e piangendo mi aveva chiesto di pregare per il figlio cinquantenne che a motivo del sovraffollamento degli ospedali causa covid non poteva andare a Milano a fare un delicato intervento al cuore già programmato da tempo. La mamma era preoccupata e sperava che il figlio potesse non avere problemi nel frattempo. Consolare una mamma è la cosa più difficile di questo mondo…

Il giorno prima avevo saputo di un mio carissimo amico prete ricoverato in ospedale a Bari che se la passava malissimo e avrei voluto fare qualcosa per lui…

Nel periodo del lockdown sono morti 4 parrocchiani e so la sofferenza delle famiglie che non hanno potuto partecipare nemmeno all’ultimo saluto al cimitero…

Conosco diverse persone che sono positive con cui sono in contatto e già immaginare il loro avere il “respiro corto” non mi ha fatto dormire più di una notte.

I più fragili accolti nei diversi centri caritas e nei servizi della fondazione accompagnati tutti da professionisti e operatori di prim’ordine mi suscitano sentimenti di protezione e difesa…

Poter essere io causa di contagio per altri mi impone di osservare al massimo tutte le precauzioni disponibili (così come fanno tutti i preti in tutte le chiese)…

Ho amici e alcuni parenti che come infermieri o medici lavorano in ospedali e mi chiedono spesso qualche preghiera perché temono di non farcela…

Davanti poi a tanta superficialità che è sovente sotto i nostri occhi non posso non dirlo in tutti i modi e “in tutte le lingue” specie in quella che amo di più che è il mio dialetto…

Di solito dopo ogni celebrazione specie domenicale raccomandiamo a tutti negli avvisi di essere attenti sempre non solo in chiesa ma anche fuori, dappertutto.

Qualcuno dirà “che c’entra con la messa o col vangelo? “.

Il Dio in cui credo ha un tremendo amore per la vita. Vederla recuperata in diversi servizi caritativi mi impone di non sciuparla e di aiutare a non farla sciupare.

Solo questo.

Ecco “da dove mi è uscita”.

Siamo tutti migliorabili. Io più di tutti.

Buon cammino a tutti!!!”.

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Commenti

  • arcy (utente non verificato)

    la satira di un parroco che, finalizzata a sensibilizzare l'attenzione sulla scrupolosa osservanza delle misure Covid, a mio personale parere è fuori luogo….
    una chiesa non è il bar dello sport!

  • Grazia Muscatiello (utente non verificato)

    Io lo criderei in tutti i dialetti pur di farlo ascoltare. Questa è la chiesa no solo lettura predica e vivere la gente, vivere le situazioni va anche bene un Avemaria in meno ma più vicinanza alle situazioni. Bravo. Don Vito.