Autonomia scolastica, è davvero possibile una fusione tra la “Don Tonino Bello” e il CD “Caiati”?

La Redazione
L'istituto comprensivo "don Tonino Bello" di Palombaio

Il comitato “Caiati”, in una lunga lettera, esprime le proprie perplessità sull’idea paventata dall’assessore Saracino di creare un unico istituto comprensivo, spostando a Palombaio la sede legale della scuola

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«Condivido con voi una lettera elaborata dal comitato “Caiati” inoltrata alle segreterie politiche e letta ieri (lunedì, ndr) in consiglio. Faccio mie queste parole e invito tutti a fermarsi un istante per leggere e riflettere su quello che secondo me è il punto della questione». Esordisce così il post del consigliere comunale e capogruppo del Partito Democratico, Antonella Vaccaro, pubblicato sul proprio profilo facebook e riguardante la complessa ed intricata questione dell’autonomia scolastica dell’istituto comprensivo “Don Tonino Bello” di Mariotto e Palombaio, oltre alla difficile situazione di tutti i plessi scolastici della città.

Di seguito la lettera integrale, resa pubblica dalla stessa Vaccaro, ma letta in consiglio comunale dal consigliere di Insieme per la Città, Cosimo Bonasia, per informare la cittadinanza della problematica e sollecitare l’amministrazione a farsi carico della vicenda e a trovare una soluzione.

“La deliberazione della Giunta Regionale della Regione Puglia n. 2334 del 28/12/2017, a fronte della proposta del Comune di Bitonto che chiedeva per l’Istituto Comprensivo “Don Tonino Bello” ‘autonomia e lo status di scuola operante in “contesto di disagio socio-economico”, dispone il mantenimento della situazione attuale in attesa di una complessiva riorganizzazione da parte del comune di Bitonto.

Da questa delibera, anzi da questa non delibera, discende un impegno, non più procastinabile, per gli amministratori del Comune di Bitonto di farsi carico della annosa questione dell’Istituto Comprensivo “Don Tonino Bello” che, ormai da svariati anni, si ritrova sottodimensionato o al limite del numero di iscritti.
Questo sottodimensionamento causato, evidentemente da un calo demografico, è divenuto, tuttavia, una questione politica fra gli abitanti delle frazioni e l’Amministrazione Comunale.
Nel corso della campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2017, molti dibattiti nelle frazioni hanno avuto come argomento l’autonomia didattica dell’istituto comprensivo “ don Tonino Bello” e, in più di una occasione, alcuni interlocutori hanno dichiarato la volontà di perorare, presso l’Amministrazione Centrale, la causa delle frazioni e il conseguente riconoscimento dello status di “contesto di disagio socio-economico” illudendo gli abitanti delle frazioni che la forza della politica può essere più potente della legge che norma una materia.
Tale riconoscimento, evidentemente, non è mai stato concesso e la normativa, impietosa, prevede che il “Don Tonino Bello” perda l’autonomia, qualora sottodimensionato, e venga unito ad un altro istituto.
Inutile il racconto dei tentativi dei rappresentanti delle frazioni perché questo non accada.

A questo punto, la vicenda si sposta nelle stanze della politica locale, che, tra l’altro, detiene nelle frazioni un grande serbatoio di voti e questo comporta un notevole debito di gratitudine. L’assoluta non volontà delle frazioni a derogare dalla propria posizione, ha imposto agli amministratori l’ideazione di un piano B che salvasse capra e cavoli, o meglio, l‘interesse politico, la necessità di ottemperare alla delibera della Regione Puglia e la posizione degli abitanti delle frazioni.
Poiché non sono attuabili “situazioni tampone”, tra l’altro già provate e rivelatesi un bluff, leggi annessione plesso infanzia di via Ammiraglio Vacca sottratto alla scuola “ Cassano – De Renzio” ed estintosi nel giro di due anni, occorre trovare una soluzione duratura che consenta una lunga vita al Don Tonino.
Quale soluzione trovare, quali le prossime vittime da sacrificare sull’altare delle promesse fatte alle frazioni?

Lo scorso 5 giugno l’assessore all’Istruzione dott.ssa Angela Saracino, ha convocato i dirigenti delle scuole del primo ciclo della città di Bitonto con l’obiettivo di iniziare un percorso condiviso per giungere, in accordo, alla soluzione del problema.
Seppur con le inevitabili riserve dei dirigenti scolastici, i quali hanno ribadito in quella sede di non essere titolati ad avanzare proposte che, secondo la normativa di riferimento, sono prerogativa del consiglio di istituto, l’incontro è servito innanzi tutto per avere un quadro completo della realtà del primo ciclo con le luci e le ombre di sempre e a fare proposte alternative irrealizzabili, ma anche a comprendere che il Circolo Didattico “G. Caiati” si trova in una situazione border line dopo lo scippo della Scuola Media Rogadeo.
Dopo questa presa di consapevolezza, la strada verso la soluzione del problema è stata spianata e, probabilmente già “in mente dei”: Istituto Comprensivo “Don Tonino Bello” (574 alunni) e Circolo Didattico “ G. Caiati” ( 624 alunni) uniti in un unico Istituto Comprensivo.
Oggettivamente una soluzione possibile, se non fosse che la proposta dell’assessore è stata di spostare la sede legale dell’istituendo Istituto Comprensivo presso la sede legale dell’attuale “ Don Tonino Bello” a Palombaio.

La soluzione proposta dall’assessore è scippare, quindi, ancora una volta, la scuola “ Caiati” non di un plesso, questa volta, ma della propria identità, quasi cinquantennale, per sostenere le posizioni, quanto mai legittime, di coloro che per anni sono stati abbandonati dalla politica e che identificano nella scuola l’ultimo presidio di uno stato troppe volte latitante.

Alcune considerazioni, a questo punto sono indispensabili.
Partiamo dall’analisi del bacino di utenza delle due scuole.
Sicuramente le previsioni demografiche parlano di un calo di iscritti, ma è lecito pensare che presso le frazioni, data l’età anagrafica media degli abitanti e del trend che svuota le frazioni di quanti acquistavano casa, considerati i prezzi più bassi rispetto a Bitonto, tale calo sarà maggiormente incisivo e contribuirà ad una ulteriore contrazione degli iscritti, senza contare che, in un contesto di “ isolamento”, l’offerta formativa rimane fortemente limitata.
La Caiati, seppur in una situazione di contrazione di iscritti, è situata in un contesto territoriale in espansione e in prossimità di due scuole medie.
Togliere la sede legale dalla Caiati, significa, inoltre, privare il territorio di un servizio importante, di contro alla situazione delle frazioni dove da Mariotto si deve andare comunque a Palombaio per parlare con il Dirigente Scolastico o per usufruire dei servizi della segreteria.
Occorre anche considerare le difficoltà logistiche nel trasferimento di una segreteria che da sempre ha occupato gli stessi spazi.
E’ ovvio che l’obiettivo principe sarà la cura del nuovo istituto nella sua globalità e che sarà garantito un presidio costante sul territorio delle frazioni per il supporto all’utenza con la presenza in loco del DS e del DSGA in giornate definite.

Che la politica rifletta e ponderi dando le risposte adeguate alle giuste istanze che provengono dal territorio, nella consapevolezza che la dignità dei cittadini delle frazioni e le loro legittime richieste, prescindendo dalla collocazione di un ufficio di presidenza, trovino rispondenza in una nuova visione politica e amministrativa”.

Da qui la presa di posizione del consigliere del Pd e la richiesta di un intervento concreto e risolutivo che riesca a soddisfare i bisogni di tutti i residenti: «È necessario mettersi a tavolino, numeri alla mano, nascite ed iscrizioni e fare una valutazione numerica reale per avere ben chiaro il quadro della situazione scolastica qui a Bitonto e per garantire continuità agli istituti. Quadrati i conti, bisogna guardarsi in faccia e ammettere che l’argomento alla base di questo documento non è la scuola o la segreteria scolastica ma bensì uno stato di abbandono e trascuratezza da parte delle istituzioni nei confronti delle frazioni. Probabilmente anche io al loro posto avrei fatto appello a quella che è l’unica fonte di partecipazione e condivisione della comunità delle frazioni. Non credo che i nostri concittadini vogliano sabotare l’attività scolastica della città, credo soltanto che vogliano essere trattati da cittadini Bitontini.È compito della politica rispondere a questa richiesta di attenzioni», conclude la Vaccaro, a margine della lettera.

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