Nella zona 167 nascerà un museo visuale, grazie alla rassegna ‘Ignoti alla Città’

© n. c.
Il progetto, ideato e realizzato dalla cooperativa molfettese “Camera a Sud”, sorgerà a Villa Sylos
Ha fatto il suo esordio nel 2002 la rassegna Ignoti alla Città, ideata dalla cooperativa molfettese “Camera a Sud” e dedicata alla regista pugliese Cecilia Mangini.
Considerata da molti la madre del documentario italiano, nel 1958 la regista ne realizzò uno, intitolato proprio “Ignoti alla Città”, insieme a Pierpaolo Pasolini. Vi erano raccontate le storie di alcuni giovani della periferia romana.
Proprio per questo i ragazzi della cooperativa, vincitori del bando “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, promosso dal Mibact, hanno scelto già dallo scorso anno la 167 di Bitonto, zona tipicamente periferica, per raccontare la periferia e riprodurla nel suggestivo scenario della rinnovata Villa Sylos (La “Contessa”).
L’iniziativa, che gode anche del sostegno della Siae, è stata ideata e realizzata dalla Cooperativa molfettese in partenariato con la Cooperativa Ulixes di Bitonto, con il patrocinio del Comune di Bitonto e la collaborazione di ComunicareilSociale.it.
La rassegna è in programma a Villa Sylos dal 4 al 7 luglio con proiezioni di documentari firmati da giovani registi italiani. Ieri mattina si è svolta la conferenza stampa di presentazione, cui hanno preso parte i direttori artistici Gianluca Sciannameo e Donatella Sparapano, l’assessora alle Politiche Ambientali, Sviluppo Rurale, Beni Culturali Rosa Calò, l’ideatore e redattore del programma Bitonto 2020 Nicola Parisi e parte dello staff artistico.
I ragazzi, dalle provenienze più disparate, lavorano da circa un mese nel quartiere 167 di Bitonto per la realizzazione di un Museo Visuale di quartiere. Si tratta del regista Pierluca Ditano, del fotografo Luca Vianello e del designer Giuseppe Frisino, impegnati nell’installazione insieme alla regista Michela Tomasi e allo scrittore Marco Montanaro.
Il progetto è infatti già attivo sul territorio da alcune settimane con una call per giovani fotografi under 35 sul tema delle “Periferie urbane” e un workshop legato alla residenza artistica per la costruzione del museo visuale presso Villa Sylos. Il museo verrà inaugurato il 4 luglio in apertura della rassegna, proprio negli spazi in cui si è tenuta la conferenza stampa di ieri mattina.
«È questa l’edizione con il programma più ricco da quando è cominciata l’avventura di Ignoti alla città, una rassegna attiva dal 2002 che per il secondo anno trova dimora fissa a Villa Sylos di Bitonto anche grazie alla collaborazione delle cooperative Camera a Sud e Ulixes. Una rassegna che continua a facilitare e diffondere l’incontro del cinema documentario con il pubblico comune» ha spiegato il direttore artistico Gianluca Sciannameo.
«Quest’anno inoltre l’offerta della rassegna si impreziosisce di collaborazioni importanti con la Scuola cinematografica Zelig e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo che offrono alcuni lavori di studenti in proiezione dal 4 al 7 luglio. Inoltre “Ignoti alla Città” è un’occasione di riflessione sulla periferia come luogo fisico e metaforico inteso come decentramento e marginalità considerando, in questo senso, anche il racconto del meridione e del sud del mondo, un’attenzione che quest’anno ci ha spinti alla programmazione di un evento speciale, il 5 luglio, con la proiezione di “Looking For Odisseo – journey to the invisible frontier” di e con Luca Capponi» ha precisato Donatella Sparapano, direttrice artistica della rassegna insieme a Sciannameo.
«Queste occasioni sono un modo per conoscere meglio le nostre periferie, dei momenti centrali di attivazione sul territorio con azioni specifiche e coinvolgenti in cui luoghi come Villa Sylos si animano e generano una vitalità fondamentale per tutta la città, occasioni che andrebbero sistematizzate per non rimanere degli eventi spot» ha spiegato ieri Nicola Mercurio, presidente della Cooperativa Ulixes.
Sulla valorizzazione del territorio e sulla capacità rigenerativa delle azioni messe in atto durante questa edizione della rassegna si sono espressi anche l’assessora Rosa Calò e il professor Nico Parisi. L’assessora ha ringraziato l’organizzazione per essere ritornata negli stessi luoghi dello scorso anno, continuando un importante percorso già avviato e rimarcandone l’importanza in un quartiere che sarà oggetto di interventi di riqualificazione urbana e che, con questa iniziativa, “diventa luogo di incontro e condivisione e si trasforma in un territorio da attraversare e da vivere approfondendo una visione della città che è policentrica”.
Nico Parisi, consapevole della “fatica e della dedizione che il lavoro in questi quartieri implica”, ha rimarcato “la necessità di iniziative come ‘Ignoti alla città’ che attorno al dialogo e all’arte creano una comunità”.
Il museo visuale
Lo staff artistico ha presentato il lavoro di residenza che sta portando alla realizzazione del Museo Visuale di Quartiere, raccontando l’esperienza dell’ultimo mese svolta con gli abitanti e nelle strade del quartiere 167 di Bitonto.
«‘Fusciatinn What?’ è il titolo dell’installazione visiva che si sta realizzando a Villa Sylos» ha spiegato il regista Pierluca Ditano.
«È una scritta – ha continuato – trovata sul muro di una scuola che ha sede nel quartiere e ci è sembrato un ottimo punto di partenza per riflettere sull’istinto alla fuga di cui spesso si caricano questi luoghi che conserva poi, in molti casi, un dubbio sul perché fuggire e da dove. Il nostro lavoro ha integrato diversi linguaggi in un unico racconto per riflettere sulla periferia lontano dai luoghi comuni».
«Abbiamo creato un’installazione che evochi l’esperienza percettiva e immersiva che noi stessi abbiamo vissuto all’interno del quartiere, un’installazione nata e creata in questo luogo ma che può essere momento di confronto e riflessione anche altrove con una facile adattabilità in spazi differenti da quello in cui è nato» ha precisato Giuseppe Frisino, designer già impegnato negli allestimenti della scorsa edizione di Ignoti alla Città.
Il fotografo Luca Vianello, infine, ha sottolineato l’importanza del lavoro collettivo svolto: «il museo visuale – ha spiegato – si compone da lavori intrecciati, pensati e realizzati insieme come un unico lavoro collettivo, non delle produzioni singole; un lavoro che si nutre dell’energia trasmessa dagli abitanti del quartiere, dal confronto e dai momenti condivisi».
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