Sicurezza urbana, Guerini: «No ai sindaci sceriffo e a quelli che fanno tutto loro»

Tommaso Cataldi
Il dibattito al Sancti Nicolai Convivium

Il neo coordinatore della segreteria nazionale Pd ospite ieri del dibattito promosso dal Partito Democratico, con il segretario regionale Lacarra e il candidato sindaco Sannicandro

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Ancora sicurezza urbana e ruolo dei sindaci al centro del dibattito pubblico promosso dal Partito Democratico per sostenere la candidatura di Emanuele Sannicandro, al quale hanno partecipato ieri due alti esponenti piddini locali e nazionali: il segretario regionale Marco Lacarra e l’onorevole Lorenzo Guerini, neo coordinatore della segreteria nazionale.

L’incontro, che si è tenuto al Sancti Nicolai Convivium, è stato moderato dal giornalista Mario Sicolo.

«Ormai dobbiamo tutti confrontarci con ciò che accade a livello nazionale ed internazionale – ha esordito Marco Lacarra – ed è emblematico ciò che è successo sabato scorso a Torino, dove si è vista l’incapacità di un sindaco (la pentastellata Chiara Appendino, ndr) e di un’amministrazione nel fronteggiare un evento pubblico con la presenza di 30mila persone in piazza».

Lorenzo Guerini, che è stato sindaco di Lodi per due mandati (dal 2005 al 2012), conosce bene oneri e responsabilità di un primo cittadino. «Fare il sindaco significa valorizzare e unire la propria comunità, compito al quale la politica deve riabituarsi. È facile evidenziare un problema e attribuirne le colpe, ma non si amministra così perché i problemi si risolvono restando insieme». Per quanto riguarda il tema della sicurezza, il neo coordinatore nazionale Pd si è definito «contrario ai sindaci sceriffo» ma ha elencato i passi che un primo cittadino deve attuare: «segnalare e denunciare eventi criminosi, senza strumentalizzarli ma affrontandoli, collaborando con le istituzioni preposte per dare l’esempio di legalità. Un sindaco deve investire sulla qualità della propria città e degli spazi urbani, che devono essere vissuti e percepiti come luoghi sicuri. Altro aspetto importante è l’integrazione: gli stranieri non devono sentirsi ospiti ma cittadini perché se un bambino nasce in Italia, deve essere italiano. Ultimo ma non meno fondamentale è l’adesione a progetti nazionali riguardanti la sicurezza, come ad esempio l’ottenimento di finanziamenti per l’installazione di telecamere collegate con terminali delle Forze dell’ordine».

L’ultima battuta prima di lasciare spazio a Sannicandro: «Il trasformismo è il male della politica: non amo né i sindaci sceriffo né quelli che fanno tutto loro».

«Ammettiamo di aver commesso errori di valutazione circa la politica attuata da Abbaticchio – ha affermato Emanuele Sannicandro – ma abbiamo avuto il coraggio di riconoscere l’errore. Perché nella nostra comunità si usa il “noi” e insieme discutiamo e approfondiamo le tematiche che interessano Bitonto coinvolgendo i cittadini».

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