Piegarsi senza spezzarsi, come i metalli. La resilienza s’impara a scuola

Danilo Cappiello
La presentazione del progetto “Sviluppiamo una città resiliente”

Presentato ieri il progetto di alternanza scuola lavoro dell’istituto Volta-De Gemmis per formare operatori di protezione civile

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Donare alla società e alla comunità giovani operatori di protezione civile, formati per prevenire e affrontare con competenza le situazioni complesse del quotidiano ed anche eventi catastrofici capaci di cogliere tutti alla sprovvista. Nasce con questo obiettivo il progetto di alternanza scuola lavoro “Sviluppiamo una città resiliente”, presentato ieri nell’aula magna dell’istituto Volta-De Gemmis. 

All’incontro erano presenti la dirigente scolastica Giovanna Palmulli, la vicesindaco Rosa Calò, il comandante della Polizia locale Gaetano Paciullo, il funzionario responsabile del volontariato regionale della Protezione Civile Antonio Augurio, il coordinatore del progetto Giovanni De Trizio, e i rappresentanti delle numerose organizzazioni di volontariato del territorio.

 

Il progetto

400 ore per promuovere la nascita di soggetti formati professionalmente, che sappiano mettere in pratica la capacità di essere resilienti.

Sull’etimologia del termine “resilienza” applicato al corso si è espressa la dirigente scolastica Palmulli: «Per resilienza intendiamo la capacità di essere flessibili di fronte a tutti gli eventi improvvisi che gli si presentano. È un termine tecnico derivante dai metalli, i quali sono in grado di flettersi e mutare, senza tuttavia spezzarsi. Ed è proprio questo il messaggio da trasmettere: la capacità di non piegarsi dinanzi agli eventi che accadono sul proprio territorio, piuttosto saperli prevenire e affrontare nel miglior modo possibile. Consapevoli di essere stati formati da gente professionista e devota al proprio lavoro».

I ragazzi che frequenteranno le lezioni del progetto saranno formati per diventare vere e proprie figure professionali al servizio della città e dei cittadini, spesso «impreparati a fronteggiare diverse categorie di eventi», come ha sottolienato la vicesindaco Calò.

Il comandante Paciullo ha dichiarato: «Vorrei fare due esempi lampanti che contraddistinguono i bitontini dal centro Italia. Come sappiamo, una serie di terremoti ha ditrutto diversi paesi e messo in ginocchio diverse comunità. Il loro essere resilienti, però, ha fatto sì che nonostante la tragedia e le gravi perdite materiali e personali, non si fermasse affatto la loro voglia di mettersi al lavoro per la comunità, armandosi di paletta e spazzando la neve. L’altro lato della medaglia, invece, è stato rappresentato dai bitontini che insistentemente a gennaio scorso hanno intasato il centralino della Polizia municipale, chiedendo che qualcuno si facesse carico di spazzare la neve sotto i loro portoni. È tutto qui il concetto di resilienza. Purtroppo paghiamo una scarsa prevenzione, perché nessuno conosce come comportarsi in quei frangenti, e chi fa da sé finisce col fare solo danni maggiori. Per cui questa è un’occasione da sfruttare assolutamente per tutti i ragazzi. Tornando all’emergenza neve di due mesi fa, ci preme fare un plauso per la professionalità e la dedizione a tutti i volontari della Protezione Civile» .

Protezione Civile rappresentata dal funzionario Antonio Augurio, il quale ha sottolineato: «Il nostro è un ruolo che ci appaga molto e che – voglio ricordarlo – è del tutto gratuito. Nel momento in cui abbiamo deciso di abbandonare i nostri uffici e di scendere in strada a relazionarci con la gente, abbiamo compiuto il passo decisivo. È un onore per noi sapere di poterci mettere al servizio dei giovani, insegnando loro cosa vuol dire essere al servizio di una comunità. Ecco perché abbiamo deciso di puntare tutto sulle scuole. Perché è qui che si concentra il futuro. Prima di insegnare ai ragazzi come attuare le contromisure in determinate situazioni di diagio o pericolo, è fondamentale che venga attuata la professionalizzazione di noi operatori».

 

 

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