Lorenzo Scaraggi non si ferma. Giro d’Italia in barca a vela, sognando l’America

Mariella Vitucci
Scatto della mostra fotografica Vostok100k "Ai Confini dell'Europa"

Il fotoreporter e giornalista bitontino svela i suoi prossimi piani di viaggio a BitontoLive, alla vigilia dell’inaugurazione della mostra “Ai Confini dell’Europa” a Giovinazzo

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«La strada scorre veloce, buia, interrotta solo dalla linea di mezzeria. Tutt’intorno i luoghi si fanno sempre più famigliari. Dormono gli ulivi contorti, adagiati nella campagna oscura, dorme il mare, profumato come solo il mio mare sa essere e i cartelli stradali, avvicinandomi a casa, sembrano vecchi amici che mi accolgono, con affetto, dopo quasi quattro mesi di viaggio. Foggia, Manfredonia, Barletta sembrano stendere un tappeto invisibile verso la mia destinazione finale: Bitonto. Sono quasi a casa e non mi sembra vero».

Così Lorenzo Scaraggi descrive l’emozione del nostos nella sua città a fine ottobre scorso, dopo il viaggio solitario ai confini dell’Europa compiuto a bordo del Vostok, il vecchio camper del 1982 che l’accompagna ormai da anni alla scoperta di luoghi, storie e persone da raccontare.

Il giornalista e fotoreporter bitontino ha percorso 20mila chilometri senza gps, evitando strade principali e autostrade, alla velocità media di 70 chilometri orari. Ha compiuto il periplo dell’Europa continentale attraversando 23 Stati, andando alla ricerca di storie di confine. Un viaggio interamente finanziato tramite crowdfunding: in 50 giorni sono stati raccolti più di 7mila euro.

«Il Vostok, un Volkswagen LT 28 – scrive Lorenzo nelle sue memorie dell’ultimo viaggio – deve il suo nome a quella che ho considerato una scommessa quando l’ho comprato: proprio come la rudimentale navicella che portò Yuri Gagarin nello spazio, viaggiare su un mezzo del genere, oggi, è come fare un salto nel buio, come viaggiare nel tempo. Ventotto quintali di meccanica pura, senza centraline elettriche, senza fronzoli tecnologici, senza servosterzo e aria condizionata si trasformarono subito nel progetto Vostok100k: il Vostok che percorre 100mila chilometri in giro per il mondo. E adesso il primo capitolo, l’Europa, giunge al termine».

Il viaggio “Ai Confini dell’Europa” del Vostok100k è raccontato in una mostra fotografica degli scatti più belli dello stesso Lorenzo Scaraggi. Dopo aver fatto tappa a Palo del Colle e Terlizzi, la mostra approderà dopodomani a Giovinazzo nella Cittadella della Cultura, organizzata dall’associazione culturale Led. Il vernissage è fissato alle 18.30 di sabato 4 febbraio.

BitontoLive ha incontrato Lorenzo Scaraggi alla vigilia di questa inaugurazione.

Palo, Terlizzi, Giovinazzo: il Vostok continua a viaggiare. Manca Bitonto. Perché?

«Bella domanda. Forse manca l’orgoglio campanilistico di rivendicare la bitontinità di quest’impresa. Eppure durante il mio viaggio e nelle tante interviste che ho rilasciato ho sempre dichiarato di essere bitontino, perché ne sono fiero e perché molti sponsor sono bitontini. Tutti amici che hanno voluto supportarmi».

Un’occasione persa per Bitonto, non legare il suo nome al Vostok?

«Senza presunzione credo di sì. E ne sono dispiaciuto. Anche durante il crowdfunding per finanziare il viaggio, da Bitonto (eccetto i tanti amici) c’è stata scarsa partecipazione nonostante il supporto della stampa locale per lanciare l’iniziativa».

All’inaugurazione della mostra fotografica a Rigenera, a Palo, partecipò anche Aldo Patruno (direttore del Dipartimento Turismo, Economia della cultura e Valorizzazione del territorio della Regione Puglia, ndr) il quale manifestò grande entusiamso per il progetto Vostok100k, annunciando la volontà della Regione Puglia di supportarti. Ci sono piani definiti?

«Work in progress… del resto da subito Patruno ha sposato il progetto Vostok, concedendomi il patrocinio dell’Assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia». 

Com’è stato percorrere l’Europa?

«Davvero straordinario. Ho condiviso con la rete emozioni ed incontri, e ho raccontato venti storie di “confine” nei videoreportage realizzati per Repubblica. Poi ci sono state le cartoline per BitontoLive, le interviste per molti giornali, insomma una condivisione quotidiana del viaggio».

Ha mai sentito nostalgia di casa?

«Non mi sono mai sentito lontano da casa, non ho mai desiderato di mollare tutto e tornare indietro. Il bello di viaggiare in camper sta proprio nel fatto che il camper diventa la tua casa».

Ci sono luoghi che non dimenticherà?

«Non dimenticherò mai il balletto delle onde del mare del Nord e del mar Baltico che si scontrano senza mai diventare tutt’uno per uno strano effetto dell’idrodinamica al largo di Grenen, in Danimarca. O le anatre sulle pianure del Thy che s’incontrano a migliaia, e poi spiccano il volo formando delle grandi V per migrare verso il caldo… I campi di lavanda della Provenza, i boschi della Polonia, le pianure dell’Olanda…».

L’idea del Vostok è attraversare tutti i continenti. Quale sarà il prossimo viaggio?

«Esaurita l’Europa, andrò in America: Alaska-Patagonia, dal Polo Nord al Polo Sud».

Quanto tempo durerà?

«Almeno sei mesi, perché bisogna partre con l’estate del nord e arrivare con l’estate del sud. Diciamo partenza a luglio-agosto quando in Alaska si sciolgono i ghiacci parzialmente, e arrivo a febbraio quando in Patagonia è estate. Ci vorrà un anno e mezzo per prepararlo e trovare i soldi per finanziarlo. Servono almeno 30mila euro».

Tutta colpa del mappamondo che le regalarono da bambino, questa “malattia” per i viaggi. Ne guarirà mai?

«Non voglio guarirne! Oggi non sfioro più il mappamondo ma viaggio virtualmente con Google Earth. La stada la conosco ormai a memoria, le foreste da attraversare, le strade… Non sai quante volte l’ho già fatto con la mente questo viaggio…».

Sempre in solitaria?

«Mi piacerebbe avere con me un video operatore che riprenda il viaggio, questa volta». 

Già da fine ottobre progetta nuovi viaggi. Ce ne sono altri in cantiere, a parte quello in America?

«Vorrei farne uno in barca a vela l’estate prossima, un giro d’Italia alla ricerca di storie di provincia, belle storie che ridiano ottimismo. Come quella di Riace, un paese abbandonato affidato dal sindaco ai migranti. Una cosa è certa: fermo non posso stare, la strada mi aspetta!». 

 

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