Buon Natale scomodo. A Palombaio e a tutti noi

La Redazione
Migranti

Riflessione del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia, il bitontino Valentino Losito

0 commenta

BitontoLive condivide e pubblica una riflessione di Valentino Losito. Quella del giornalista bitontino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, è una “provocazione” rivolta non solo ai residenti di Palombaio ma a tutti i cristiani, e c’interroga sul vero senso del Natale. 

 

Non è difficile immaginare che nella notte di Natale, tra i credenti che siederanno nei banchi della parrocchia dell’Immacolata a Palombaio, ci saranno anche alcuni o forse molti degli abitanti della frazione bitontina che nello scorso ottobre si sono opposti alla costituzione di un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

Cosa dirà padre Romualdo Airaghi nella sua omelia? Pronuncerà parole innocue, formali, imposte dalla routine del calendario liturgico? O infastidirà i suoi parrocchiani, scegliendo la strada della parresìa?

 

Carità e franchezza

Secondo San Giovanni Bosco “il prete, per far molto bene, bisogna che unisca alla carità grande franchezza“. E la parresìa costituisce non solo il diritto a dire il proprio pensiero ma anche la interiore lealtà nei confronti della verità da riconoscere, il coraggio di esprimersi pubblicamente superando le eventuali difficoltà, provenienti dal proprio uditorio o dai propri interlocutori. E caratterizza anche la relazione fra amici, che hanno il coraggio di rimproverarsi gli errori.

 

L’esempio di don Tonino

In occasione del Natale del 1992, don Tonino Bello scelse la strada della parresìa e scrisse una lettera dal titolo “Auguri scomodi” in cui, tra l’altro, diceva: “Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio”.

 

Giuseppe e Maria, coppia “irregolare”

In questi giorni Palombaio si appresta anche a vivere una delle sue più belle tradizioni: il presepe vivente. Ad iniziare da Giuseppe e Maria che, raccontano i Vangeli, salirono in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare: Maria era incinta. Questo era scandaloso per quel tempo perché convivere era inammissibile e non avrebbero potuto fare il viaggio insieme.
nGiuseppe e Maria quindi erano una coppia irregolare, stavano insieme quando non si doveva stare insieme. E da questa coppia “irregolare” nasce Gesù, il Figlio di Dio. Il vangelo rompe le tradizioni.

 

Pastori “impuri”

E poi i pastori. Chi erano i pastori al tempo della nascita di Gesù? A quel tempo c’era un elenco dettagliato delle dieci cose che il Messia, quando sarebbe avvenuto, avrebbe fatto. Fra queste c’era l’eliminazione fisica di tutti i peccatori: e al primo posto nella lista dei peccatori c’erano i pastori. Questo perché vivendo con le bestie, si diceva, erano diventati come loro: delle altre bestie. Erano persone abbruttite, considerati dei criminali e dei ladri. Per il Talmud erano considerati non persone. E si diceva: “Se per strada trovi un pastore che è caduto in un dirupo, non tirarlo fuori”.

I pastori quindi erano l’immagine dei peccatori per i quali non c’è nessuna speranza. È per questo che quando vedono l’angelo hanno una paura tremenda (Lc 2,9), perché s’immaginano che sia la fine. I pastori, quando vedono arrivare l’angelo dicono: “È la fine per noi”.

Ma il vangelo dice: “L’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia (il termine greco è evvanghelo=vangelo: il vangelo è questo: una notizia di speranza, di gioia)… un salvatore… un bambino”. E subito con l’angelo apparve una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio… pace…” (Lc 2,10-14). “Sembrava la condanna e invece era la salvezza”.

Queste righe – conclude Valentino Losito – vogliono essere un augurio di Buon Natale scomodo al palmarista che è in ognuno di noi.

avatar

Commenti

  • Angelo Domenico Colasanto (utente non verificato)

    l’intervento del dott. Losito è sicuramente condivisibile e correttamente rivolto non solo ai residenti della frazione. E’ l’occasione, però, di allargare la riflessione sulle frazioni del Comune di Bitonto. Da sempre sono state le “periferie” di Bitonto e i cittadini residenti nelle frazioni hanno dovuto lottare pesantemente per ottenere il rispetto dei propri diritti, attraverso i pochi consiglieri delle frazioni eletti in Consiglio Comunale. Il primo “razzismo” è quelllo dei bitontini nei confronti delle frazioni. Sarebbe molto opportuno utilizzare il pregevole articolo del dott.Losito per aprire una profonda riflessione su quanto accaduto, che è sintomo di un profondo disagio dei residenti e non di un a cultura “escludente” che non è tipica dei Palmaristi.