«Il canto traduce quello che la voce non riesce a dire». Le emozioni in musica di Paky

Mariella Vitucci
Paky (Pasquale Schiraldi)

Intervista al giovane cantautore bitontino Pasquale Schiraldi, autore del singolo “Campagnolo”

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Paky ha vent’anni e sogna di esprimersi con la musica. «Non m’interessa diventare famoso ma riuscire a raccontare e regalare emozioni attraverso le mie canzoni» racconta a BitontoLive.

Parole in musica: questo è il mondo di Pasquale Schiraldi. Guarda la realtà con le lenti di una sensibilità straordinaria per la sua giovane età. La semplicità disarmante del suo singolo “Campagnolo”, dedicato al papà contadino Giuseppe, racconta la verità di questo ragazzo. «Lui mi è vicino, ma il nostro è un rapporto fatto anche di parole nascoste, non dette. Però ha voluto partecipare al video, e questo è il suo modo per dirmi che mi vuole bene» dice del padre.

Diplomato come ragioniere e tecnico programmatore all’istituto tecnico economico “Vitale Giordano” di Bitonto, Paky ha superato l’esame di ammissione in chitarra classica al conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. A 14 anni ha scoperto la passione per la musica e si è iscritto all’Accademia musicale Modugno, dove ha intrapreso gli studi di chitarra classica acustica ed elettrica col maestro Tommaso De Filippis. Poi ha affiancato al percorso strumentale quello del canto leggero con la maestra Angelita Bartolucci.

Molti l’accostano a Rino Gaetano. Paragone assai impegnativo?

«Mi dicono che lo ricordo molto nello stile. Nei testi ma anche sul palco, e non posso che esserne immensamente lusingato».

Rino Gaetano e Fabrizio Moro sono i punti di riferimento musicali di Paky, che ascolta quasi solo musica italiana dopo una parentesi metal rock. “Sei ottavi” la sua canzone preferita in assoluto.

Qual è la frase di una canzone famosa che avrebbe voluto scrivere?

«”Capire tu non puoi… Tu chiamale, se vuoi, emozioni” di Lucio Battisti».

Perché?

«A volte capita di provare sensazioni e stati d’animo che è impossibile spiegare a parole. Possiamo solo chiamarle emozioni, senza cercare di ragionarci su, perché accadono e basta. Questa è la magia che può accadere quando si compone, si suona, si canta, o s’incontra una donna».

Nelle sue canzoni il testo è molto importante. Al cantautore Bob Dylan è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura. I testi in musica possono essere considerati poesia?

«Assolutamente sì, quando si riesce ad incastrare la verità dei brani nei grandi temi di oggi, oppure a regalare emozioni e a commuovere».

Sogna di vivere della sua musica ma resta con i piedi ben piantati per terra, Paky, fiero delle sue radici contadine. «Cerco lavoro ma la musica è il mio impegno quotidiano».

Che rapporto ha con Bitonto, la sua città?

«Bitonto mi piace ma sogno di evadere perché qui molti giovani non trovano quello che cercano. Io ho trovato molto più spazio a Bari e in altri paesi vicini. A Bitonto inserirsi nel circuito live non è facile».

Un ragazzo come tanti, diviso fra sogni e realtà. Esce con gli ex compagni di scuola e con gli amici dell’ambiente musicale, è «fidanzato da un anno». Figlio unico, è legatissimo alla madre Carmela. «Anche lei mi appoggia ma cerca di tenermi con i piedi per terra. Mi è mancato un fratello però gli amici hanno colmato in parte questo vuoto».

Qual è il suo sogno?

«La musica. Far sì che i miei brani raggiungano i cuori di tutti. Non ho scopi materiali, non cerco la fama. Vorrei sorprendere, commuovere, far capire quello che scrivo. Il canto traduce quello che la voce non riesce a dire. Soffro di balbuzie, ma quando canto non balbetto e riesco a comunicare liberamente».

Si è avvicinato alla musica a scopo terapeutico?

«Non come scelta terapeutica ma per trovare una via di comunicazione».

Paky legge assiduamente quotidiani online e libri.

L’ultimo libro che ha letto?

«“Il tempo che ci vuole” di Francesca Palumbo. Mi ha colpito la sua capacità di raccontare i luoghi».

Fa sport?

«Facevo karate, poi ho abbandonato. Non m’interessano il calcio né altri sport tranne le arti marziali».

Parteciperebbe ad un talent show?

«No. Non mi vedo in quel contesto, sarei un pesce fuor d’acqua. Non vedo in me la commercialità, cerco invece l’originalità».

Come s’immagina fra vent’anni?

«Non riesco ad immaginarmi, ma di sicuro continuerò a fare musica».

 

Il curriculum musicale

Pasquale Schiraldi (in arte Paky) è nato il 21 agosto del 1996.
nInizia lo studio della chitarra (classica, acustica ed elettrica) nel 2010, sotto la guida del maestro Tommaso De Filippis, presso l’Accademia musicale Modugno di Bitonto. Nel 2015 affianca al percorso di approfondimento e aggiornamento strumentale lo studio del canto leggero con la maestra Angelita Bartolucci.

Ha collaborato come chitarrista solista con la cover band pop rock The Fireworks, finalista regionale al concorso Puglia Talent.

Ha preso parte a numerose manifestazioni e concorsi musicali vincendo il primo premio al concorso I colori dell’Arte (2011). Ha partecipato in qualità di chitarrista a numerose iniziative ed eventi promossi dal comune di Bitonto. Ha collaborato alla realizzazione dei brani d’esordio del cantautore emergente Daniele Lanave, effettuando la registrazione in studio di gran parte delle tracce di chitarra solista, acustica ed elettrica.

Ha partecipato a laboratori sul cantautorato con i maestri Tommaso De Filippis, Raffaele Pellegrino e Giuseppe Sammarone (fonico, arrangiatore e compositore). È compositore e autore di brani di musica leggera.

Il 18 agosto 2016 pubblica su YouTube il videoclip ufficiale del suo primo singolo “Campagnolo”, brano con il quale si è esibito ad ottobre 2016 in occasione del concerto di beneficenza Sos Terra, a favore dei terremotati del centro Italia, al Nodwind Discopub di Bari. Lo stesso singolo è stato mandato in rotazione da numerose emittenti radio e web radio.

È risultato terzo classificato al contest Star Voice organizzato dall’etichetta discografica indipendente Centro Records. È stato semifinalista della quinta edizione del concorso Sanjorio Music Festival 2016, che si è tenuto ad Asti il 15 ottobre.

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