Patty va in Austria. La sorella Marilisa: «Grazie per la solidarietà!»

Mariella Vitucci
Marilisa e Patrizia Minerva

Patrizia Minerva partirà lunedì con la sua mamma per Hochzirl. Nella clinica del professor Saltuari comincerà un percorso di neuroriabilitazione

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La partenza è fissata per lunedì 26 settembre. Un aereo privato medicalizzato condurrà Patrizia Minerva e sua madre Sabina in Austria, ad Hochzirl, nella clinica di neuroriabilitazione diretta dal professor Leopold Saltuari.

Il viaggio e i primi tre mesi di cure, decisivi per comprendere quanto margine di recupero abbia Patrizia, costeranno circa 100mila euro. Denaro che la famiglia Minerva non aveva ma che è riuscita a raccogliere, grazie ad una gara di solidarietà che ha coinvolto anche la città di Bitonto dove vive e lavora Marilisa, sorella di Patty. Marilisa ha vinto la sua riservatezza per amore di Patrizia, mettendoci la faccia e lanciando il suo appello attraverso la stampa (anche su BitontoLive http://:/http/www.bitontolive.it/news/Attualita/433342/news.aspx) e incontrando la gente negli eventi estivi e di solidarietà organizzati per sostenere la causa di Patrizia.  

L’incubo è cominciato il 27 luglio del 2015, quando Patrizia è stata colpita da trombosi all’arteria basilare del cervello. Era in casa col suo bambino. A soccorrerla è stata sua madre Sabina, accorsa subito alla sua richiesta di aiuto. Da allora Patty non parla, riesce a muovere solo la testa, e comunica attraverso gli occhi. I suoi bellissimi occhi color del mare. Ma i suoi familiari sono aggrappati alla speranza di poterle ridare una vita dignitosa.

Dopo un ricovero al Policlinico di Bari e poi all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, per nove mesi Patrizia è stata in cura nella Clinica degli Angeli di San Pio. Nei primi sei mesi, oltre alla madre Sabina, ha avuto accanto notte e giorno anche la sorella Marilisa. «Quello che non potrò mai dimenticare – ricorda Marilisa – è quando ci preparavamo per andare in palestra per gli esercizi di riabilitazione. “Andiamo a combattere!”, le dicevo. E lei annuiva. Sostenevo il suo corpo, seguivo il suo respiro… non la lasciavo mai».

Dal 13 agosto Patty ha lasciato la clinica di San Giovanni Rotondo. È tornata a Bari, in casa dei genitori, dove sua madre le è sempre accanto. «Finalmente a casa, dopo più di un anno in ospedale. Mia sorella capisce tutto e nei suoi occhi ho letto la gioia di essere di nuovo in famiglia» racconta Marilisa.

Una nuova sfida attende ora Patrizia e la sua mamma. La sfida più grande. Per un breve periodo la signora Sabina potrà stare in stanza con lei, nella clinica austriaca. Poi dovrà trovarsi una sistemazione, e Marilisa volerà da lei per aiutarla.

«Ho partecipato quasi ogni sera agli eventi estivi di Bitonto, mettendo in piazza il mio dolore privato. È stata dura ma ne è valsa la pena, pur di poter fare questo tentativo in Austria. La solidarietà delle persone che ho incontrato mi ha incoraggiata ad andare avanti, a prescindere dai contributi raccolti. Ho ricevuto abbracci da sconosciuti, rosari, strette di mano, immaginette sacre. Dal punto di vista umano questo mi ha arricchito. Sentivo la vicinanza della gente, sentivo che comprendeva la mia sofferenza».

Marilisa sottolinea la grande forza di sua madre: «È una donna straordinaria e coraggiosissima. Non so come faccia a stare ancora in piedi dopo 14 mesi di questa pena. Sono preoccupata perché affronterà da sola il viaggio in Austria, ma so che per Patty ce la farà. Nel mio cuore spero di riavere mia sorella com’era. L’ho affidata a Dio».

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