Istituto Sacro Cuore, cent’anni nel carisma di santa Lucia Filippini e Gesù maestro

© BitontoLive.it
Intervista a suor Gabriella Quadrelli, che dirige l'istituto da 25 anni
I festeggiamenti si sono aperti il 7 maggio con una mostra fotografica e si concluderanno il 7 giugno con un concerto in piazza. Un mese di festa per cento anni di storia: quelli dell’istituto Sacro Cuore, un’istituzione che rappresenta un punto di riferimento per l’educazione dei più piccoli a Bitonto.
Varcata la soglia dell’istituto, lo sguardo coglie subito i segni della festa: fiocchi rossi e blu, una ghirlanda di disegni colorati, tre grandi palloncini che disegnano con l’uno e due zeri i numeri del centenario. Il Sacro Cuore è in festa, e c’è grande fermento in questi giorni di maggio che ne rappresentano il clou.
La direzione degli ultimi venticinque anni ha il volto di suor Gabriella Quadrelli, carattere forte e una sola regola: “euntes docete verbum domini” (andate e insegnate la parola di Dio).
Umbra di Trevi, suor Gabriella è bitontina di adozione. Nel 1991 fu inviata nella nostra città dalla Svizzera tedesca, dove aveva lavorato con molti immigrati siciliani e pugliesi, soprattutto della provincia di Lecce.
Quando è arrivata qui che realtà ha incontrato?
«Una realtà molto molto diversa, sia da quella del mio paese, tra Assisi e Spoleto, sia dalla Svizzera. Ero abituata al verde della mia Umbria, al verde della Svizzera, e mi sono dovuta abituare al cemento di Bitonto. Per cui il primo anno è stato difficile. Ma soprattutto erano diversi i bitontini rispetto ai pugliesi in Svizzera: quelli erano coscienti di non aver avuto e di non sapere, per cui erano capaci di un ascolto meraviglioso. Ciò che non ho trovato quando sono arrivata qui a Bitonto. Poi ti rendi conto che hai a che fare con i bambini, e i bambini fortunatamente sono uguali in tutto il mondo, perché le famiglie dietro ai bambini fanno la differenza, ma i bambini sono una meraviglia a prescindere dalle famiglie, e sono per me al primo posto».
Venticinque anni fa è arrivata al Sacro Cuore in che veste?
«In veste di maestra, come insegnante. Avevo finito il mio ruolo di superiora in Svizzera. Insegnavo nella scuola primaria ogni disciplina, perché allora, come adesso in fondo, la maestra era unica e abbracciava tutte le materie, ad eccezione di informatica, inglese e attività motorie».
Poi però è stata promossa a dirigente…
«Non posso dire di aver fatto carriera. Il nostro è un servizio alla scuola dove stiamo. In questi giorni è qui con noi la madre generale, che risiede a Roma, suor Nicolina Bandiera. E in questo momento io faccio parte anche del consiglio generale».
Quante sedi conta in Italia l’ordine delle Maestre Pie Filippini?
«L’istituto è unico, ma le case sono una ventina. In Puglia abbiamo solo Bitonto, Otranto, Lecce e Andrano».
Bitonto è un presidio importante?
«Sì, insieme a Santo Spirito ma la casa di Santo Spirito è stata chiusa. Bitonto è importante anche perché è stata la scuola del Sud in cui c’erno classi dall’infanzia fino alla scuola superiore, il liceo psicopedagogico che si è chiuso nel 2000 per mancanza di fondi e anche per mancanza di ragazze perché è stata aperta la scuola di Terlizzi e giustamente le ragazze di una certa età preferiscono sperimentare la libertà, il fuori. E quindi siamo state costrette a chiudere».
Il Sacro Cuore è un istituto parificato convenzionato. C’è una grande discussione, non solo a livello locale, sui finanziamenti alle scuole private paritarie. È una nota dolente?
«È una nota dolente anche perché, come dicono spesso i genitori, noi siamo cittadini come gli altri, paghiamo le tasse come gli altri e solo perché abbiamo scelto una scuola diversa dobbiamo essere penalizzati? Però io dico anche che ogni scelta comporta purtroppo sacrificio, e devo dire che i genitori lo fanno volentieri. Abbiamo tanti bambini che non pagano ma che qui hanno trovato il clima più giusto per i loro bisogni…».
Il Sacro Cuore è diventato sorpattutto negli ultimi anni un luogo privilegiato per i bambini in età prescolare…
«La sezione primavera conta quest’anno 35 bambini, e sono tanti. Poi abbiamo quelli di tre anni, che sono 40. In tutto sono 160 i bambini della scuola primavera. E 130 quelli della scuola primaria».
La novità del prossimo anno scolastico è la scuola media inferiore?
«Non è nostra, noi abbiamo solo affittato i locali, con grande gioia perché crediamo al valore della continuità negli studi. L’istituto Benjamin Franklin comincerà le lezioni a settembre, giusto nel centesimo anniversario dell’avvio della scuola dell’infanzia qui a Bitonto. E questa è una gioia anche per i bitontini, oltre che per noi».
Lei ha parlato dell’impatto che ha avuto con i bitontini 25 anni fa, quando arrivò. Ma quella prima impressione, nel tempo, è mutata?
«Forse è mutato il mio rapportarmi con loro, nel senso che ho imparato ad amarli. Ad esempio le processioni: nel mio paese non si usano, in Svizzera neanche a parlarne. Vedere invece qui che ogni domenica c’erano processioni, mi ha aiutato veramente a capire la mentalità dei bitontini. Io in genere partecipo, sempre, a tutte le processioni, anche per stare in mezzo alle persone, alla comunità. Quello che ha colto anche la madre generale quando abbiamo trasportato la statua della Madonna da qui a San Leone è la grande devozione che i bitontini hanno per la Madonna, e questo l’avevo colto subito: Bitonto è una città mariana».
Dalla Madonna a Santa Lucia Filippini, la fondatrice della congregazione delle Maestre Pie. Qual è il messaggio di santa Lucia?
«È un messaggio validissimo e attualissimo nel tempo, perché santa Lucia è stata “inventata” – come dico io – dal Signore per educare. Il nostro motto “euntes docete verbum domini” ci dice di andare ed insegnare. Il primo compito di Lucia era l’educazione per i giovani, e il carisma dell’istituto Sacro Cuore è Gesù maestro. Lucia nacque nel 1672 e visse nel periodo in cui regnava l’illuminsmo. Le ragazze in modo particolare erano abbandonate a se stesse, come lo sono anche oggi spesso. La prostituzione c’era allora come oggi, soltanto che adesso c’è la possibilità dello studio che allora non c’era e queste ragazze venivano accolte da santa Lucia e aiutate dal cardinale Marcantonio Barbarigo, che ha voluto fortemente l’istituzione delle scuole delle Maestre Pie Filippini, chiamate dal Papa Clemente XI a Roma. Queste scuole si sono poi diffuse nel mondo ed oggi sono in India, Africa, Brasile, Inghilterra, America e Italia. Abbiamo tantissime nuove suore indiane e africane, che pur nella sofferenza e nella ristrettezza vanno avanti e danno una speranza di futuro a tante giovani».
Qui a Bitonto quante suore ci sono?
«Siamo dieci, di una certa età. La più anziana è suor Nunziatina, 90 anni a giugno. Suora deputata alla cucina delle sorelle e tanto cara e sensibile. Alla sua età continua a lavorare e a stare in piedi».
Il numero cospicuo d’iscizioni testimonia l’affezione dei bitontini alle suore del Sacro Cuore…
«L’ho sempre detto: le nostre scuole non sono diverse per cultura o insegnamento, forse ci sono insegnanti laici più bravi di noi. Però il clima di serenità, di famiglia che i ragazzi respirano qui dentro, non lo respirano altrove. Loro entrano in cucina, ti aiutano, ti vengono a chiedere… C’è un clima di famiglia che qualche volta può rasentare la maleducazione, ma loro sono sereni. Le mamme dicono che è bello vedere i propri bambini che vengono a scuola con gioia, e penso che sia la testimonianza più semplice e più chiara che possiamo dare della nostra presenza».
Le vostre docenti laiche come si sono integrate nel tempo?
«Le docenti laiche senz’altro respirano questo clima, per cui una volta che accettano il contratto e con esso il carisma di santa Lucia Filippini, ed entrano qui, anche con varie difficoltà, collaborano e noi le sentiamo davvero unite. La madre generale ha colto proprio questo: un bel gruppo di insegnanti, pronte a collaborare con le suore, che lavorano volentieri. D’altronde un domani la scuola sarà la loro, forse…».
Parliamo della grande festa del centenario.
«Abbiamo iniziato il 10 maggio dell’anno scorso, con l’apertura ufficiale del centenario e con il lancio di palloncini, è stato un bel momento. Poi ci siamo preparate durante l’anno. Il 6 marzo c’è stata una tavola rotonda di riflessione, e con la festa vera e propria abbiamo cominciato l’8 maggio scorso. È la festa della fondatrice, perché noi festeggiamo santa Lucia il 12 maggio. Santa Lucia morì il 25 marzo del 1732, però quello è il giorno della Festa dell’Annunciazione e al primo posto c’è la Madonna, poi spesso capita durante la Quaresima per cui la Chiesa ha stabilito di festeggiare santa Lucia Filippini il 12 maggio. È festa liturgica per noi, ed è festa grande. A questa festa si unisce quella del centerario. Poi quest’anno abbiamo avuto una grandissima gioia: per tre giorni qui nella chiesa del Sacro Cuore abbiamo ospitato la statua dell’Immacolata della Cattedrale di Bitonto, quella che io chiamo “la grande madre”. È stato un momento emozionante, bello, i bambini l’hanno sentito molto e siamo stati tutti i giorni qui a pregare la Madonna e santa Lucia. Ci sono stati i gruppi delle scuole de Renzio e Modugno che sono venuti a cantare… una partecipazione emotiva e sincera».
Il Sacro Cuore come dialoga col territorio?
«Non ci sono problemi».
Il futuro di questa scuola come lo vede?
«Guardando noi suore, mi chiedo se fra cinque o dieci anni ci saremo, però il futuro lo vedo nei laici. Non ci sono suore giovani, non c’è ricambio, in Italia e in America in particolare, a differenza di India e Africa. Però la Chiesa, il Papa spingono per una collaborazione con i laici. Noi abbiamo anche un gruppo di laici che segue insieme alle maestre l’approfondimento del Vangelo. E quindi il futuro io lo vedo camminare sulle gambe dei laici, animati senz’altro dal carisma di santa Lucia, con la presenza di una suora, due o tre… Se poi ci sarà il miracolo delle vocazioni allora si rivoluzionerà il mondo di nuovo. Però il nostro compito in questo momento è quello di preparare i laici a vivere il carisma di Lucia».
Lei sottolinea sempre l’importanza dei nonni. Perché?
«Sono tanto cari. La maggior parte di loro ha frequentato qui e, quando entrano, raccontano ai nipotini “io stavo qui, io facevo questo…”, quindi c’è una continuità tra nonni e bambini e quando ci riuniamo ringrazio sempre prima di tutto i nonni, e guai se non ci fossero».
Commenti
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Buongiorno,
volevo segnalare l'uscita del libro “Benedetta Maremma. Storia dei santi della bassa Toscana” edito dalla Sarnus che racconta la vita e il culto di 25 santi tra le province di Livorno e Viterbo tra cui anche santa Lucia Filippini.
Cordiali saluti
Marco Faraò







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