Bitontini all’estero. #17 Francesco Lillo a Lipsia

Fabiola Barile
Francesco Lillo

Una vita da cosmopolita e tante esperienze da primo corno solista in numerose orchestre in Germania

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Ventisette anni ed una professionalità affinata, trasudante di passione, studio e sacrificio. Si potrebbe riassumere così il curriculum di Francesco Lillo, il nostro 17esimo bitontino all’estero che segue Giulia Adriani (http://www.bitontolive.it/news/Attualita/421360/news.aspx) nel viaggio di BitontoLive alla scoperta dei giovani concittadini che hanno portato il loro ingegno all’estero.

Dopo aver  frequentato il liceo tecnologico di Molfetta, Francesco Lillo ha conseguito il diploma di corno al conservatorio Niccolò Piccinni di Bari con il massimo dei voti non ancora 17enne (un caso del tutto eccezionale). Nel 2008 si è trasferito in Germania, dove ha completato gli studi nel 2011 con il  maestro Michael Hoeltzel a Rostock.

Da questo momento in poi si sono alternati per il giovanissimo Francesco esperienze di lavoro e momenti intensi di studio difatti è stato primo corno alla Hofer Simphoniker e, successivamente, nell’orchestra  Bühnen der Stadt Gera und Altemburg.

Nel 2012, a seguito di severissime selezioni internazionali che prevedevano l’assegnazione di un solo posto, è stato ammesso al “Master of performance for horn”. «Questo master è tenuto dal maestro Thomas Hauschild, con il quale conseguirò il diploma a luglio presso la Hochschule für Musik und Theater Felix Mendelssohn Bartholdy di Lipsia, dove attualmente vivo e lavoro», racconta Lillo a BitontoLive. «Sempre a Lipsia a partire da ottobre frequenterò per un periodo di due anni gli studi per il Meister der Leistung für natural Horn (studi di alto perfezionamento per corno naturale, ovvero corno barocco) con il maestro Stephan Katte. Da meno di un anno studio privatamente ad Oslo con la maestra Frøydis Ree Wekre, con la quale mi preparo per ogni concorso internazionale», continua.

Dal primo settembre invece sarà impegnato in una nuova avventura da primo corno solista nella Erzgebirgische Theater und Orchester in Sassonia, vicino Dresda, a seguito della partecipazione ad un concorso bandito lo scorso anno e conclusosi solo poche settimane fa. «Hanno partecipato cornisti da ogni parte del mondo e sono arrivato in finale con un cornista venezuelano, attualmente primo corno presso un’altra orchestra filarmonica. Nelle orchestre in Germania, in occasione dei concorsi, diversamente da quelle in Italia dove votano solo gli strumenti interessati, gli esaminatori sono tutti gli orchestrali compreso il Generalmusikdirektor (direttore, ndr) che ha l’ultima parola. I miei nuovi colleghi mi hanno informato che l’orchestra mi ha votato all’unanimità, compreso il Generamisikdirektor, il quale mi ha proposto un concerto da solista nella prossima stagione».

In Italia ha collaborato con l’Orchestra Verdi di Milano ed attualmente è impegnato come primo corno in numerose altre orchestre tedesche. «Con alcune sono stato in tournée in Cina, Stati Uniti, Emirati, ho viaggiato moltissimo».

 

Da cosa deriva la scelta di questo strumento?

«È stata una scelta casuale! Ho iniziato a studiare questo difficilissimo strumento in una banda cittadina accompagnando i santi nelle feste di paese. Poi l’incontro con il mio primo maestro Michael Hoeltzel,  a Brno (Repubblica Ceca), per un concorso internazionale dove arrivai in finale, è stato fulminante! Con lui ho capito che questo sarebbe stato il mio lavoro, fatto di sacrifici, sacrifici, sacrifici, e ancora sacrifici. Ho capito che la determinazione era essenziale, ho iniziato a frequentare dapprima l’Accademia privata ad Amburgo, dove viveva il Maestro e successivamente a Rostock, dove insegnava, dove ho completato gli studi. Durante la frequentazione del liceo tecnologico di Molfetta, trascorrevo un  weekend al mese  ad Amburgo dove mi facevo ascoltare dal maestro. Tutt’oggi sono in contatto con lui, gli chiedo sempre  il suo punto di vista e il suo parere per alcuni passi orchestrali di importanti sinfonie».

 

Quali difficoltà ha comportato questa scelta di vita?

«Il mio pensiero va ai miei genitori che hanno creduto in questa mia scelta di vita  e grazie a  loro ho potuto raggiungere questi traguardi. Si sono sacrificati, sostenendomi  moralmente e sopratutto economicamente. È stato veramente difficile all’inizio a Rostock: ero lontano da casa, il sole non lo vedevo mai, mi mancava il nostro cibo, il nostro clima e poi c’era tutta la questione della lingua. Tutto mi mancava terribilmente. Poi la determinazione e la voglia di riuscirci ha prevalso su tutto. A volte mi capita di pensare alla mia città, cerco di non farmi prendere dalla nostalgia. La musica è la mia compagna di vita, la mia consolazione e il mondo cosmopolita in orchestra mi coinvolge tantissimo. Passiamo dal tedesco all’inglese con naturalezza, senza esitazione. È un mondo fantastico, ti prende tantissimo, sopratutto quando si eseguono poemi sinfonici tedeschi. Oggi parlo perfettamente il tedesco, l’inglese e lo spagnolo. Nel nostro lavoro conoscere le lingue è fondamentale!».

 

Vivendo queste entusiasmanti esperienze all’estero, può paragonarle con la situazione di musicisti e orchestre in Italia?

«In Italia è molto difficile andare avanti, sopratutto in quelle fondazioni che sono in seria difficoltà economica. Questo mi rattrista molto, sento parlare di liquidazione coatta e fallimenti e purtroppo i nostri politici credo non facciano molto. Ricordo una delle ultime apparizioni in televisione dell’amatissimo Maestro Claudio Abbado, il quale denunciava tale situazione. E lo diceva uno che per i giovani ha fatto tanto, si pensi alla Gustav Mahler Jugendorchester da lui fondata a Ferrara e successivamente trasferita in Germania dove gode di fondi privati. E ancora l’orchestra Mozart di Bologna che non esegue più concerti, dalla morte del maestro. Negli ultimi 70 anni non si è fatto molto e abbiamo distrutto quanto di buono i nostri antenati hanno creato, ovvero tanta cultura! A tal proposito ti racconto una storia che mi ha fatto riflettere: ero in Cina, precisamente a Shangai, e sugli spartiti leggevo i movimenti delle sinfonie scritti in italiano. Loro sono pieni di nuovi teatri bellissimi e stanno investendo molto sulla cultura. In Germania ultimamente stanno scontando la crisi anche le orchestre, alcune si sono fuse creandone una sola, ma hanno salvaguardato gli artisti e la maggior parte di queste formazioni artistiche sono sostenute da privati. E in Italia?».

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Commenti

  • Luigi Zaccaria (utente non verificato)

    Bravo Francesco ! Complimenti e congratulazioni ! Sono molto contento per te e per i tuoi genitori ! Conosco tuo padre da oltre trent’anni ! E posso affermare che è persona che merita la soddisfazione di avere un figlio come te ! Ad maiora semper !