“Vincere è l’unica cosa che conta”, lettera di Causio ad un calcio che non esiste più

Danilo Cappiello
Franco Causio all'Els di Bitonto

Il "Barone" ha presentato ieri a Bitonto il suo libro. Tutto emozioni e ricordi

0 commenta

“Vincere è l’unica cosa che conta”, di Franco Causio, non è semplicemente un libro da leggere tutto d’un fiato. È un insieme di istantanee catturate, vissute, e poi raccontate, che ricongiungono il lettore ad uno spaccato di vita di un'epoca, di personaggi e di ricordi che hanno segnato la storia italiana, sportiva e non solo. È la storia di un ragazzo del sud, cresciuto con una rigida educazione e sacrifici quotidiani, partito a 16 anni alla volta del proprio destino, sfidando quello che era un muro invalicabile di pregiudizio nei confronti degli emigrati meridionali.

«Ricordo ancora oggi gli schiaffi presi da mio padre, quando tornavo a casa con le scarpe sporche dopo aver giocato per strada, così come ricordo mio padre quando mi regalò le pantofole d’oro che allora valevano quanto le Adidas attuali. Erano la mia vita, ne avevo una cura maniacale tanto da pulirle prima e dopo l’allenamento. Il destino volle che i giocatori della prima squadra del Lecce scioperassero, lasciando spazio a noi riserve. Di lì in poi, a 16 anni sono passato a giocare a San Benedetto, non sono più uscito dal rettangolo di gioco e un certo Luciano Moggi mi portò alla Juve», ha raccontato ieri nell'incontro con gli studenti del liceo linguistico European Language School. Ad accompagnarlo nella conversazione Antonio Saracino della Libreria Raffaello e Domenico Nacci, collaboratore del sindaco per le attività sportive del Comune.

La Juventus, una storia d’amore lunga undici anni, con 447 gare e 72 goal segnati con la maglia bianconera. Quella squadra grazie alla quale ha imparato quello che viene definito lo “stile Juventus” ed ha conosciuto la figura unica ed inimitabile di Gianni Agnelli. «L’Avvocato – ha ricordato Causio – era una persona in grado di ragionare avanti anni luce rispetto agli altri. Se la Juve vanta milioni di tifosi al sud, è perché l’Avvocato volle nella sua squadra giocatori meridionali, che rappresentassero l’orgoglio delle proprie regioni e della propria gente. La Juventus era il suo debole. Il giocattolo che un bambino non abbandona mai. Alla Juve ho imparato, e vi spiego cos’è, il tanto acclamato “stile Juventus”. Non è nulla di legato al campo della moda, ma rappresenta il rispetto che si deve nutrire verso il proprio tifo e verso la gente che sostiene i campioni in bianconero. Una sorta di riconoscimento e ringraziamento per tutto il loro sostegno. L’avvocato era anche una persona più permissiva rispetto al presidente Giampiero Boniperti, il quale pretendeva il duro e rigido rispetto delle regole».
Col bianconero arrivò la nazionale, e con la stessa nazionale (ma con un bianconero diverso) il periodo dell’Udinese, dopo il trasferimento dalla Juve. Arrivò il mondiale vinto nel 1982, e la possibilità di conoscere il presidente della Repubblica Sandro Pertini e un secondo padre, il “vecio” Enzo Bearzot. «Con lui ho passato anni eccezionali, e ho capito quanto il rispetto valga per una persona. Nel pre ritiro del mondiale 1982 scoppiò il caso di una presunta relazione omosessuale fra Cabrini e Rossi. Bearzot: "Zittì tutti!". Fu uno dei primi silenzio stampa nel calcio. Gli unici due interlocutori con i giornalisti erano le due persone meno loquaci per antonomasia: Zoff e Scirea. Due compagni di stanza, di cui non si da chi dei due parlasse meno. Il ricordo più bello, oltre la vittoria del mondiale, è la partita a scopone vinta, in tandem con mister Bearzot,  contro il presidente Pertini e Dino Zoff, sul volo di ritorno. Un'esperienza fantastica». Una storia d’amore, quella di Causio col calcio, che è proseguita fino all’età di 39 anni in un girovagare di squadre e di amici e campioni conosciuti, come Zico, Scirea, Brio, Furino e Marcio Amoroso.
Questa è la storia di un ragazzo partito dal sud e arrivato alla conquista del mondo. Il ragazzo che gridava al mondo intero «Io diventerò qualcuno, perché io sono più forte degli altri!».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!