«Tolleranza, il vero messaggio di Maometto». Videointervista a Djibril, senegalese a Bitonto

Mariella Vitucci
La sede di Auxilium a Bitonto

Dopo gli attentati di Parigi e le violenze di Capodanno a Colonia e non solo, cresce la diffidenza verso i musulmani. Ma il vero Islam non è integralismo, come testimonia un giovane africano

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Ci sono voluti quattro giorni perché venissero rese pubbliche le molesie e le violenze a sfondo sessuale di cui sono state vittime centinaia di donne a Colonia (ma anche ad Amburgo, Stoccarda e in altre città) la notte di Capodanno. Per quei fatti ha pagato Wolfgang Anders, capo della polizia tedesca, sospeso dal servizio. Ha pagato per l’inefficienza dei suoi agenti, inermi di fronte alle aggressioni perpetrate da gruppi di uomini “di aspetto arabo e nordafricano”.

Dopo l’annuncio della cancelliera tedesca Merkel di una stretta sulle espulsioni degli immigrati reponsabili di reati, altri Paesi nordeuropei stanno valutando di chiudere i confini. Cresce l’ondata anti Islam, alimentata dalle stragi di Parigi, Istanbul e Giacarta.

In questo clima di diffidenza e sospetto, mentre i migranti continuano a morire nelle continue e disperate traversate in mare, i musulmani non integralisti rivendicano il proprio diritto a professare una religione che nulla a che fare con gli estremisti e i radicalismi dell’Isis. Maometto – sottolineano Djibril Mandiang e Hashim Frough Sayed, due giovani migranti arrivati in Italia per motivi umanitari, che hanno trovato accoglienza prima al Cara di Bari Palese e poi nella Cooperativa Auxilium di Bitonto – non incita all’odio ma alla tolleranza. Un messaggio importante, alla vigilia della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà lunedì.

Ecco il testo della videointervista a Djibril, 26enne senegalese in Italia dal settembre del 2014.

Djbril, 26 anni dal Senegal. Come mai hai accettato di fare questa intervista?
«Perché mi è piaciuto di spiegare come sono stato qui in Italia e quali sono le esperienze che ho avuto nella società italiana».

Tu sei arrivato al Cara (centro di prima accoglienza di Bari Palese, ndr) e poi la seconda tappa è stata la cooperativa Auxilium (centro di seconda accoglienza, ndr) qui a Bitonto. Che tipo di accoglienza hai ricevuto? La prima esperienza della Puglia qual è stata?
«Posso dire che sono le persone sono molto gentili e mi è piaciuto rimanere qui».

Che studi hai fatto nel tuo Paese?
«Ho studiato architettura. Dopo il liceo ho fatto quattro anni di architettura e poi tre stage in aziende senegalesi».

Perché poi sei venuto in Italia?
«Perché nel quartiere dove abitavo era pericoloso per me restare».

Per quale motivo?
«Per problemi etnici».

La tua etnia qual è?
«Malinké».

E invece il governo è di diversa etnia?
«Ci sono tante etnie in Senegal».

Che cosa ti aspetti dall’Italia?
«Non posso dire che aspetto qualcosa dall’Italia, io preferisco fare qualcosa per aiutare o sviluppare l’Italia, che di aspettare che l’Italia fa qualcosa per me. Non ce l’ho questa idea nella mia mente».

Tu sei di diversa religione, non sei cristiano ma sei musulmano.
«Sono musulmano».

Come vivi questa “diversità”?
«La vivo con democrazia: io rispetto le altre credenze delle altre persone, perché nel mio Paese ci sono il 95 per cento di musulmani, gli altri sono non musulmani. Quindi, rimanere con i non musulmani non è un problema per noi perché siamo abituati. In Senegal non c’è discriminazione tra musulmani e non musulmani».

Il 24 di dicembre si celebra il compleanno di Maometto, il giorno prima della nascita del nostro Cristo. Questa coincidenza è un po’ “strana”?
«Non è strana per me, perché ognuno ha la sua credenza. Se io credo, sono musulmano, credo a Muhammad che è il nostro profeta. Un’altra persona che è cristiana può credere a Gesù, e la rispetto io perché ognuno ha la sua religione».

Tuttavia tu lo sai che in atto c’è una vera e propria “guerra” di religione. L’anno scorso, il 2015, si è aperto con gli attentati di Parigi e si è chiuso con gli attentati di Parigi, e questo ha alzato un muro di diffidenza nei confronti della religione musulmana e dei musulmani. Voi musulmani come vivete questa discriminazione che adesso c’è da parte nostra nei vostri confronti?
«Ti ringrazio per questa domanda. Non siamo all’epoca antica, al Medioevo. Possiamo dire che siamo ora in un’epoca di democrazia. All’epoca antica al nostro profeta che si chiama Muhammad, le persone che non credevano all’Islam sono venute per chiedere “Muḥammad, tu non credi a quello che noi crediamo, e noi non crediamo a quello che tu credi”. Muhammad ha risposto nella lingua araba “Ognuno crede nella sua religione”».

Quindi è un messaggio di tolleranza, esattamente il contrario dell’Isis.
«Lui vuole dire che dobbiamo vivere in pace, insieme, senza disturbare nessuno. Ognuno ha la sua religione».

Grazie.
«Prego».

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