Dieci giorni dopo gli attentati, testimonianza da Parigi di una bitontina

Fabiola Barile
La Tour Eiffel illuminata con i colori della bandiera francese

Francesca Schiraldi racconta il clima che si respira nella capitale francese

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Dieci giorni fa, a Parigi. È una serata mite, con i caffè all’aperto ancora gremiti di gente. Allo Stade de France è in corso l’amichevole di calcio Francia-Germania, al Bataclan il concerto della band californiana “Eagles of Death Metal”. Sedici minuti e 24 secondi dopo l’avvio del match, la prima vittima della serie di attentati che toglieranno la vita a 130 innocenti.

«C’est pur la Syre», echeggia fra i boati e le raffiche di kalashnikov all’angolo tra rue Bichat e rue Alibert, in rue della Fontaine au Roi, in rue de Charonne. Alle 21.16 in rete compare un tweet con la foto delle luci del caffè “Comptoir Voltaire” scattata da un tetto che guarda boulevard Voltaire: è strage anche li.
Alle 21.42 «On est parti. On commence» è il messaggio che dà il via libera al massacro del Bataclan. I giorni di Charlie sembravano ormai lontani, il dolore si era tramutato in voglia di andare avanti, ma dieci giorni dopo gli attentati a Parigi la ferita si è riaperta ed è ancora più grande. In ogni parte del mondo durante un concerto, uno spettacolo teatrale, una serata fra amici in qualche locale, durante una semplice sosta in auto ad un semaforo, ognuno pensa: «E se accadesse qualcosa qui, in questo momento?». Un brivido corre lungo la schiena. Quanto è difficile vivere nella paura? Quanto è difficile superare tutto questo e ricominciare a vivere?

L’abbiamo chiesto a Francesca Schiraldi, l’ultima bitontina intervistata per la rubrica “bitontini all’estero” (http://www.bitontolive.it/news/Attualita/397367/news.aspx), un viaggio fra i successi e il coraggio di ragazzi che lasciano la “sicurezza” del proprio focolare per inseguire un sogno. Da qualche tempo Francesca vive a Parigi, dove dopo aver acquisito il master in “Tourism Quality Management”, lavora nell’ufficio prenotazioni di un gruppo di hotel.

«Dopo poco più di una settimana dagli attentati la tensione pian piano diminuisce ma il sentimento di profondo dolore non va via. Il pensiero é quotidianamente rivolto alle vittime colpite, non ci si da pace! Vorrei urlare quanto mi disgusti quello che é successo ma al tempo stesso un nodo in gola mi blocca. Penso a tutto quello che mi raccontava mia nonna sulla guerra e realizzo che nonostante l’alto livello di scolarizzazione e di informazione attuale, non abbiamo imparato nulla dalla storia. Ci ritroviamo a combattere un’altra guerra, seppur diversa ma altrettanto crudele. Adesso si ha paura di tutto, si diffida di chiunque e ci si limita nel fare cose che fino ad una settimana fa facevano parte della nostra quotidianità. Ma penso che bisogna continuare a vivere la vita giorno per giorno, ad uscire ed esprimerci liberamente, a divertirci e a rispettare la diversità della gente che ci é accanto. Non dobbiamo dargliela vinta!».

Le televisioni hanno trasmesso le immagini dei luoghi cardine della Ville Lumière quasi vuoti, le strade deserte. Deserta era anche Bruxelles ieri, fatta eccezione per le pattuglie della polizia in giro per la città sulle tracce di sospetti terroristi. È ancora così?

«È stato così lo scorso weekend, ma ogni giorno va sempre meglio. Sabato c’era più gente in giro e ieri i ristoranti e i caffè erano pieni. C’è l’esercito che pattuglia tutte le zone e questo mi inquieta un po’, perché significa che l’allerta è ancora alta».

E i suoi parenti a casa come l’hanno presa?

«Tutti sono abbastanza preoccupati, ma ho cercato di tranquillizzarli. Ormai l’allerta è alta in qualsiasi posto, ma cercherò di evitare i luoghi più turistici o i centri commerciali, anche se hanno colpito posti che mai nessuno avrebbe immaginato».

In una civiltà che nella diversità e nel rispetto reciproco dovrebbe trovare il suo punto di forza è difficile ripartire. Un “11 settembre francese” che ha dilaniato i cuori di intere famiglie e di intere nazioni, sarà difficile da dimenticare e macchierà per sempre le pagine della storia mondiale. Ma le luci della Tour Eiffel si sono riaccese con i colori della bandiera francese, la Marsigliese risuona in ogni angolo del mondo, e la città più bella del mondo con le sue luci, la sua storia, la sua magia imparagonabile deve ricominciare a vivere in onore e nel ricordo di chi, in una normale e tiepida sera dell’Estate di San Martino, ha perso la vita.

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