Francesco Rubini: «Qui per seguire le orme di mio padre»

Danilo Cappiello
Francesco Rubini

Intervista al nuovo centrale difensivo alla corte di Mr. Modesto

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Stop. Reset. Start. È una proiezione lunga quarant’anni quella che dalla cinepresa viene proiettata sullo schermo della famiglia Rubini. Un viaggio radicato nei lontani anni 70. Gli anni della rivalità Beatles-Rolling Stones, gli anni del twist e del rapimento Moro, fino a giungere agli anni di facebook, twitter e delle tradizioni che ormai sono solo ricordi accatastati nello scatolone in soffitta. Forse.
È una vera e propria tradizione tramandatasi nel corso degli anni quella che ha portato Francesco Rubini, difensore centrale, a vestire la maglia neroverde 40 anni dopo papà Nicola.
«Sapere di dover indossare la maglia neroverde quarant’anni dopo mio padre, è un'emozione bellissima. Non sento alcuna pressione ma rispetto verso la storia sì. Spero di restare nel cuore dei tifosi, come fece mio padre ai suoi tempi. Quando giochi per la squadra della tua città, sei obbligato moralmente e fisicamente a dare il massimo, anche perché l’Eccellenza di quest’anno credo sia la più difficile da otto anni a questa parte. A noi però spetta solo lavorare, guardare noi stessi e fare bene». Queste le prime dichiarazioni in neroverde del sontuoso centrale difensivo che dovrà fare a sportellate con Campanella e Pazienza per una maglia da titolare: «Com'è giusto che sia, per forza di cose deve esserci sempre un po’ di sana e sportiva competizione. Bisogna essere umili e soprattutto intelligenti nel farsi sempre trovare pronti. L’egoismo porta sempre in un vicolo cieco. Se si vuol fare bene, bisogna fare gruppo».
Francesco Rubini, oltre a dover fare da scudo a tutte le azioni offensive degli avversari, avrà il compito arduo di riportare i tifosi allo stadio, come ai tempi d’oro di suo padre Nicola, quando le gradinate erano popolate da uomini, donne e famiglie che rendevano lo stadio una vera bolgia. «Da bitontino spero di scendere in campo, di guardarmi attorno e di trovare una cornice di pubblico da altre categorie. La gente può e deve aspettarsi tanto da noi, perché alla fine nel calcio sono i risultati che contano. Io dal canto mio non faccio calcoli e non prometto nulla. Voglio soltanto dire che al 90esimo la maglia neroverde, per quanto bellissima e pesantissima possa essere, dev'essere sudata. Mentre noi giocatori, al di là del risultato, dobbiamo uscire dal campo esausti. Solo così si ottengono i successi».

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