Altare della Madonna del Carmelo, una tradizione quasi centenaria

Fabiola Barile
Domenico e Mauro Vacca

Devozione, fede, preghiera e tradizione in un piccolo angolo del centro storico

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Devozione, fede, preghiera e tradizione, da ormai tre generazioni. Questa è la storia di Mauro Vacca, che circa 97 anni fa comprò una piccola statua della Madonna del Carmelo e per la prima volta allestì un altare con l’aiuto dei residenti, in Piazza La Maja, in occasione della festa.

Lo scorso venerdì abbiamo incontrato suo figlio Domenico, nato proprio il 16 luglio in un palazzo che affaccia sulla stessa piazza, nell’esatto giorno in cui si festeggia la Madonna del Carmine, coincidenza che non gli è affatto sfuggita. Il signor Domenico, infatti, a circa dieci anni cominciò ad aiutare suo padre nell’allestimento dell’altare e negli scorsi giorni, come ogni anno, è tornato nella piazza con suo figlio Mauro: «La tradizione e la fede non vanno mai abbandonate, fin quando le mie gambe me lo permetteranno io continuerò a fare tutto questo e poi spero che continuerà a farlo mio figlio e dopo di lui mio nipote, il piccolo Domenico», ci ha raccontato.

Si comincia con l’allestimento il venerdì, si sistemano le statue, con al centro quella della Madonna del Carmine, mai sostituita con una nuova e si concludono i festeggiamenti la domenica sera, con il passaggio della solenne processione, la sosta delle immagini di Santa Teresa, Sant’Elia e la Madonna del Carmelo, custodita nell’omonima cappella dell’Istituto Maria Cristina di Savoia e i fuochi pirotecnici. Durante la notte la statua rimane sull’altare e viene sorvegliata da un membro della famiglia Vacca, quest’anno il fratello del signor Domenico, Vincenzo. La statua della Madonna viene tolta dall’altare al mattino inoltrato, quando il sole picchia troppo forte e potrebbe danneggiare l’effigie, e viene custodita a turno in casa dei residenti.
«Tutto ciò che vediamo appartiene a me e la statua la conservo a casa mia. Ogni anno aggiungo qualche nuovo dettaglio, abbiamo tante idee e nel nostro piccolo cerchiamo di realizzarle. Il supporto degli abitanti del quartiere è essenziale e per questo li ringraziamo, come anche quello della Confraternita che mi permette di conservare il resto dei materiali nei loro locali», ha continuato il signor Vacca.

L’atmosfera è davvero suggestiva: le luci gialle dei lampioni del caratteristico quartiere e delle luminarie, si mescolano a quelle delle candele; la piccola piazza si popola di gente, le coperte sono calate dai balconi delle case che la costeggiano e ci si riunisce in un momento di preghiera a conclusione della processione.

La paura più grande del signor Domenico è che questa tradizione possa cessare, in un mondo in cui tutto procede così velocemente, e che questa, insieme alla fede e alla necessità di raccogliersi un momento in preghiera, passino in secondo piano, o peggio ancora si annullino. Ma coltivare la tradizione non significa ostacolare il progresso: è mantenere una parte d’identità, fiore all’occhiello del nostro essere, che ci rende, a nostro modo, speciali.

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