Identikit di Francesco Modesto, il nuovo mister del Bitonto

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Il calcio come stile di vita, psicologia e fit boxe nel tempo libero
Quando c’è da voltare pagina, serve qualcuno che sia in grado di farlo, ma soprattutto di scrivere nuove pagine della storia neroverde. L’identikit corrisponde ad un nome e cognome: Francesco Modesto.
Il neo allenatore neroverde, bitontino doc, si racconta in esclusiva per i lettori di BitontoLive.it, in questo nuovo format d'interviste che racconteranno a 360 gradi il mondo US Bitonto 1921 e i suoi protagonisti, dentro e fuori dal campo.
Nome: Francesco
Cognome: Modesto
Data di nascita: 1° gennaio 1978
Ruolo: ex difensore centrale, con un passato da attaccante.
Mister, se all’80' è sotto di una rete, rischierebbe un difensore per un attaccante?
«Assolutamente sì. Poi è ovvio che ho il 50% di possibilità, ma se non azzardo una mossa disperata, la gara è già persa in partenza».
Un suo giocatore si fa espellere per proteste lasciando la squadra in dieci. Lei come reagisce?
«In campo me lo divoro con lo sguardo che fa da preludio a quanto accadrà nello spogliatoio. Ci dovranno essere delle regole, e andranno rispettate. Su questo non si discute».
Cosa non le piace affatto vedere all’interno di uno spogliatoio?
«Senza dubbio, qualsiasi forma di anarchia. In una spogliatoio deve esistere un gruppo, dove tutti sono sullo stesso livello, leader compresi. I veri leader sanno farsi sentire in silenzio».
In campo invece, cosa la infastidisce?
«Mi infastidiscono la svogliatezza e la presunzione. Ogni palla conquistata, deve essere sudata fino al novantesimo. Ci può stare l’errore tecnico, ma non voglio vedere gente che si demoralizza. Perso un pallone, si cerca subito il mondo per recuperarne un altro».
Fuori dal campo, chi è Francesco Modesto?
«Sono un ragazzo qualunque, di professione rappresentante. Nel tempo libero, oltre a vivere di calcio, riesco a scaricare molta energia grazie alla fit boxe. Sono un simpatizzante juventino, e mi piace molto leggere libri sulla psicologia umana».
Quali sono stati gli allenatori da cui ha imparato di più, a livello umano e tecnico?
«Se dovessi sceglierne tre, sceglierei Nevio Orlandi, Mario somma e Marcello Pasquino. Per come riesce a far giocare le sue squadre senza mai buttare la palla, mi intriga molto Vincenzo Montella».
Qual è stato il compagno di ritiro migliore che hai avuto?
«Indubbiamente Gigi Lentini. Con lui si parlava molto di calcio, quello vero».
Qual era il giocatore al quale più s'ispirava in campo?
«Alessandro Nesta, anche se il mio idolo assoluto è stato Marco Van Basten».
La infastidiscono i presidenti che si improvvisano allenatori?
«Assolutamente sì. Sono una persona che alla base di tutto pone il rispetto dei ruoli. Ci sta confrontarsi apertamente, ma che un presidente faccia la formazione al posto dell’allenatore, questo proprio no».
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