Azalee Airc in piazza Moro e XXVI Maggio. Nel team di ricercatori la bitontina Marica Cariello

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La giovane biologa fa parte dell'equipe del Giovanni Paolo II guidata dal professor Antonio Moschetta
Oggi, festa della mamma, torna l’appuntamento con l’Azalea della Ricerca dell’Airc. Con un contributo di 15 euro si riceve una piantina di azalea, diventata ormai il simbolo della ricerca sui tumori femminili. I volontari dell’associazione a Bitonto saranno in piazza Aldo Moro e in piazza XXVI Maggio, davanti alla Basilica dei Santi Medici.
Quest’anno l’Airc compie 50 anni: mezzo secolo dedicato alla ricerca oncologica, orientata al paziente e soprattutto alle pazienti. Tra i primi studi finanziati dall’associazione c’è stata la sperimentazione della cosiddetta quadrantectomia, la tecnica di chirurgia conservativa messa a punto dal professor Umberto Veronesi all’Istituto tumori di Milano, che ha permesso a molte donne di superare il cancro del seno senza menomazioni fisiche e in sicurezza.
È stato il primo di un gran numero di studi dedicati alle malattie oncologiche che colpiscono prevalentemente le donne. Da allora, per quelle che si ammalano di tumore, le prospettive sono molto migliorate. È il risultato degli sforzi compiuti dalla ricerca su e per le donne.
Ricerca che è portata avanti da un esercito di giovani ricercatori. Come Marica Cariello, 30enne bitontina vincitrice di una borsa di studio come dottore di ricerca nel Laboratorio di Oncologia sperimentale dell’irccs Giovanni Paolo II di Bari, guidato da un altro giovane bitontino: il professor Antonio Moschetta, l’anno scorso insignito con il Weitzman Award dalla Endocrine Society a Chicago per gli importanti risultati ottenuti nello studio della correlazione tra alimentazione e cancro, per evidenziare lo stretto legame tra qualità degli alimenti e prevenzione delle malattie. In particolare, l’equipe capitanata da Moschetta si sta occupando del legame tra stato dismetabolico e tumore e di “metabolismo tumorale”, un nuovo filone di ricerca che vuole individuare quali fattori “alimentano” la crescita della malattia.
Marica Cariello, che fa parte del team dell’istituto oncologico barese, si occupa in particolare dello studio del microambiente tumorale e dell’espressione di geni coinvolti nel carcinoma del colon. Focus del suo progetto è l’analisi dell’interazione tra il recettore nucleare Fxr, che regola il metabolismo degli acidi biliari, e i geni che regolano la progressione del tumore del colon.
Laureata in Biotecnologie mediche all’Università degli Studi di Bari, dal 2009 al 2011 Cariello ha frequentato il dottorato in Biotecnologie applicate ai trapianti, sempre all’Università di Bari. Nel 2012 ha iniziato il suo post doc al Consorzio “Mario Negri” Sud a Santa Maria Imbaro e nel 2014 è ritornata in Puglia all’irccs Giovanni Paolo II di Bari.
«Ho scelto di dedicarmi alla ricerca perché desidero scoprire le cause e la cura di una patologia. Vorrei poter essere utile alla mia comunità e migliorarne la qualità di vita. Considero il mio lavoro sempre vario e stimolante mai statico nel quale non si finisce mai di imparare», confessa la giovane ricercatrice bitontina.
«Abbiamo dimostrato che modificando alcuni geni coinvolti nel metabolismo degli acidi biliari è possibile ridurre la tossicità degli acidi biliari e la suscettibilità dell’intestino al tumore», spiega. E ringrazia l’Airc: «Mi ha permesso di approcciarmi all’ambito di ricerca tumorale e di continuare le mie ricerche in Puglia».
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