Monsignor Savino: «Il cambiamento è una sfida. Vado in Calabria con il Vangelo in mano»

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Intervista a BitontoLive alla vigilia dell’ordinazione episcopale
Mentre procedono i preparativi per la cerimonia di domani, nella quale sarà ordinato vescovo di Cassano allo Jonio, per monsignor Francesco Savino è tempo di silenzio. Tre giorni di ritiro spirituale per raccogliersi in preghiera. Lontano dal caos della macchina organizzativa in mano alla polizia municipale che coordina anche il popolo dei volontari, lontano da colloqui e interviste, lontano dal telefono che continua a squillare.
Tre giorni a tu per tu con Dio e la Sua parola. «È la preghiera che “ossigena” tutto il mio essere, è il respiro del mio spirito», confida. Sul viso porta i segni di giornate faticose, “come uno sposo alle prese con i preparativi delle nozze”, scherzava durante una lunga riunione organizzativa in Fondazione.
Mentre lo intervistiamo legge, annota, risponde ad alcuni messaggi, senza mai perdere il filo del discorso, ma fermandosi di tanto in tanto a pensare. Pochi secondi prima di rispondere, sempre accennando un sorriso.
Cominciamo dalla Z di zelo, parola chiave del suo ministero.
«In tutta la mia esperienza pastorale sono stato sostenuto dal Vangelo di Cristo, ho sempre amato gli avanzi della società che per me costituiscono le pietre angolari che edificano la Chiesa. Ci ho sempre messo passione, cuore e costanza nell’impegno, non c’è stato giorno della mia vita senza zelo. Con la mia comunità ho elaborato una pastorale di sintesi tra cielo e terra, orientato dalla dottrina sociale della Chiesa. Fede che abita il territorio».
Gli ultimi come primi?
«Sempre sul passo degli ultimi, alla sequela di Gesù il risorto».
Charitas Christi urget nos: il suo motto episcopale. Perché l’ha scelto?
«L’amore di Cristo ci avvolge, ci sospinge. È la cifra interpretativa di quello che sono stato e che sarò».
Il cambiamento la spaventa?
«No, è una sfida. E siccome vado in Calabria con il Vangelo in mano, le paure umane ci sono ma mi sono affidato a Dio». Poi cita un verso di De Foucauld: “Padre mio, io mi abbandono a Te, fa di me ciò che ti piace”. E conclude: «Il mio riposo è la contemplazione, la preghiera, la spiritualità. La crisi che viviamo è spirituale, prima che economica e sociale».
Ha sempre voluto fare il sacerdote?
«Da quando ero ragazzino ho sempre avuto nel cuore un grande desiderio di giustizia perché sono figlio del sacrificio. Ho letto anche Marx e Popper ma fino ad oggi non ho trovato parola che mi convinca più del Vangelo. Il Vangelo è il significato e l’obiettivo della mia vita. Il Vangelo è compatibile con il desiderio di felicità di ogni uomo».
Eletto vescovo, e di una diocesi non qualunque: Cassano allo Jonio, che abbraccia 22 piccoli comuni per un totale di 110mila abitanti. Prima di lei retta da monsignor Galantino, ora segretario generale della Cei. Cassano è anche la diocesi in cui Papa Francesco ha lanciato l’anatema contro i mafiosi “scomunicati”. Con che spirito ha accolto questa notizia?
«Per ogni sacerdote “indicato” da eleggere a vescovo si apre un dossier segreto, nel quale si raccolgono testimonianze e documenti. Evidentemente mi hanno ritenuto compatibile con quella realtà meravigliosa che è la Calabria, geograficamente e antropologicamente meravigliosa».
Un quarto di secolo ai Santi Medici, tante opere “segno” realizzate. Le dispiace separarsene?
«Sono qui dal 2 ottobre 1989. In questi anni ho tentato di fare una pastorale che incidesse sulla città, sul territorio, ma sempre basata sul Vangelo, sulla cultura e sui poveri. Ora è arrivato il momento di distaccarmene».
Le pesa allontanarsi dalla famiglia?
«Ho sempre anteposto il ministero alla famiglia, da quando ho intrapreso questa grande avventura dello spirito. Non è facile però separami dalle mie tre sorelle, dai miei cari».
Con le sue citazioni e le sue parole non facili ha cambiato il vocabolario delle “prediche”. Non teme mai di essere incomprensibile?
«Noi giochiamo troppo al ribasso. Non dobbiamo aver paura di osare».
La prima cosa che farà in Calabria?
«Ascolto. Per conoscere mi farò compagno di strada dei sacerdoti e del popolo di Dio e poi arriverà il momento delle scelte, sempre con il metodo del discernimento comunitario».
Il tempo a nostra disposizione è finito. Volato. Mentre saluto monsignor Francesco Savino la memoria torna al ginnasio, alle lezioni di religione di don Ciccio. Tra le parole “segno” che ci additava a fari di vita mi tornano in mente “coerenza” e "coraggio". E penso che Bitonto perde un punto di riferimento assoluto.
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